Carta dei Diritti del Telespettatore Seriale

Il telespettatore seriale ha diritto a:

1) Piantare una serie a metà o in qualsiasi altro punto, saltare episodi, guardarli in ordine sparso, ignorare tutte le stagioni precedenti e/o successive a ciò che lo interessa, senza essere accusato da nessuno di non essere un “vero fan”.

2) Ignorare e/o non considerare parte del canone gli sviluppi della trama che ritiene scritti male, out of character, e/o in contrasto con il resto della mitologia della serie.

3) Amare appassionatamente/odiare a morte uno o più personaggi della serie anche se non hanno fatto assolutamente niente per “meritarselo”.

4) Disprezzare gli autori e/o gli interpreti della serie, pur apprezzando i personaggi che scrivono/interpretano, o viceversa.

5) Considerare espliciti elementi impliciti della psicologia dei personaggi che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di rendere espliciti.

6) Inventare spiegazioni per le incongruenze della serie che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di spiegare.

7) Scrivere fanfic della serie, sia che segua il canone, sia che lo sovverta completamente.

8) Seguire la serie per un solo personaggio/interprete, per un solo elemento della trama, o anche soltanto per criticarla, scriverne male, perculare il cast e/o gli autori.

9) Ignorare in tutto o in parte il resto del fandom della serie, e non interagire con nessuna delle sue iniziative.

10) Ignorare tutte le serie considerate più cool e di tendenza, e guardare invece repliche di Spazio 1999.

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Saulplesse

Dopo una prima stagione perfetta, che in fondo diceva già tutto il necessario sull’origin story di Saul Goodman come criminal lawyer, Better Call Saul ha passato due stagioni in souplesse, diluendo il concetto, e cercando di condire il brodo allungato col ritorno di altri personaggi iconici di Breaking Bad, amministrato però con la stessa esasperante lentezza, che l’elegante maestria della recitazione, della regia e della fotografia non giustifica.

Se la trasformazione di Walter White è stata una progressione inesorabile perfettamente scandita, quella di Jimmy è una specie di mambo impacciato, un passo avanti, uno indietro, una giravolta, e arrivederci all’anno prossimo col prevedibilissimo suicidio di Chuck, espediente convenzionale quanto deludente per spingere Jimmy verso Saul Goodman sulla strada d’una narrativa altrimenti incagliata.

È stato troppo aspettarsi due capolavori consecutivi dallo stesso team creativo, o c’è ancora tempo per correggere il passo?
The jury is still out.

Le regole del gioco

kimLa seconda stagione di Better Call Saul s’è concentrata sul personaggio di Kim, collega e compagna di Jimmy.
Come Walt e Jimmy/Saul agli inizi, Kim è brillante, e sfruttata.
Lei però è onesta, vuole riuscire ad avere successo giocando secondo le regole.
La fondamentale funzione del suo personaggio nella narrativa di Breaking Bad è quella di dimostrare che avere successo giocando secondo le regole è impossibile.
Perché il tavolo è truccato.

Un uomo Saul al comando

bcsBetter Call Saul ha dimostrato di non avere bisogno di stampelle.
Chi dubitava del talento drammatico di Bob Odenkirk è stato clamorosamente smentito come chi nel 2008 dubitava di Bryan Cranston.
La serie non ha bisogno di forzate apparizioni da parte di Walter White e Jesse Pinkman, nel 2002 di Better Call Saul ancora soltanto un professore di chimica e il suo studente.
È possibile però che durante l’ultima stagione di Better Call Saul rivivremo alcuni degli eventi chiave di Breaking Bad dal punto di vista di Saul.
Lo vedremo tornare a casa dopo il rapimento subito da parte di Walt e Jesse, spedire Mike a scoprire l’identità di Walt.
Assisteremo alla sua reazione alla morte di Mike, e alla caduta di Heisenberg.
In questo contesto potrà esserci spazio per qualche sensato cameo di Bryan Cranston e Aaron Paul.
Molto probabilmente però la serie si concluderà dov’è cominciata, nel futuro di quel flashforward in bianco e nero che ha aperto il pilot.
Quello è il Granite State di Saul. Il finale sarà il suo Felina.

