La scelta del killer

Boomtown di Russell T. Davies (Doctor Who, 2005) suggerisce un’intuizione geniale e inquietante: i carnefici di massa, i burocrati dello sterminio, quando scelgono occasionalmente qualcuno da risparmiare, usano all’inverso gli stessi criteri soggettivi e arbitrari adoperati dai serial killer per scegliere le loro vittime. Il colore dei capelli, degli occhi, un sorriso, uno sguardo, un incontro casuale con il carnefice che finisce per segnare il destino della vittima: sommersa o salvata.

Corrado (Paolo Pierobon) protagonista de L’ordine delle cose di Andrea Segre (2017), che ne sia più o meno consapevole, è un carnefice di massa, un burocrate dello sterminio, addestrato alla disumanizzazione sistematica delle vittime che per lui devono restare solo numeri.  Un incontro casuale e un attimo d’empatia imprevista segneranno il destino della vittima che cercherà di risparmiare, e il suo.

Annunci

It’s happening again

Turn Left (2008). Il Doctor Who di Russell T. Davies.

Carta dei Diritti del Telespettatore Seriale

Il telespettatore seriale ha diritto a:

1) Piantare una serie a metà o in qualsiasi altro punto, saltare episodi, guardarli in ordine sparso, ignorare tutte le stagioni precedenti e/o successive a ciò che lo interessa, senza essere accusato da nessuno di non essere un “vero fan”.

2) Ignorare e/o non considerare parte del canone gli sviluppi della trama che ritiene scritti male, out of character, e/o in contrasto con il resto della mitologia della serie.

3) Amare appassionatamente/odiare a morte uno o più personaggi della serie anche se non hanno fatto assolutamente niente per “meritarselo”.

4) Disprezzare gli autori e/o gli interpreti della serie, pur apprezzando i personaggi che scrivono/interpretano, o viceversa.

5) Considerare espliciti elementi impliciti della psicologia dei personaggi che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di rendere espliciti.

6) Inventare spiegazioni per le incongruenze della serie che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di spiegare.

7) Scrivere fanfic della serie, sia che segua il canone, sia che lo sovverta completamente.

8) Seguire la serie per un solo personaggio/interprete, per un solo elemento della trama, o anche soltanto per criticarla, scriverne male, perculare il cast e/o gli autori.

9) Ignorare in tutto o in parte il resto del fandom della serie, e non interagire con nessuna delle sue iniziative.

10) Ignorare tutte le serie considerate più cool e di tendenza, e guardare invece repliche di Spazio 1999.

About Time

Jodie Whittaker sarà la prima donna a interpretare il ruolo del Dottore.
L’era Chibnall di Doctor Who si apre con un segnale di discontinuità e rinnovamento, cose delle quali la serie ha un disperato bisogno.
Una scelta apprezzabile e coraggiosa in sé, la cui effettiva riuscita narrativa però dipenderà dalla qualità dell’esecuzione.

È fondamentale che il Dottore non diventi una Dottoressa nel modo grottesco e intrinsecamente sessista nel quale il Master era diventato Missy.
È ragionevole sperare che non succederà, perché per fortuna alla scrivania dello showrunner finalmente non ci sarà più Moffat.

The Doctor Fails

Cominciata col maldestro tentativo di imitare la formula del precedente showrunner Russell T. Davies, l’ultima stagione dell’era Moffat di Doctor Who è proseguita con un’avvilente serie di pessime copie di episodi precedenti, che tentavano di riprodurne la lettera, fallendo miseramente nel coglierne lo spirito.

Purtroppo però il peggior fallimento è stato riportare in scena il Master di John Simm azzerandone completamente la complessità e l’umanità, per ridurlo a una specie di spalla ottusa e stizzosa per l’insopportabile birignao di Missy, e defraudarlo della stupenda uscita di scena di The End of Time.

Il pippone autocelebrativo di Twelve su quanto sia gentile a sacrificarsi per i coloni sull’astronave ha poi dimostrato come Moffat non capisca la differenza fra scrivere DI un personaggio, e scrivere PER un personaggio.
È vero, il Dottore aiuta il prossimo per gentilezza e senso di giustizia, ma è cosa diversa farglielo proclamare ad alta voce.
È come se Gino Strada si mettesse a dire di se stesso “Guardatemi, potrei fare miliardi con la chirurgia plastica, e invece sto al fronte a ricucire le panze ai pezzenti, SONO UN SANTO!”

La stagione s’è chiusa con la replica per Bill dell’happy ending di Clara, l’imitazione di Twelve dell’iconico addio di Ten, e il preoccupante annuncio che nel suo ultimo episodio, lo special di Natale, Moffat cercherà ancora una volta d’inserirsi nella storia passata della serie per riscriverla – e rovinarla – a sua immagine.

Don’t you think she looks tired?

Master SF

masterfulxrhythm: “ itdoesntgethotterthanjohnsimm: “ thirtysecondstomaroon5: “He’s back… ” “Did you miss me?” ” //Okay but can I just wail with joy about this image. Because even encapsulated within two seconds at best, it’s indubitable that John...L’ultima stagione della sua era si apre con una plateale resa di Moffat alla ricetta del predecessore Russell T. Davies, a cominciare dal tentativo di creare una companion credibile e umana come quelle dell’era RTD. Bill Potts, un vero sollievo dopo anni di Impossible Girls.
Più simile per umanità ai Dottori daviesiani è diventato anche Twelve, cambiando drasticamente carattere ancora una volta, dopo i fallimentari tentativi di farne prima uno Sherlock spaziale, e poi un Eleven bis.
Twelve è l’unico Dottore a cambiare completamente personalità senza bisogno di rigenerarsi.
La resa più clamorosa di Moffat sembra essere però l’annunciato ritorno del Master di John Simm.
C’è da augurarsi che sia una resa completa, che il Master sia in character, e che sia tornato per restare.

