About Time

Jodie Whittaker sarà la prima donna a interpretare il ruolo del Dottore.
L’era Chibnall di Doctor Who si apre con un segnale di discontinuità e rinnovamento, cose delle quali la serie ha un disperato bisogno.
Una scelta apprezzabile e coraggiosa in sé, la cui effettiva riuscita narrativa però dipenderà dalla qualità dell’esecuzione.

È fondamentale che il Dottore non diventi una Dottoressa nel modo grottesco e intrinsecamente sessista nel quale il Master era diventato Missy.
È ragionevole sperare che non succederà, perché per fortuna alla scrivania dello showrunner finalmente non ci sarà più Moffat.

The Doctor Fails

Cominciata col maldestro tentativo di imitare la formula del precedente showrunner Russell T. Davies, l’ultima stagione dell’era Moffat di Doctor Who è proseguita con un’avvilente serie di pessime copie di episodi precedenti, che tentavano di riprodurne la lettera, fallendo miseramente nel coglierne lo spirito.

Purtroppo però il peggior fallimento è stato riportare in scena il Master di John Simm azzerandone completamente la complessità e l’umanità, per ridurlo a una specie di spalla ottusa e stizzosa per l’insopportabile birignao di Missy, e defraudarlo della stupenda uscita di scena di The End of Time.

Il pippone autocelebrativo di Twelve su quanto sia gentile a sacrificarsi per i coloni sull’astronave ha poi dimostrato come Moffat non capisca la differenza fra scrivere DI un personaggio, e scrivere PER un personaggio.
È vero, il Dottore aiuta il prossimo per gentilezza e senso di giustizia, ma è cosa diversa farglielo proclamare ad alta voce.
È come se Gino Strada si mettesse a dire di se stesso “Guardatemi, potrei fare miliardi con la chirurgia plastica, e invece sto al fronte a ricucire le panze ai pezzenti, SONO UN SANTO!”

La stagione s’è chiusa con la replica per Bill dell’happy ending di Clara, l’imitazione di Twelve dell’iconico addio di Ten, e il preoccupante annuncio che nel suo ultimo episodio, lo special di Natale, Moffat cercherà ancora una volta d’inserirsi nella storia passata della serie per riscriverla – e rovinarla – a sua immagine.

Master SF

masterfulxrhythm: “ itdoesntgethotterthanjohnsimm: “ thirtysecondstomaroon5: “He’s back… ” “Did you miss me?” ” //Okay but can I just wail with joy about this image. Because even encapsulated within two seconds at best, it’s indubitable that John...L’ultima stagione della sua era si apre con una plateale resa di Moffat alla ricetta del predecessore Russell T. Davies, a cominciare dal tentativo di creare una companion credibile e umana come quelle dell’era RTD. Bill Potts, un vero sollievo dopo anni di Impossible Girls.
Più simile per umanità ai Dottori daviesiani è diventato anche Twelve, cambiando drasticamente carattere ancora una volta, dopo i fallimentari tentativi di farne prima uno Sherlock spaziale, e poi un Eleven bis.
Twelve è l’unico Dottore a cambiare completamente personalità senza bisogno di rigenerarsi.
La resa più clamorosa di Moffat sembra essere però l’annunciato ritorno del Master di John Simm.
C’è da augurarsi che sia una resa completa, che il Master sia in character, e che sia tornato per restare.

Il ruolo della donna

mDopo averne cambiato sesso e genere, Moffat ha azzerato tutto lo sviluppo psicologico e narrativo aggiunto al personaggio del Master da autori ed interpreti in quarant’anni, da Barry Letts e Roger Delgado a Russell T. Davies e John Simm, e ne ha fatto una macchietta patetica con un nomignolo da chiwawa, completamente al servizio del protagonista maschile.

Anche Missy è un esempio di quello che Moffat pensa veramente delle donne.

Mortacci of the Doctor

Moffat ha trasformato anche il Master in un’altra delle patetiche decerebrate adoranti delle quali circonda sempre i suoi protagonisti, e ne ha sostituito l’iconico titolo con un nomignolo da pechinese: Missy .
Il termine tecnico è straightwashing, Moffat ha trasformato la quarantennale storia d’amore/odio fra due uomini straordinari nel suo cliché da soap opera preferito, riducendo tutti i personaggi a stereotipi fantozziani senza più anima né dignità.

In The End of Time di Russell T. Davies, Ten non aveva voluto uccidere il Master neanche per salvare l’universo, riuscendo alla fine a salvare entrambi.
In Death in Heaven, Twelve è subito pronto ad ammazzare Missy solo per far contenta Clara, la piagnucolosa maestrina sulla quale in questi mesi ha soltanto finto (male) d’avere smesso di sbavare.

Del resto di Death in Heaven – una faccenda di cadaveri inscatolati – non vale la pena di parlare, non è che un enorme plot hole con qualche misero sfilaccio di trama attaccato ai bordi.
Nel Doctor Who di Moffat non c’è più nulla che possa anche solo vagamente essere preso sul serio, o considerato canonico.
È solo uncadavere inscatolato.
Cancellarlo adesso sarebbe un atto di misericordia, ma non sarà cancellato finché la BBC riuscirà ancora, nonostante il crollo di audience, a spremere qualche soldo dai suoi miseri resti.

Doctor/Missy, probably

Vote Saxon

VoteSaxon

Io ho deciso per chi votare.
È alieno alla politica tradizionale. Totalmente alieno.
È al di sopra degli schieramenti. E dell’atmosfera.
È giovane. Neanche mille anni, sicuramente più giovane della media dei nostri leader di partito.
Sa come trattare coi leader internazionali.
Ha un piano efficace per ridurre drasticamente il numero degli esodati.
Ha una laurea vera. Anzi, è un Master.

For this italian election I’m going to vote Saxon.

Btw, the original picture for this graphic I made is from the year 2000.
As you can see, John Simm was already the Master back then.

Breaking Bad Graphics – 3

Doctor Who – The Master

Fringe – Walternate 3