Breaking Saul

La prima stagione di Better Call Saul è un capolavoro. Per certi versi persino superiore alla prima di Breaking Bad.
Può sembrare una black comedy all’inizio, in realtà è uno stupendo noir, malinconico e spietato.
Bob Odenkirk è assolutamente straordinario anche come attore drammatico. Il suo Bingo monologue del season finale è un indimenticabile instant classic. Anche Jonathan Banks giganteggia, e ha un intero magistrale episodio dedicato alla tragica backstory di Mike.
Vince Gilligan e Peter Gould hanno saputo scegliere attori non soltanto di eccezionale talento, manche capaci di diventare di fatto co-autori dei personaggi che interpretano.
Better Call Saul è una serie praticamente perfetta da ogni punto di vista, compreso quello tecnico e visuale, elegantissimo, e ispirato ai classici anni ’40.

Jimmy McGill/Saul Goodman non è mai stato un comedy relief, la sua preziosa consulenza è fondamentale per l’ascesa di Walter White, e il suo geniale, implacabile sarcasmo ha sempre suggerito una complessità di carattere astutamente dissimulata.
In Better Call Saul, prequel-spinoff di Breaking Bad, Vince Gilligan e Peter Gould lo svelano come uno dei personaggi più drammatici dell’intero universo narrativo.
2002: Jimmy McGill ha uno straordinario talento affabulatorio in grado all’occorrenza anche di salvargli la vita, però, dopo un passato di piccole truffe col nick di Slippin’ Jimmy, ha deciso di metterlo al servizio della legge, nonostante l’ambiente legale ”rispettabile” continui a sbattergli la porta in faccia, e i suoi stessi clienti, Mike compreso, lo trattino da criminale.
Jimmy però persevera, interessato soprattutto all’approvazione del fratello maggiore Chuck, che considera un esempio di rettitudine.
La sua stima però è tragicamente mal riposta.
Il terribile tradimento subito da parte di Chuck dimostra crudelmente a Jimmy ciò che Mike sa già molto bene: il confine tra legale e illegale (sottolineati da toni opposti di blu e rosso) non coincide affatto con quello tra giusto e sbagliato.
Il rigido legalitario Chuck è in realtà l’autentico main villain, e le sue motivazioni sono persino peggiori dell’arroganza classista del collega e socio avvocato Hamlin: Chuck è intensamente invidioso del talento del fratello come Salieri di Mozart in Amadeus.
Mentre è il duro killer Mike quello dal codice etico più solido.

Il catalizzatore che innesca la trasformazione di Jimmy in Saul è però la morte di Marco, suo vecchio complice e amico.
Nel suo piccolo, Marco muore come Walter White: facendo ciò che lo fa sentire vivo.
Così anche Jimmy alla fine sceglierà ciò che lo fa sentire vivo. Sceglierà di  regnare all’inferno, di diventare se stesso: non un semplice avvocato, ma neanche un semplice criminale, né Jimmy McGill, né Slippin’ Jimmy, ma la fusione alchemica e l’evoluzione dei due in qualcosa di nuovo che è più della somma delle sue parti: Saul Goodman. Criminal lawyer. 
Rosso più blu: Deep Purple. Smoke on the water, fire in the sky.
Una scelta consapevole sulla quale, al contrario di Walter White, Saul non mentirà mai a se stesso.

Better Know Saul

Saul-Mike (2)In Full Measure, lo stupendo finale della terza stagione di Breaking Bad, vediamo Mike interrogare Saul per scoprire dove si nasconda Jesse.
Mike incombe minaccioso su Saul, ma è evidente che potrebbe andarci molto più pesante di quanto non faccia. L’impressione è che sia pronto a pestarlo se necessario, perché quello è il suo lavoro, ma che la cosa non gli piacerebbe. Infatti coglie la prima occasione che Saul gli offre per credergli e andarsene senza indagare oltre, risparmiandolo.
Questa scena è stata scritta e girata quattro anni prima che a qualcuno venisse  in mente che i due avrebbero in futuro potuto condividere uno spin-off, eppure con quello spin-off, cioè lo straordinario Better Call Saul, risulta perfettamente coerente.

