The Doctor Fails

Cominciata col maldestro tentativo di imitare la formula del precedente showrunner Russell T. Davies, l’ultima stagione dell’era Moffat di Doctor Who è proseguita con un’avvilente serie di pessime copie di episodi precedenti, che tentavano di riprodurne la lettera, fallendo miseramente nel coglierne lo spirito.

Purtroppo però il peggior fallimento è stato riportare in scena il Master di John Simm azzerandone completamente la complessità e l’umanità, per ridurlo a una specie di spalla ottusa e stizzosa per l’insopportabile birignao di Missy, e defraudarlo della stupenda uscita di scena di The End of Time.

Il pippone autocelebrativo di Twelve su quanto sia gentile a sacrificarsi per i coloni sull’astronave ha poi dimostrato come Moffat non capisca la differenza fra scrivere DI un personaggio, e scrivere PER un personaggio.
È vero, il Dottore aiuta il prossimo per gentilezza e senso di giustizia, ma è cosa diversa farglielo proclamare ad alta voce.
È come se Gino Strada si mettesse a dire di se stesso “Guardatemi, potrei fare miliardi con la chirurgia plastica, e invece sto al fronte a ricucire le panze ai pezzenti, SONO UN SANTO!”

La stagione s’è chiusa con la replica per Bill dell’happy ending di Clara, l’imitazione di Twelve dell’iconico addio di Ten, e il preoccupante annuncio che nel suo ultimo episodio, lo special di Natale, Moffat cercherà ancora una volta d’inserirsi nella storia passata della serie per riscriverla – e rovinarla – a sua immagine.

Annunci

Gli occhiali da sòla

sonic-shades

Qualcuno cacci Moffat prima che sostituisca il Tardis con una Panda.

Il Marchese del Tardis

Twelve

Clara sembra che si stia cagando addosso.

Respiro corto

Ha salvato Gallifrey, superato Trenzalore, ricevuto altre 12 nuove rigenerazioni, ed è circondato da Bond girls: perché proprio adesso il Dottore è diventato più depresso, asociale, e stronzo di prima? 
Perché Moffat lo preferisce così, proprio dopo averlo svuotato di tutto il bagaglio emotivo che avrebbe potuto dare un senso a questa sua ulteriore involuzione.
Il risultato – nonostante Capaldi – è un personaggio col quale è praticamente impossibile empatizzare.
Cosa della quale sembra persuaso persino lo stesso Moffat, se ha ritenuto necessario riesumare Eleven per convincere la povera Clara ad accettare Twelve, con un’imbarazzante ”telefonata di raccomandazione”.
Sarebbe impietoso il paragone col modo in cui Ten riusciva a riconquistare la fiducia di Rose in The Christmas Invasion, benché lo stesso Ten non mancasse di lati oscuri, come la sua ”destituzione” di Harriet Jones già dimostrava.

In definitiva, la cosa più whoviana di questa copia lavoro di Deep Breath che circola in rete è la fotografia in bianco e nero quasi priva di effetti speciali, l’unica a suggerire quell’atmosfera da Classic Who sempre promessa da Moffat, e mai realizzata.

Faccia da Moffat

Lo script firmato Moffat di “Deep Breath”, primo episodio dell’imminente prossima stagione di Doctor Who, sembra purtroppo qualcosa che neanche il talento di Peter Capaldi possa salvare.
Oltre alla deludente caratterizzazione di Twelve, il nuovo Dottore, rivelatosi un Eleven-Sherlock invecchiato male, e alla riduzione di Clara a carne da macello per le peggiori gag da sitcom, la cosa più sgradevole è quest’ennesimo retcon peggiorativo:

Clara – I did not flirt with him.
Vastra – He flirted with you.
Clara – How?
Vastra – He looked young. Who do you think that was for?

L’idea è che il Dottore in realtà si sia per anni ”travestito” da giovane per piacere alle ragazzine. Un maldestro tentativo di Moffat di far passare il suo Twelve come il ”vero volto” del Dottore, declassando metà di quelli precedenti a semplici ”maschere”, che contraddice la premessa fondamentale della serie che tutte le facce del Dottore siano il suo vero volto nella stessa misura, e quel che è peggio, lo fa sembrare uno di quei vecchi maniaci che si nascondono dietro un avatar da cartone animato per agganciare le ragazzine.

The Day of the Retcon

Dopo aver cercato di riscrivere l’era RTD coll’abominevole retcon di The Day of the Doctor, nell’episodio d’addio di Matt Smith, The Time of the Doctor, Steven Moffat ha cercato di riscrivere anche la propria. Finendo per creare un clamoroso paradosso capace di cancellarla TUTTA, compreso l’abominevole retcon innescato da Clara da cui l’intera storyline di Eleven deriva, fin dalle fratture nel continuum che l’hanno portato da Amy.
Infatti, impedendo la definitiva morte del Dottore a Trenzalore, Clara ha cancellato anche la ”tomba” contenente la timestream nella quale s’era tuffata in The Name of the Doctor, cioè l’evento che l’aveva portata a conoscere il Dottore, venirne scelta come companion, e… impedirne la definitiva morte a Trenzalore.
E se la storyline di Clara sparisce inghiottita da questo paradosso, sparisce anche tutta l’era Eleven, River compresa.
Per arrivare a questo pazzesco risultato involontariamente suicida, Moffat ha riscritto Clara, degradandola da intraprendente geek girl a maestrina piagnucolosa. Ha riscritto i Silent, degradandoli da minaccia inquietante a scagnozzi insignificanti. Ha riscritto l’origin story della sua stessa era, la crepa nel continuum, degradandola da araldo dell’apocalisse a citofono per chiamare Gallifrey, Deus Ex Machina della settimana.
Dopo avere cercato di riscrivere Ten in The Day of the Doctor, degradandolo a petulante coglione infantiloide (cioè facendone un altro Eleven) Moffat stavolta ha riscritto in parte persino il suo stesso Dottore.
L’irrequieto, iperattivo Eleven che in The Power of Three non sopportava di restare fermo per pochi giorni nemmeno in casa dei suoi migliori amici, in The Time of the Doctor sceglie d’invecchiare per novecento anni in una specie di villaggio tirolese di cartapesta sperduto nel nulla, respingendo ”minacce” aliene sempre più fiacche, logore, e imbarazzanti, come le sue gag da cinepanettone, per poi morire di vecchiaia, e rigenerarsi a rate con un botto e uno starnuto, dopo avere fatto morire di noia gli spettatori.
L’era di Matt Smith è finita, però finché durerà quella di Steven Moffat nemmeno il talento di Peter Capaldi potrà salvare Doctor Who dalla nefasta cialtroneria del suo showrunner, The Jerk of the Doctor.
Non resta che sperare che venga sostituito al più presto da qualcuno che risbatta Gallifrey definitivamente all’inferno.

La dodicesima ora

Peter CapaldiPeter Capaldi è una forza della natura. Ha un talento straordinario, estremamente versatile, capace di spaziare dai toni drammatici di Children of Earth, al vulcanico sarcasmo di The Thick of It. Ha carisma, fascino, energia, umanità, tutto quello che il protagonista di Doctor Who deve avere. E potrebbe anche avere abbastanza competenza e potere contrattuale da rimettere in discussione l’attuale pessima impostazione generale della serie. Se il suo arrivo alla guida del Tardis però non segnerà un cambiamento di rotta rispetto alla disastrosa deriva Moffattiana, sarà soltanto un inutile cambiamento di faccia(ta) e la serie continuerà a morire.