Squadra Antimafia – Il ritorno del Boris

Il regista indica la giovane attrice in fondo al set.
– Ma non è possibile, questa deve interpretare una vecchia moribonda, ed è una ragazzina! Almeno truccatela in modo decente!
L’assistente alla regia lo prende da parte.
– Pietro non vuole che la imbruttiamo.
– Neanche per questa scena?
– Neanche per un attimo – indica la segretaria d’edizione – d’altronde oggi le donne a sessant’anni si mantengono bene…
La segretaria si gira di scatto.
-‘A stronzi, che c’ho sessant’anni io?
Il regista allarga le braccia, esasperato.
– Ma Paolo ha cinquant’anni, quella interpreta la sua presunta madre, dovrebbe averne una settantina e ne dimostra venti, non possiamo buttarla in vacca fino a questo punto! Se è vietato truccarla da vecchia, non potremmo almeno prendere una vecchia vera?
L’assistente scuote la testa.
– No, questa della madre è la scena… madre. Pietro ci tiene che sia lei a interpretarla.
Il regista si volta verso il protagonista.
– Paolo, ti tocca fare la scena madre co’ quella.
– Ma l’hanno deciso se è davvero la madre?
– Ancora no. Forse l’anno prossimo. Facciamo un finale aperto.
– Come al solito.
Il regista allarga le braccia.
– Se ci cancellano, rimediamo col montaggio – Indica l’attrice in fondo – Questa scena ormai è così. Lei ti dice che è tua madre, tu l’abbracci e ti commuovi, ma in realtà non si sa ancora se ci credi veramente, o stai al gioco perché ti sta salvando il culo – ammicca – Tu falla un po’ straniato.
– No, dai, straniato no.
– Perché?
– È pseudo brechtiano.
– Cioè?
– Fa cagare.
– Dici?
– Fidati.
– Vabbè, falla come ti pare, tanto sei l’unico a non essere un cane maledetto – Si volta verso la troupe battendo le mani – Giriamo! Dai, dai, dai, che la portiamo a casa!

Ho una teoria su Gus Fring

Era in Cile come agente della CIA

gus-fring

gus-fring

Zeitgeist

Catalogna, A. D. 1364

Quando Eymerich si svegliò nella torre, si ritrovò un pugnale alla gola.
La sua prima reazione fu di rabbia verso se stesso per essersi lasciato sorprendere inerme.
L’uomo che lo minacciava, calvo e allampanato, non era solo: accanto a lui un tipo grassoccio dagli occhi bovini, dietro di loro una donna grifagna. Tutti e tre ammantati di nero, appena illuminati dal riverbero rossastro d’una torcia. Era ancora notte fonda.
– Versate il mio sangue, e brucerete – sibilò l’inquisitore.
L’uomo grassoccio lo fissò.
– E sarebbe il tuo stesso sangue a bruciarmi, se mi schizzasse addosso?… Facciamo la prova – disse, e conficcò di colpo il pugnale nella mano sinistra di Eymerich, inchiodandolo sul tavolaccio di legno.
Poi gli bloccò anche l’altro braccio, torcendoglielo.
L’uomo calvo fece un passo indietro, e assunse un’espressione solenne. Puntò un dito ossuto verso l’inquisitore.
– Nicolas Eymerich, noi t’accusiamo d’essere in realtà ciò che hai sempre finto di combattere. Un essere infernale.
Nonostante il dolore lacerante alla mano, Eymerich si scoprì abbastanza lucido da notare che il sinistro terzetto pareva un’imitazione blasfema d’un tribunale inquisitoriale. Allora si sforzò di stirare le labbra in uno strano sogghigno.
– Dunque m’avete scoperto.
– Non lo neghi? – Chiese l’uomo calvo, in tono di profondo stupore.
– Perché dovrei mentirvi? Sto per massacrarvi tutti.

Base Lunare, 3000 d. C. 

