Carta dei Diritti del Telespettatore Seriale

Il telespettatore seriale ha diritto a:

1) Piantare una serie a metà o in qualsiasi altro punto, saltare episodi, guardarli in ordine sparso, ignorare tutte le stagioni precedenti e/o successive a ciò che lo interessa, senza essere accusato da nessuno di non essere un “vero fan”.

2) Ignorare e/o non considerare parte del canone gli sviluppi della trama che ritiene scritti male, out of character, e/o in contrasto con il resto della mitologia della serie.

3) Amare appassionatamente/odiare a morte uno o più personaggi della serie anche se non hanno fatto assolutamente niente per “meritarselo”.

4) Disprezzare gli autori e/o gli interpreti della serie, pur apprezzando i personaggi che scrivono/interpretano, o viceversa.

5) Considerare espliciti elementi impliciti della psicologia dei personaggi che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di rendere espliciti.

6) Inventare spiegazioni per le incongruenze della serie che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di spiegare.

7) Scrivere fanfic della serie, sia che segua il canone, sia che lo sovverta completamente.

8) Seguire la serie per un solo personaggio/interprete, per un solo elemento della trama, o anche soltanto per criticarla, scriverne male, perculare il cast e/o gli autori.

9) Ignorare in tutto o in parte il resto del fandom della serie, e non interagire con nessuna delle sue iniziative.

10) Ignorare tutte le serie considerate più cool e di tendenza, e guardare invece repliche di Spazio 1999.

Umano e più umano

Le prime due stagioni di Being Human UK sono un ottimo esempio di narrativa fantastica capace di affrontare con apparente leggerezza temi fondamentali come la differenza fra ciò che è considerato mostruoso –  la diversità – e ciò che lo è davvero –  la demonizzazione e la persecuzione della diversità.
Il conflitto fra “norma” ed “eccezione” si svolge sia nella società che all’interno della psiche dei personaggi. La chemistry fra gli interpreti rende ancora più credibile e coinvolgente l’amicizia fra i protagonisti, Mitchell (Aidan Turner) un vampiro che cerca di liberarsi dalla dipendenza da sangue, George (Russell Tovey) un lupo nerd che non riesce ad accettare il suo lato oscuro, e Annie (Lenora Crichlow) una fantasma che scopre quanto fosse falsa la vita normale alla quale aspirava.
La complicità fra polizia corrotta e vampiri è poi chiaramente ispirata a quella con la criminalità organizzata. Herrick (Jason Watkins) il nefasto vampiro maker di Mitchell è contemporaneamente ufficiale di polizia e leader dei vampiri locali.
Il finale della seconda stagione è memorabile.
Dalla terza stagione in poi però la serie comincia ad andare a puttane.
Spoiler

Lo story arc della terza stagione è l’epitome dell’Idiot plot: Annie, George, e la compagna Nina ritrovano Herrick apparentemente smemorato, e se lo mettono in casa. Gli credono. Si fidano di lui. Impediscono a Mitchell di sbarazzarsene. Denunciano Mitchell. Lo fanno trascinare in galera, dove rischia d’essere vivisezionato.
E alla fine lo ammazzano.
Con amici così, chi ha bisogno di nemici?

Il plot della quarta stagione è persino peggiore. Tutta la storia consiste nel proteggere ad ogni costo una neonata, figlia orfana di George e Nina, che però per salvare il mondo in realtà dovrà essere uccisa.
Per quale motivo? Non si sa. Essenzialmente perché lo dice Mark Gatiss.
“Attenti a non buttare il bambino con l’acqua sporca. Buttate solo il bambino”.

Finito di sterminare l’ottimo cast originale, la serie introduce un nuovo trio completamente insignificante, col Fante di Coppe di Once Upon a Time immeritatamente promosso a protagonista, e cerca di ricreare la dinamica delle prime stagioni fallendo miseramente, mentre nella quinta ed ultima il plot deraglia sul soprannaturale più trito, banale, manicheo, convenzionale e moralista.
Il premio finale per il trio di cialtroni sarà infatti la normalizzazione, in un assurdo Happy Ending che capovolge completamente il senso originario della serie.

Nemmeno lo sgangherato remake USA è riuscito a fare di peggio.