Saul-Mike (1)A Mike non piace l’idea di pestare Saul non tanto perché sia il suo avvocato, ma perché Mike ha conosciuto Jimmy McGill.
Saul però non è più Jimmy McGill.
Mike sbaglia a credergli, e questo sbaglio sarà la salvezza per Jesse, e la morte per Gale.

Saul e il Presidente

Better-Call-Saul.jpg“Innanzitutto vorrei ringraziarvi, mi lusinga molto, dal punto di vista umano e professionale, il fatto che abbiate richiesto la mia consulenza in questo momento così difficile per il vostro paese, il presidente della Repubblica e l’ex presidente del Senato intercettati nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia. Signori presidenti, intendo impegnarmi subito per aiutarvi ad uscire da questa situazione di così grave imbarazzo per le vostre istituzioni più alte, garanti della Costituzione e della legalità democratica.

Consentitemi di chiedere: ma che cazzo di telefoni avete usato? Come avete fatto a farvi beccare? Ditemi che non era il fisso, perché sarebbe stato meglio usare direttamente il messaggio a reti unificate della notte di Capodanno: ”Auspico una pronta ripresa per l’economia, e rassicuro l’amico senatore: ehi Lefty, tranquillo, te lo copro io il culo!”
Dunque, regola prima: usare solo cellulari, e cambiarli spesso, l’ideale sarebbe buttarli ogni volta, tanto ve lo potete permettere, no? Potreste permettervelo anche con le automobili. E le case. Ripeto: solo cellulari usa e getta, niente smartphone, tablet, notebook, e ovviamente niente fisso. Non posso attribuire il vostro errore all’inesperienza. Piuttosto, alla pericolosa sensazione d’impunità che possono dare il potere e il successo, l’essere arrivati al top del business, l’esserci rimasti troppo tempo. Lo capisco, so che quaggiù è il vostro regno da più di mezzo secolo, ma credetemi, non si può mai essere sicuri al 100%. Regola prima… l’ho già detta? Ok, regola zero, prima della prima: mai abbassare la guardia

Veniamo al merito dell’inchiesta: ”Trattativa Stato-Mafia”, ho bisogno dei particolari, trattativa su cosa, sul prezzo? Sul territorio? Fatemi controllare le carte… vedo che tutta la diatriba è cominciata per le condanne d’un maxiprocesso. Beh, avreste fatto meglio a chiamare me fin dall’inizio. Se me ne fossi occupato io, non ci sarebbero state condanne, e tutto sarebbe filato liscio fra voi, come sempre dovrebbe essere fra soci in affari. La Storia del vostro paese sarebbe stata diversa. Ma è inutile piangere sul latte versato, se non serve a ottenere un risarcimento. Quindi torniamo a quel che è successo: i maxicondannati hanno impallinato l’uomo del Gobbo, e Lefty ha temuto che sarebbe stato il prossimo. Così vi siete messi a trattare. Gli integralisti contrari al dialogo sono stati eliminati. In un modo o nell’altro. Il codice penale è stato aggiornato con una serie di patch per evitare che si ripetesse il maxicrash. E alla fine avete raggiunto un nuovo accordo. Mi pare ragionevole. Da voi è andata meglio che in Bosnia.

Questa è tutta la storia? Ok, scordatevela, perché dobbiamo raccontarne una completamente diversa. Una bellissima storia di Poteri Occulti che vi calunniano per minare le Istituzioni Democratiche. Sì, lo so che i ”poteri occulti” siete voi e i vostri soci, ma a questo la gente non deve pensare, deve sempre credere che il potere sia altrove, su una qualche astronave madre rettiliana nascosta su Urano. Come dicevo a uno dei miei migliori clienti, puoi far credere qualsiasi cosa a chiunque, se sei capace di crederci tu per primo. Lui è bravissimo in questo. Scommetto che lo siete anche voi”.

Pubblicato su Carmilla il 3 settembre 2012