Cubismo

guantanamo

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Show must go home

Ieri su Rai4:

The Zygon Invasion
Salve, sono Peter Harness, quello che sinceramente non s’era reso conto che un sermone contro l’interruzione di gravidanza potesse essere inteso come un sermone contro l’aborto. Premetto che non sono razzista, però secondo me tutti questi immigrati che stanno arrivando in realtà sono MOSTRI VENUTI DALLO SPAZIO PER STERMINARCI TUTTI!!!11!!1!1!!!1!!!!

The Zygon Inversion
Salve, sono Steven Moffat, e come showrunner mi tocca provare a dare una riverniciata pseudo-pacifista a questo delirio nazistoide, inserendoci un pippone sugli Anni di Piombo che in realtà non c’entrerebbe un cazzo, ma che darà al Dottore la possibilità di fare del reducismo ingiustificato su quella volta che NON ha distrutto Gallifrey,
Siamo bravi, eh? Chissà perché la BBC ci ha rimpiazzati.

Parola di Spot II

La giovane astronauta galleggia a gravità zero. Una donna nello spazio, cosa starà facendo? Esplorazione, ricerche, esperimenti? No, le pulizie.

Un tizio sbava per un’automobile nuova. “Me la merito?” si chiede. “Certo” si risponde, perché è stato abbastanza eroico da accompagnare la moglie piagnona al cinema.

Anche le donne usano lo smartphone per comunicare via web, ma con chi? Col forno, e con la lavatrice per sapere quando il bucato è pronto, mentre fanno ginnastica in palestra per dimagrire. Anzi “ridurre il gonfiore” che non sono riuscite a eliminare ammazzandosi di purghe.

Perché stupirsi che il suo comportamento sessista non abbia danneggiato Trump?
Dopotutto il sessismo è ancora considerato ottima pubblicità.

Squadra Antimafia – Il ritorno del Boris

Il regista indica la giovane attrice in fondo al set.
– Ma non è possibile, questa deve interpretare una vecchia moribonda, ed è una ragazzina! Almeno truccatela in modo decente!
L’assistente alla regia lo prende da parte.
– Pietro non vuole che la imbruttiamo.
– Neanche per questa scena?
– Neanche per un attimo – indica la segretaria d’edizione – d’altronde oggi le donne a sessant’anni si mantengono bene…
La segretaria si gira di scatto.
-‘A stronzi, che c’ho sessant’anni io?
Il regista allarga le braccia, esasperato.
– Ma Paolo ha cinquant’anni, quella interpreta la sua presunta madre, dovrebbe averne una settantina e ne dimostra venti, non possiamo buttarla in vacca fino a questo punto! Se è vietato truccarla da vecchia, non potremmo almeno prendere una vecchia vera?
L’assistente scuote la testa.
– No, questa della madre è la scena… madre. Pietro ci tiene che sia lei a interpretarla.
Il regista si volta verso il protagonista.
– Paolo, ti tocca fare la scena madre co’ quella.
– Ma l’hanno deciso se è davvero la madre?
– Ancora no. Forse l’anno prossimo. Facciamo un finale aperto.
– Come al solito.
Il regista alza le spalle.
– Se ci cancellano, rimediamo col montaggio – Indica l’attrice in fondo – Questa scena ormai è così. Lei ti dice che è tua madre, tu l’abbracci e ti commuovi, ma in realtà non si sa ancora se ci credi veramente, o stai al gioco perché ti sta salvando il culo – ammicca – Tu falla un po’ straniato.
– No, dai, straniato no.
– Perché?
– È pseudo brechtiano.
– Cioè?
– Fa cagare.
– Dici?
– Fidati.
– Vabbè, falla come ti pare, tanto sei l’unico a non essere un cane maledetto – Si volta verso la troupe battendo le mani – Giriamo! Dai, dai, dai, che la portiamo a casa!