Zeitgeist

Catalogna, A. D. 1364

Quando Eymerich si svegliò nella torre, si ritrovò un pugnale alla gola.
La sua prima reazione fu di rabbia verso se stesso per essersi lasciato sorprendere inerme.
L’uomo che lo minacciava, calvo e allampanato, non era solo: accanto a lui un tipo grassoccio dagli occhi bovini, dietro di loro una donna grifagna. Tutti e tre ammantati di nero, appena illuminati dal riverbero rossastro d’una torcia. Era ancora notte fonda.
– Versate il mio sangue, e brucerete – sibilò l’inquisitore.
L’uomo grassoccio lo fissò.
– E sarebbe il tuo stesso sangue a bruciarmi, se mi schizzasse addosso?… Facciamo la prova – disse, e conficcò di colpo il pugnale nella mano sinistra di Eymerich, inchiodandolo sul tavolaccio di legno.
Poi gli bloccò anche l’altro braccio, torcendoglielo.
L’uomo calvo fece un passo indietro, e assunse un’espressione solenne. Puntò un dito ossuto verso l’inquisitore.
– Nicolas Eymerich, noi t’accusiamo d’essere in realtà ciò che hai sempre finto di combattere. Un essere infernale.
Nonostante il dolore lacerante alla mano, Eymerich si scoprì abbastanza lucido da notare che il sinistro terzetto pareva un’imitazione blasfema d’un tribunale inquisitoriale. Allora si sforzò di stirare le labbra in uno strano sogghigno.
– Dunque m’avete scoperto.
– Non lo neghi? – Chiese l’uomo calvo, in tono di profondo stupore.
– Perché dovrei mentirvi? Sto per massacrarvi tutti.

Base Lunare, 3000 d. C. 

Il tecnico fissa il monitor collegato con la sala comandi.
– Ma che diavolo succede a Myotis? Sembra posseduto.
– Tecnicamente lo è. Da un L-Field estraneo venuto dal passato.
– Derivato da chi?
– Non possiamo saperlo per certo – il collega indica l’altro schermo – questo però è il nome su cui Myotis ha appena fatto ricerche in archivio: Nicolas Eymerich, inquisitore. Forse voleva scoprire cosa noi sappiamo di lui.
– Mi stai dicendo che adesso là dentro, al comando d’un dispositivo in grado di manipolare tutta la Storia dell’umanità provocando allucinazioni e terremoti, c’è un inquisitore medioevale?
Il collega annuisce.
Il tecnico si passa la mano sulla fronte sudata.
– Ma non è proprio lui, giusto? È solo una copia elettromagnetica della sua coscienza, un backup uploadato dal medioevo, e downloadato in un altro corpo qui nel futuro…
– No, è proprio lui, è la stessa coscienza che occupa simultaneamente due diversi corpi in due diversi punti dello spaziotempo. L’Eymerich quassù nel 3000 è in contatto psionico con quello nel medioevo attraverso i raggi che ne hanno registrato l’L-Field. Sono collegati come due emisferi dello stesso cervello. Di fatto sono esattamente la stessa persona. Nicolas Eymerich non s’è downloadato nel futuro, Nicolas Eymerich è ubiquo.
Il tecnico impallidisce.
– Dobbiamo interrompere quel flusso psionico. Riprendere il controllo della base. O lui e quella pazza che lo segue ci stermineranno tutti.

