Blue Myth

breaking-bad-finale-gifsIl ritmo di Breaking Bad è sempre stato ispirato a quello dei western di Sergio Leone (che Tarantino ha ripreso): lunghi momenti di tensione, e fulminanti accelerazioni violente e sanguinose.
L’atmosfera da western crepuscolare è particolarmente intensa in Felina,  l’ultimo episodio, non il finale, quanto piuttosto il terzo atto del finale di quella che ha saputo confermarsi la migliore serie di sempre.

Breaking Bad è anche uno studio sulla leadership. Tutti i boss della serie sono spinti dall’orgoglio, dal culto della propria immagine, a cominciare da Walter White/Heisenberg. Tutti sono come Kronos padri cannibali: dopo avere negli anni passati guardato con orrore sia Tuco che Gus uccidere uno dei propri picciotti, quest’anno anche Walter sconfitto ha finito per ordinare la morte di Jesse.
Nel primo atto del finale di Breaking Bad, il potente e perfetto Ozymandias, abbiamo assistito alla terribile caduta di Heisenberg, il sovrano. Nel secondo, lo stupendo, crudele Granite State, alla struggente consunzione dell’uomo, Walter White.
Dalle ceneri di entrambi, grazie a un momento di cristallina consapevolezza, è rinato un nuovo Mr. White, sintesi e quintessenza dei due, completamente cosciente delle proprie vere motivazioni e dei propri obiettivi, che nel magistrale Felina come Ulisse è tornato a casa per scrivere a modo suo l’ultima pagina della sua Odissea.
E c’è riuscito.
Grazie all’affinata astuzia di Heisenberg e alla ritrovata umanità di Walt, ormai indissolubilmente fuse in una sola personalità, Mr. White ha vinto.
Completamente e definitivamente.
Realizzando tutti i suoi obiettivi.
È riuscito con l’inganno ad assicurare ai suoi familiari la sua ricca e sanguinolenta eredità che avevano rifiutato con orrore.
Ha sterminato la gang neonazista che aveva ucciso Hank e osato rubare il brand della Blue Meth, la creazione sulla quale Mr. White ha di nuovo imposto il suo nome, simboleggiato da un’impronta insanguinata a forma di W.
Ha d’impulso salvato Jesse, che s’è così trasformato nella sua occasione per la morte eroica, rapida e auto-assolutoria che voleva, e nell’ultimo scambio di sguardi gli ha persino regalato una scintilla del passato legame, dell’eterna chemistry fra i due.
È morto libero, nel suo laboratorio, sfuggendo sia alla polizia che al cancro.
Questo non è un happy ending come gli altri, perché Mr. White non è un protagonista come gli altri.
È un genio del crimine, e non ne è affatto pentito.
Tutti i suoi avversari commettono l’errore fatale di sottovalutarne la pericolosità perché lo considerano un dilettante. In effetti Walter non è un professionista, non lo fa per denaro.
È un artista. Lo fa perché gli piace.
Anche per questo è il migliore.
Anche per questo i metodi che sceglie per uccidere sono spesso ingegnosi quanto teatrali come un’installazione pop: kamikaze a rotelle, droni mitragliatori. Cavalli di Troia.
Walter White ha scelto di regnare all’inferno non solo perché lo preferisca al servire in paradiso, ma anche perché in fondo è proprio all’inferno che gli piace regnare.
La sua vittoria definitiva è una sovversione delle rassicuranti regole della narrazione Tv, alle quali invece l’ambiguo finale de I Soprano s’è inchinato, e il finale moraleggiante di Dexter ha obbedito stolidamente.
Walter White/Heisenberg, contemporaneamente eroe e villain della sua storia invece esce dallo schermo ed entra nel mito da vincitore, per sempre scolpito nell’immaginario collettivo come tale.
Ed è quello l’inferno dal quale si regna sul mondo.

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La cucina dell’inferno

saulIn Breaking Bad non ci sono storyline secondarie inutili, irritanti, o irrisolte, c’è solo il plot principale in cui tutto confluisce con una coerenza implacabile. È puro come la meth di Walt.
Breaking Bad però è capace ad ogni stagione anche di creare nuovi personaggi (non) secondari perfetti, come il Disappearer di Granite State, rude, malinconico, degno di Hammet quasi quanto Mike, indimenticabile maestro jedi della filosofia hard boiled; e antagonisti che emergono lentamente dallo sfondo fino a rivelarsi in tutta la loro grandezza come il maestoso Gus Fring, o in tutto il loro orrore, come Todd, una perfetta incarnazione dell’essenza, della radice ontologica del nazismo. Per Todd ci sono vite umane di serie A (Walter, perché un genio della chimica) e vite umane di serie Z (la maggior parte) che può spegnere senza nessuna emozione, come pigiare un interruttore.

