La voce del padrone

KilgraveLa cosa più inquietante del potere di Kilgrave è l’essere profondamente realistico.
L’essere la puntuale estremizzazione metaforica del reale potere di persuasione, manipolazione, ed espropriazione del consenso che conosciamo bene, e vediamo tutti i giorni all’opera esercitato dalle classi dirigenti attraverso i media. Il potere di convincere gli altri a vivere e lavorare da schiavi. A suicidarsi. Ad ammazzarsi a vicenda.

Lo stesso Kilgrave, nel nono episodio dell’ottima nuova serie Marvel Jessica Jones, dimostra infatti come la componente “fantascientifica” del suo talento sia in realtà secondaria, riuscendo a essere diabolicamente persuasivo anche mentre non può adoperarla.

Kilgrave è sicuramente il personaggio migliore e più interessante del Marvel Cinematic Universe finora, grazie anche alla straordinaria interpretazione di David Tennant, che si dimostra ancora una volta uno degli attori di maggior talento oggi in circolazione.

Perfetta anche Krysten Ritter nel ruolo della protagonista, una convincente versione femminile del detective hard-boiled. La serie è al suo meglio però quando la generale atmosfera noir trascende nell’horror psicologico- metaforico, grazie a Kilgrave.

Kilgrave è un Demiurgo. Un Neuromante. Un’incarnazione di Palmer Eldritch. L’elemento SF rende il suo potere più teatrale, ma la vera radice della sua influenza, come il segreto per liberarsene, sta nella consapevolezza della sua reale natura.

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Zuzzurro e Moffat

“Show, don’t tell”, la prima regola della narrativa, applicabile a maggior ragione alla sceneggiatura, è quella che Steven Moffat trova più difficile da seguire nel suo Doctor Who.
I suoi protagonisti s’aggirano raccontando la trama invece di metterla in atto, e descrivendo se stessi anziché mostrare ciò che sono attraverso le loro azioni.

È un po’ come quella gag di Zuzzurro e Gaspare: durante la ricostruzione del crimine, Gaspare affidava a Zuzzurro un ruolo, e Zuzzurro anziché interpretarlo, lo enunciava.
Gaspare chiedeva: “Commissario, faccia l’assassino che nasconde le tracce”, Zuzzurro avanzava d’un passo e diceva: “Salve, sono l’assassino che nasconde le tracce”.
A volte la gag diventava ancora più surreale: Gaspare chiedeva “Commissario, faccia il rumore dei passi in lontananza” e Zuzzurro: “Salve, sono il rumore dei passi in lontananza”.

Così, il Dottore di Moffat si presenta in scena dicendo “I’m the Doctor, I save people”, o “I’m the man who stop the monsters”, mentre ai personaggi femminili perlopiù non è neanche consentito descriversi da soli. Eleven definiva la povera River “Hell in high heels”, Twelve attribuisce a Clara personalità sempre diverse (da ”Bossy control-freak” a “Soldier”, “Soldatino” come Di Livio) che lei non dimostra mai d’avere realmente.
Poi si raccontano la trama.
E sui flashback parte la voce narrante.

Saggezza popolare

Non buttiamo via il dito con la luna.
Non facciamo di tutta la gallina un uovo.
Quando il bambino indica l’acqua sporca
gli stolti rompono il termometro.

Illegal aliens

Quest’anno il Doctor Who di Moffat ha disceso un altro gradino della sua deriva reazionaria: è diventato uno strumento esplicito di propaganda xenofoba.
Di propaganda bellica, per lo “Scontro di Civiltà”.
L’episodio The Zygon Invasion, di Moffat e Harness (già autore del sermone antiabortista Kill the Moon) è il candidato perfetto alle liste neofasciste per il premio Hugo 2016.

Update
Con tutta la sua pretesca retorica ipocrita, The Zygon Inversion, seconda parte di Invasion, è stata poi persino peggiore della prima. Un altro esempio di come la falsa dicotomia NATO – ISIS sia adoperata sistematicamente per spacciare il neocolonialismo come legittimo.

Questa serie non è più soltanto brutta.
È ripugnante.