Catalogna, A. D. 1364

– Non dategli retta – la donna grifagna indicò Eymerich – è un demone, signore degli inganni, parla solo per confondervi e spaventarvi. Tutto quello che dice è falso.
 Eymerich annuì.
– È vero. Tutto quello che dico è falso. Compreso questo.
– Che aspettiamo? – Chiese l’uomo grassoccio che lo teneva fermo – Ha confessato. Bruciamolo!
Eymerich si costrinse a una sonora risata sardonica che non era nella sua natura.
– V’illudete di distruggere con un focherello casalingo colui che sorge dalle fornaci incandescenti dell’Inferno?
– Tu bruci gli altri indemoniati quando non ti obbediscono. E funziona.
– Io brucio solo le loro carni mortali, non i demoni che li possiedono, che sono spiriti incorporei – disse sprezzante l’inquisitore – Bruciate pure questa mia spoglia, ne invaserò un’altra. Tornerò a incarnarmi subito – li guardò – in uno di voi.
– Basta! – Brontolò l’uomo grassoccio, afferrando l’altro per una manica – Squartiamolo e facciamola finita!
Il calvo gli rispose rabbioso
– Non è un uomo, è un demone, hanno già cercato d’ammazzarlo cento volte senza riuscirci, tutti quelli che si sono illusi d’averlo distrutto l’hanno poi visto tornare a sterminarli. Noi dobbiamo farlo in modo che funzioni!
– Hai troppa paura di lui.
– Sei un idiota!
L’uomo calvo si girò spingendo bruscamente via il compare, facendogli così perdere la presa su Eymerich.
Era ciò che l’inquisitore sperava. Con uno scatto liberò il braccio destro, si strappò il pugnale che gli trafiggeva la mano sinistra, e con un fendente di sbieco tagliò la gola dell’uomo grassoccio ancora sbilanciato, che cadde sputando sangue.
Mentre Eymerich s’alzava la donna sfoderò un falcetto, e gli si lanciò contro gridando
– Maledetto demonio!
Eymerich s’infilò il pugnale alla cintola, staccò la torcia dal muro, e con quella colpì in piena faccia la donna, incendiandole i capelli. La donna sbandò urlando, e perse il falcetto. Dietro di lei apparve l’uomo calvo armato d’un bastone.
Eymerich parò alla meglio le bastonate con la torcia cercando d’avvicinarsi alla finestra, mentre il dolore alla mano ferita s’irradiava attraverso il braccio a tutto il suo corpo.
La donna col volto devastato dalle ustioni sanguinolente barcollava urlando per la stanza. L’uomo calvo continuava a colpire.
Improvvisamente l’inquisitore disse:
– Uccidi questa spoglia, sarai tu il mio prossimo ricettacolo. E tornerò più forte che mai.
Gridò la formula dal suono più minaccioso che ricordava, gettò la torcia dalla finestra, e si lasciò cadere a terra, come svuotato.
La stanza piombò nelle tenebre. L’uomo calvo si ritrovò a sferrare una bastonata nel vuoto.
– Dove sei strisciato, maledetto serpente?
– Che succede? – Gracchiò la donna, sbattendogli contro.
L’uomo la spinse via. Poi sollevò il bastone con entrambe le mani per colpire in basso alla cieca.
Eymerich gli affondò il pugnale nel ventre fino all’elsa.
Vincendo la ripulsa che provava per il contatto, girò la lama spingendola in alto verso le costole.
L’uomo lasciò cadere il bastone. Poi strinse le mani nodose attorno al collo di Eymerich.
Col fiato mozzo l’inquisitore forzò ancora di più la lama verso l’alto.
L’uomo allentò la presa. Poi crollò sul pavimento di pietra.
– Sei un demone… l’hai confessato – rantolò.
– Io posso dire e fare tutto ciò che devo per sopravvivere, e continuare a compiere la mia missione – siibilò Eymerich.
Estrasse il pugnale dal cadavere.
– Io sono Etere – aggiunse sottovoce.
La donna gli si avventò contro, artigliandolo. L’inquisitore la bloccò col braccio sinistro insanguinato, e le tagliò la gola.
Poi uscì.
La scala della torre sembrava sprofondare in un oscuro abisso senza forma.
Eymerich sentì lo spazio attorno a sé come vorticare e dissolversi nella tenebra indistinta.
Allora deliberatamente picchiò la mano ferita contro il muro di pietra ruvida.
La fitta lancinante e atroce lo scosse, restituendogli il controllo.

Base Lunare, 3000 d. C. 

Il tecnico solleva la testa del collega dalla pozza di sangue.
– Troppo veloce… quella Lilith è troppo veloce col coltello – balbetta l’uomo, agonizzante.
– Sei riuscito a interrompere il flusso psionico prima che ti fermasse?
– No, solo a defletterlo. S’è scisso. S’è… moltiplicato.
– Vuol dire che ora ci sono anche altre incarnazioni di quell’inquisitore in giro per lo spaziotempo? E dove? Quando?
– Credo che una si trovi alla fine del ventesimo secolo. Le altre non sono riuscito a tracciarle. Vattene adesso, quell’indemoniata tornerà a sventrare anche te. Si divertono così quei due.
– E noi gli abbiamo consegnato tutta la Storia dell’umanità.

Doctor Dux

Il Dottore di Moffat è un fascistone. Chi lo dice? Moffat.

feuertrunkenbrax:

“The ultimate hypocrisy at the heart of the Doctor, which is fun to poke a stick at, is that he’s so nasty about soldiers and about people who carry guns, yet look at him – always in the middle of the fight, usually taking command, and I’m not so impressed at his refusal to pick up a gun when he’s inclined, occasionally, to blow up entire planets! I think Danny Pink would say, ‘Look, I picked up a gun to save that guy’s life. You blow up a planet, and you sod off.’ And I think that’s a good character trait of the Doctor’s. I like that he’s the ultimate autocratic liberal – you know, the fascist liberal. It’s what I love about the Robin Hood thing, because it reminds us that the Doctor never stops being a nobleman. He’s a high-born nobleman, used to wealth and privilege, who decided to come down among us lot and help out. He thinks he’s one of the guys, but never stops assuming that he’s in charge and that people will make him tea. You love the Doctor, but you do think, ‘You’re a bit of an arse, and you really, really do think that everybody’s here to carry stuff for you.’ That’s true throughout the Doctors, however ‘men of the people’ they pretend to be. They’re really wonderful men trying to help everybody, but the Doctor does, just like Robin Hood, expect to be in charge. He doesn’t really tolerate being second in command. He’s helping out the people, so long as he can be the boss person with the best bow and arrow – and one day that will come back to haunt him.”