Il tecnico fissa il monitor collegato con la sala comandi.
– Ma che diavolo succede a Myotis? Sembra posseduto.
– Tecnicamente lo è. Da un L-Field estraneo venuto dal passato.
– Derivato da chi?
– Non possiamo saperlo per certo – il collega indica l’altro schermo – questo però è il nome su cui Myotis ha appena fatto ricerche in archivio: Nicolas Eymerich, inquisitore. Forse voleva scoprire cosa noi sappiamo di lui.
– Mi stai dicendo che adesso là dentro, al comando d’un dispositivo in grado di manipolare tutta la Storia dell’umanità provocando allucinazioni e terremoti, c’è un inquisitore medioevale?
Il collega annuisce.
Il tecnico si passa la mano sulla fronte sudata.
– Ma non è proprio lui, giusto? È solo una copia elettromagnetica della sua coscienza, un backup uploadato dal medioevo, e downloadato in un altro corpo qui nel futuro…
– No, è proprio lui, è la stessa coscienza che occupa simultaneamente due diversi corpi in due diversi punti dello spaziotempo. L’Eymerich quassù nel 3000 è in contatto psionico con quello nel medioevo attraverso i raggi che ne hanno registrato l’L-Field. Sono collegati come due emisferi dello stesso cervello. Di fatto sono esattamente la stessa persona. Nicolas Eymerich non s’è downloadato nel futuro, Nicolas Eymerich è ubiquo.
Il tecnico impallidisce.
– Dobbiamo interrompere quel flusso psionico. Riprendere il controllo della base. O lui e quella pazza che lo segue ci stermineranno tutti.

Catalogna, A. D. 1364

– Non dategli retta – la donna grifagna indicò Eymerich – è un demone, signore degli inganni, parla solo per confondervi e spaventarvi. Tutto quello che dice è falso.
 Eymerich annuì.
– È vero. Tutto quello che dico è falso. Compreso questo.
– Che aspettiamo? – Chiese l’uomo grassoccio che lo teneva fermo – Ha confessato. Bruciamolo!
Eymerich si costrinse a una sonora risata sardonica che non era nella sua natura.
– V’illudete di distruggere con un focherello casalingo colui che sorge dalle fornaci incandescenti dell’Inferno?
– Tu bruci gli altri indemoniati quando non ti obbediscono. E funziona.
– Io brucio solo le loro carni mortali, non i demoni che li possiedono, che sono spiriti incorporei – disse sprezzante l’inquisitore – Bruciate pure questa mia spoglia, ne invaserò un’altra. Tornerò a incarnarmi subito – li guardò – in uno di voi.
– Basta! – Brontolò l’uomo grassoccio, afferrando l’altro per una manica – Squartiamolo e facciamola finita!
Il calvo gli rispose rabbioso
– Non è un uomo, è un demone, hanno già cercato d’ammazzarlo cento volte senza riuscirci, tutti quelli che si sono illusi d’averlo distrutto l’hanno poi visto tornare a sterminarli. Noi dobbiamo farlo in modo che funzioni!
– Hai troppa paura di lui.
– Sei un idiota!
L’uomo calvo si girò spingendo bruscamente via il compare, facendogli così perdere la presa su Eymerich.
Era ciò che l’inquisitore sperava. Con uno scatto liberò il braccio destro, si strappò il pugnale che gli trafiggeva la mano sinistra, e con un fendente di sbieco tagliò la gola dell’uomo grassoccio ancora sbilanciato, che cadde sputando sangue.
Mentre Eymerich s’alzava la donna sfoderò un falcetto, e gli si lanciò contro gridando
– Maledetto demonio!
Eymerich s’infilò il pugnale alla cintola, staccò la torcia dal muro, e con quella colpì in piena faccia la donna, incendiandole i capelli. La donna sbandò urlando, e perse il falcetto. Dietro di lei apparve l’uomo calvo armato d’un bastone.
Eymerich parò alla meglio le bastonate con la torcia cercando d’avvicinarsi alla finestra, mentre il dolore alla mano ferita s’irradiava attraverso il braccio a tutto il suo corpo.
La donna col volto devastato dalle ustioni sanguinolente barcollava urlando per la stanza. L’uomo calvo continuava a colpire.
Improvvisamente l’inquisitore disse:
– Uccidi questa spoglia, sarai tu il mio prossimo ricettacolo. E tornerò più forte che mai.
Gridò la formula dal suono più minaccioso che ricordava, gettò la torcia dalla finestra, e si lasciò cadere a terra, come svuotato.
La stanza piombò nelle tenebre. L’uomo calvo si ritrovò a sferrare una bastonata nel vuoto.
– Dove sei strisciato, maledetto serpente?
– Che succede? – Gracchiò la donna, sbattendogli contro.
L’uomo la spinse via. Poi sollevò il bastone con entrambe le mani per colpire in basso alla cieca.
Eymerich gli affondò il pugnale nel ventre fino all’elsa.
Vincendo la ripulsa che provava per il contatto, girò la lama spingendola in alto verso le costole.
L’uomo lasciò cadere il bastone. Poi strinse le mani nodose attorno al collo di Eymerich.
Col fiato mozzo l’inquisitore forzò ancora di più la lama verso l’alto.
L’uomo allentò la presa. Poi crollò sul pavimento di pietra.
– Sei un demone… l’hai confessato – rantolò.
– Io posso dire e fare tutto ciò che devo per sopravvivere, e continuare a compiere la mia missione – siibilò Eymerich.
Estrasse il pugnale dal cadavere.
– Io sono Etere – aggiunse sottovoce.
La donna gli si avventò contro, artigliandolo. L’inquisitore la bloccò col braccio sinistro insanguinato, e le tagliò la gola.
Poi uscì.
La scala della torre sembrava sprofondare in un oscuro abisso senza forma.
Eymerich sentì lo spazio attorno a sé come vorticare e dissolversi nella tenebra indistinta.
Allora deliberatamente picchiò la mano ferita contro il muro di pietra ruvida.
La fitta lancinante e atroce lo scosse, restituendogli il controllo.