In Granite State abbiamo salutato il principe dei recurring, Saul Goodman, affabulatore irresistibile, e insieme unico personaggio della serie completamente sincero con se stesso. Prima di partire per il suo purgatorio, Saul ha consigliato ancora una volta a Walt la via d’uscita più ragionevole. Ancora una volta inutilmente. Se il motore delle azioni di Walter White è l’orgoglio, il carburante è l’adrenalina. Walt è dipendente dal rischio quasi quanto dal potere. Infatti, in Gliding Over All, quando cucinare diventa sicuro, noioso come una routine lavorativa, Walter smette. E (inconsciamente) rimette Hank sulle sue tracce, lasciando in giro il libro regalatogli da Gale, come in Shotgun l’aveva fatto convincendo Hank che Gale non potesse essere Heisenberg.
Walter ha scelto di regnare all’inferno non solo perché lo preferisca al servire in paradiso, ma anche perché in fondo è proprio all’inferno che gli piace regnare.

Le tre stimmate di Walter White

BB5X9Anche in quest’ultima stagione, Breaking Bad si distingue per l’uso oculato quanto magistrale di flashforward e flashback.
L’inquietante flashforward che apre Blood Money, episodio diretto da Bryan Cranston, è molto più carico di oscura angoscia post-apocalittica dell’intero blockbuster World War Z, e suggerisce che il titolo dell’episodio sia anche un riferimento al postatomico Dr. Bloodmoney di Philip K. Dick. ”Things have gone nuclear” dirà infatti Saul.
Walter è Bluthgeld, lo scienziato criminale che, come quello di PKD, s’aggira sfigurato e sotto falso nome tra le macerie del mondo che ha distrutto.
Il flashback che apre Ozymandias non è affatto il semplice ”come eravamo” che potrebbe sembrare a prima vista, ma contiene la chiave del rapporto fra Walter e Jesse. Dopo aver cucinato insieme, i due si punzecchiano, s’insultano, si guardano di traverso. Poi Walter si riveste, e insieme alla camicia re-indossa la sua maschera bonaria e gentile per telefonare alla moglie, e mentirle.
Con Jesse, Walter è stato se stesso, con Skyler recita.
Quanto reciterà in senso contrario, per scagionarla alle orecchie della polizia, nell’altra telefonata, che chiude l’episodio.jesse
Sappiamo quanto Walter abbia mentito anche a Jesse, quanto anche con lui abbia cercato di recitare la parte del buon padre, ma c’è sempre stato qualcosa in Jesse, come un reagente chimico, capace di far emergere la vera natura di Walter, nel bene e nel male. La reazione è stata spesso esplosiva, ma li ha anche portati a empatizzare al punto di salvarsi la vita a vicenda rischiando la propria, e a condividere gli unici momenti di gioia sincera della loro turbolenta carriera criminale.
Oggi Jesse è l’unica persona al mondo a conoscere davvero Walter White. Ad avere visto sia il suo volto, che tutte le sue maschere, a sapere e capire fino in fondo di che maestria manipolatoria, di che orgoglio maniacale, di che letale crudeltà sia capace. Come un personaggio dickiano, nel deserto marziano di To’Hajiilee, Jesse Pinkman è il solo a vedere per intero la verità, le tre stimmate di Walter White.
E per quanta gelida ferocia Walter abbia esercitato per cercare di cancellarlo dalla sua vita, non si può fare a meno di pensare che, alla fine, si rivedranno.

L’immagine del re

OzymandiasVince Gilligan, creatore di Breaking Bad, ha definito Ozymandias il migliore episodio della serie. Di certo è un capolavoro di genialità, coraggio, e coerenza narrativa, ed è l’episodio che meglio scolpisce il vero volto del protagonista.
Non è tanto per affetto che Walter tenesse alla vita di Hank, quanto perché era ”family”: la famiglia è sempre stato l’alibi che ha consentito a Walter di giustificare ogni suo crimine, innanzitutto di fronte a se stesso.
La morte di Hank, innesco dell’inevitabile disfacimento a catena del resto della famiglia, ha quindi smascherato Walter di fronte a se stesso, provocandone il crollo psichico.
Quello che abbiamo visto rialzarsi nel deserto all’inizio era puro Heisenberg, capace di ordinare l’esecuzione di Jesse, e distruggerlo dicendogli di Jane, con la stessa gelida, disumana crudeltà.Immagine-del-re
Alla fine però Mr. White, dopo avere rischiato di uccidere la moglie e rapito la figlia, è riuscito di nuovo a recuperare il controllo, e soprattutto la cosa alla quale tiene di più in assoluto: la sua immagine, di fronte a se stesso, e di fronte al mondo.
Assumendosi tutte le colpe per scagionare Skyler infatti, Walter ha contemporaneamente restaurato ai propri occhi l’immagine del padre che si sacrifica per la famiglia, e instaurato agli occhi del mondo quella di Heisenberg il Terribile.
Il Re.