Lo spettro della realtà

Nell’episodio di Star Trek TOS “Lo spettro di una pistola” (Spectre of the Gun), Kirk e gli altri si ritrovano prigionieri in una simulazione western, una specie di ponte ologrammi ante litteram, nel quale le pallottole restano tridimensionali e quindi mortali soltanto finché le si crede reali.
Consapevole di non avere abbastanza controllo della propria mente per riuscire a smettere del tutto di credere reali le pallottole (anche l’ombra di un dubbio residuo potrebbe essere letale) Kirk chiede a Spock, che ha più controllo della propria mente grazie alla disciplina vulcaniana, di condizionare telepaticamente tutto il gruppo a smettere di credere. Questo rende le pallottole inoffensive.

Diceva Philip K. Dick “La realtà è quella cosa che non sparisce quando smettiamo di crederci”.
Forse però la realtà è quella cosa che non sparisce, perché non possiamo davvero smettere del tutto di crederci.

Annunci

Originale

Apprezzo molto il fatto che nel canone di Star Trek, almeno finora, la morte del Kirk originale non sia stata cancellata da un retcon, che non sia stato resuscitato.
Quel Kirk è sempre stato molto fiero della sua mortalità, del suo essere un umano fragile e fallibile, soggetto ai limiti della materia.
Se n’è sempre vantato di fronte a superuomini e semidei o presunti tali, perché ci vogliono astuzia e coraggio a vivere da mortali.

Quel Kirk è morto da essere umano, da mortale, da uomo.
Era la morte a cui aveva diritto, e spero che nessuno gliela porti mai via.

Star Trek – Lorca perduto

Alcune delle caratteristiche del capitano Gabriel Lorca di Star Trek Discovery.avevano fatto sperare che il suo personaggio potesse rivelarsi un po’ più complesso e interessante del resto della truppa.
Niente da fare. Per Discovery la complessità non è di questo mondo, né di nessun altro.
Lorca in realtà proveniva dal sempre più ridicolo Mirror Universe – un infiltrato, anche lui – e la sua complessità era solo una finta.
È stato ridotto a una macchietta, e poi disintegrato.
Un’altra occasione perduta per la serie di Star Trek che in quanto a pessima sceneggiatura è riuscita ad arrivare là dove nemmeno Enterprise era mai giunta prima.

Black Mirror Universe

USS Callister, la première della quarta stagione di Black Mirror riesce ad essere contemporaneamente la miglior parodia di Star Trek e il miglior film/episodio di Star Trek degli ultimi vent’anni, rivelando quanto i sub-universi vintage che abbiamo visto l’anno scorso nello struggente San Junipero in realtà, più che un paradiso, possano essere un inferno. Dipende dall’admin.
Quello dell’Italia per esempio è ancora Berlusconi.

L’episodio migliore della stagione, e dell’intera serie finora, è però il season finale Black Museum, seguito e upgrade ideale di White Christmas.
Il trittico di short stories interconnesse che compongono Black Museum non ha niente da invidiare ai migliori classici di Robert Sheckley e Harlan Ellison, ed è abbastanza intenso, geniale e beffardo da restituire la speranza nelle potenzialità della SF anche ai più avviliti e scoraggiati dall’attuale stato pietoso dei grossi franchise del genere.
C’è ancora qualcuno in TV in grado di scrivere ottima, autentica fantascienza. Ed è ancora Charlie Brooker di Black Mirror.

Salutami a Sarek

“You helped start a war, don’t you wanna help me end it?” (Star Trek Discovery)

Dall’ambigua utopia kennedyana di TOS alla paranoia guerrafondaia di Enterprise, le serie di Star Trek sono sempre state, nel bene e nel male, lo specchio dei loro tempi. Star Trek Discovery lo è persino più di quanto fosse doveroso aspettarsi.

Come Enterprise, e la saga cinematografica, è un prequel: ormai da vent’anni Star Trek ha rinunciato al futuro, e non fa altro che riscrivere sempre lo stesso passato pre-TOS. Sapremo mai cos’è successo alla Federazione dopo Picard? È stata assimilata dai Borg?
Discovery riscrive la guerra coi Klingon, sfigurandoli sia narrativamente che fisicamente per farne una rozza metafora dell’Isis, il nemico feroce e fanatico dello Scontro di Civiltà.
Un nemico presentato come mostruoso a cominciare dalle grottesche nuove maschere facciali, che impediscono agli attori di comunicare le emozioni con espressioni del volto, cosa che volutamente rende più difficile per il pubblico empatizzare coi loro personaggi.

La protagonista di conseguenza non è in missione esplorativa, ma in cerca di riscatto e vendetta, a dispetto del suo background vulcaniano. Michael è infatti stata allevata da Sarek, espediente che serve a riportare in scena un personaggio già noto ai fans, ma che nel contesto della storia non ha molto senso, come il fatto che Sarek sembri avere con lei un legame sia affettivo che telepatico più profondo di quello mai avuto col figlio Spock.

Adottata e addestrata dall’ambasciatore vulcaniano, capace di abbattere un guerriero klingon da sola, unica a capire in anticipo la minaccia rappresentata dal Califfato Klingon, geniale, indomita, adamantina… Michael è una Mary Sue circondata da stereotipi altrettanto codificati: il Rude Capitano, la Fanciulla Impacciata, l’Infiltrato Dormiente (interpretato da un attore mediorientale), l’Alieno Formale come un maggiordomo (un incrocio insignificante fra alcune caratteristiche superficiali di Data e Odo), lo Scienziato Prometeico che la narrativa “punisce” ripetutamente, sia per i suoi esperimenti, che per il suo orientamento sessuale.

Discovery non torna solo indietro nel tempo nella saga di Star Trek, ma anche nella storia della fantascienza, facendola regredire all’era che Gene Roddenberry detestava.

Carta dei Diritti del Telespettatore Seriale

Il telespettatore seriale ha diritto a:

1) Piantare una serie a metà o in qualsiasi altro punto, saltare episodi, guardarli in ordine sparso, ignorare tutte le stagioni precedenti e/o successive a ciò che lo interessa, senza essere accusato da nessuno di non essere un “vero fan”.

2) Ignorare e/o non considerare parte del canone gli sviluppi della trama che ritiene scritti male, out of character, e/o in contrasto con il resto della mitologia della serie.

3) Amare appassionatamente/odiare a morte uno o più personaggi della serie anche se non hanno fatto assolutamente niente per “meritarselo”.

4) Disprezzare gli autori e/o gli interpreti della serie, pur apprezzando i personaggi che scrivono/interpretano, o viceversa.

5) Considerare espliciti elementi impliciti della psicologia dei personaggi che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di rendere espliciti.

6) Inventare spiegazioni per le incongruenze della serie che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di spiegare.

7) Scrivere fanfic della serie, sia che segua il canone, sia che lo sovverta completamente.

8) Seguire la serie per un solo personaggio/interprete, per un solo elemento della trama, o anche soltanto per criticarla, scriverne male, perculare il cast e/o gli autori.

9) Ignorare in tutto o in parte il resto del fandom della serie, e non interagire con nessuna delle sue iniziative.

10) Ignorare tutte le serie considerate più cool e di tendenza, e guardare invece repliche di Spazio 1999.