Base Lunare, 3000 d. C. 

Il tecnico solleva la testa del collega dalla pozza di sangue.
– Troppo veloce… quella Lilith è troppo veloce col coltello – balbetta l’uomo, agonizzante.
– Sei riuscito a interrompere il flusso psionico prima che ti fermasse?
– No, solo a defletterlo. S’è scisso. S’è… moltiplicato.
– Vuol dire che ora ci sono anche altre incarnazioni di quell’inquisitore in giro per lo spaziotempo? E dove? Quando?
– Credo che una si trovi alla fine del ventesimo secolo. Le altre non sono riuscito a tracciarle. Vattene adesso, quell’indemoniata tornerà a sventrare anche te. Si divertono così quei due.
– E noi gli abbiamo consegnato tutta la Storia dell’umanità.

Cerberus

Fanfic

L’uomo corpulento irrompe nella stanza puntando il dito verso il tipo alto e magro.
– Si può sapere perché secondo te non dovremmo pestarlo? – Indica col pollice la stanza degli interrogatori.
– Potrebbe essere l’uomo sbagliato.
– Non lo è. Me lo sento.
– Non basta.
L’uomo corpulento afferra l’altro per il bavero, spingendolo contro il muro. Il tipo magro continua senza scomporsi
– Potrebbe non sapere nulla, e mentire solo per farti smettere di pestarlo. Così ci porterebbe fuori strada. Prima di interrogare qualcuno, bisogna essere ragionevolmente sicuri che abbia davvero qualcosa da rivelare. Quindi prima indaghiamo meglio su di lui.
– E dopo?
– Lo pesti.
L’uomo corpulento molla il bavero.
– Sai Taco, stavolta non hai tutti i torti.
L’altro accenna una smorfia di fastidio.
– Che c’è Taco, non ti piace se ti chiamo Taco? Urta la tua sensibilità?…
– Io non ho sensibilità. Però non sono né messicano né spagnolo. Sono catalano.
– E io non so un cazzo del Catalex, quindi continuerò a chiamarti Taco, almeno finché avrai quell’accento di merda.
– È già tanto che io sopporti di parlarla, la tua lingua – sibila il tipo magro. L’altro lo riafferra per il bavero
– Non illuderti Taco, il fatto che ti abbia dato ragione una volta non ti autorizza a farmi incazzare impunemente – molla il bavero – Ricordati sempre che questo è il mio regno – aggiunge, uscendo dalla stanza.
– Per ora – sussurra l’uomo alto e magro. Poi segue l’altro nel corridoio pieno di fumo denso come nebbia.