The Final Retcon

Il series finale di Sherlock è stato così scadente che parte del pubblico l’ha creduto un falso, ed ha chiesto alla BBC di mandare in onda “quello vero”.

Dopo aver cercato per anni di “appropriarsi” di tutto il canone di Doctor Who riscrivendolo retroattivamente, e tentando di rendere un personaggio inconsistente da lui creato, Clara, la “vera” protagonista della serie, Moffat ha cercato di fare lo stesso coll’universo sherlockiano.
Come nell’episodio Listen di Doctor Who aveva fatto di Clara l’accidentale responsabile dell’origin story del Dottore, per il series finale di Sherlock ha creato Eurus, improbabile sorella segreta sociopatica di Sherlock, apposta per affidarle un ruolo analogo.

In The Final Problem quindi Eurus interpreta in modo piatto e monocorde lo stereotipo della Strega dell’Est al quale il suo nome allude, cercando d’accreditarsi come la “vera” protagonista dell’universo sherlockiano, responsabile del trauma primigenio che ha plasmato tutta la personalità di Sherlock e profondamente segnato quella di Mycroft; regista occulta delle trame criminali di Moriarty; nonché personificazione della Melancholia, dominus delle loro vite.
Il tentativo, ‎velleitario quanto fallimentare, produce un episodio di rara bruttezza crivellato di plotholes, un lugubre pastrocchio d’incongruenze, forzature, assurdità e logori espedienti scopiazzati da altri franchise. Batman, Saw, Hannibal, Skyfall, tutti gli horror asiatici degli ultimi 20 anni, non c’è niente in The Final Problem che non sappia di sbobba riciclata, come non c’è più niente nel rintronato energumeno che lo Sherlock di Moffat è diventato che ricordi l’Holmes originale, o anche soltanto quello del pilot.

Se la serie aveva avuto un merito particolare, anche grazie all’interpretazione di Martin Freeman, era il tentativo di aggiungere un’inedita complessità al personaggio di John Watson. Anche questo è stato azzerato dalla quarta stagione, in favore d’un ringhioso cliché da action movie.
La chiosa postuma affidata alla povera Mary Morstan (che anche da morta cambia personalità a ogni episodio) “Non importa chi siete davvero, quello che conta sono le avventure”  suona infatti come una patetica giustificazione dell’incapacità dell’autore di costruire personaggi coerenti.
Cazzaro come al solito, Moffat aveva promesso che questo finale avrebbe “fatto la Storia della TV”.
Se Sherlock passerà alla Storia, sarà per essere riuscito in soli 13 episodi a diventare la peggiore parodia di se stesso.

There’s something on your back, Doctor

Con uno special natalizio d’una stupidità deprimente è cominciato l’ultimo anno della disastrosa gestione Moffat.
Chris Chibnail dovrà faticare parecchio per recuperare la serie dal cassonetto nel quale è finita, e non solo qualitativamente.

La reazionaria e pasticciata restaurazione di Gallifrey non è l’unico retcon a rendere totalmente incompatibile l’era Moffat con la precedente.
L’aver cancellato dalla memoria degli umani il ricordo di tutti i precedenti incontri con alieni, eliminando così anche l’indispensabile backstory di Adelaide Brooke; l’aver cercato di spargere Clara lungo tutta la timeline del Dottore, nel pretenzioso quanto vano tentativo di farne “la companion più importante di tutti i tempi”; il finale del farsesco The Husband of River Song, nel quale Twelve rivela improvvisamente a River quando e dove lei morirà.
Per non parlare del pastrocchio di Trenzalore, pianeta sul quale il Dottore sarebbe dovuto morire per poter incontrare Clara, e dal quale è tranquillamente uscito vivo, incapsulando così tutta l’era Moffat in un enorme paradosso.
Come un sub-universo creato da un parassita alieno, lo scarafaggio di Turn Left.
Un sub-universo stercorario da far collassare al più presto.

Show must go home

Ieri su Rai4:

The Zygon Invasion
Salve, sono Peter Harness, quello che sinceramente non s’era reso conto che un sermone contro l’interruzione di gravidanza potesse essere inteso come un sermone contro l’aborto. Premetto che non sono razzista, però secondo me tutti questi immigrati che stanno arrivando in realtà sono MOSTRI VENUTI DALLO SPAZIO PER STERMINARCI TUTTI!!!11!!1!1!!!1!!!!

The Zygon Inversion
Salve, sono Steven Moffat, e come showrunner mi tocca provare a dare una riverniciata pseudo-pacifista a questo delirio nazistoide, inserendoci un pippone sugli Anni di Piombo che in realtà non c’entrerebbe un cazzo, ma che darà al Dottore la possibilità di fare del reducismo ingiustificato su quella volta che NON ha distrutto Gallifrey,
Siamo bravi, eh? Chissà perché la BBC ci ha rimpiazzati.