Mutazioni

Better Call Saul è diventato come il video d’una telecamera di sorveglianza: 3 minuti di azione su 10 ore di filmato.
Per fortuna il season finale Winner vale da solo tutta la quarta stagione.

La mutazione subita da Z Nation invece è terminale. Quella che era una serie visionaria e beffarda è stata trasformata in un pippone sul dovere morale di precipiitarsi a voare Partito Democratico nelle elezioni USA di mid-term.

Il politically correct ha preso il sopravvento su qualsiasi altra cosa anche nel nuovo Doctor Who di Chris Chibnall. Ogni episodio ha un’esplicita morale “progressista”, e un’esplicita presa in giro di Donald Trump.
Dal punto di vista strettamente creativo, Chibnall s’è finora dimostrato un Russell T. Davies in sedicesimo: filosofia simile, ma talento notevolmente inferiore.
Solare e un po’ pazza, la sua Thirteen è infatti una versione semplificata di Ten, senza lati oscuri, senza misteri, senza difetti. Un Ten light.
Jodie Wittaker, la prima donna a interpretare il ruolo del Dottore, avrebbe meritato un personaggio più originale della versione analcolica d’un suo predecessore.

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Master SF

masterfulxrhythm: “ itdoesntgethotterthanjohnsimm: “ thirtysecondstomaroon5: “He’s back… ” “Did you miss me?” ” //Okay but can I just wail with joy about this image. Because even encapsulated within two seconds at best, it’s indubitable that John...L’ultima stagione della sua era si apre con una plateale resa di Moffat alla ricetta del predecessore Russell T. Davies, a cominciare dal tentativo di creare una companion credibile e umana come quelle dell’era RTD. Bill Potts, un vero sollievo dopo anni di Impossible Girls.
Più simile per umanità ai Dottori daviesiani è diventato anche Twelve, cambiando drasticamente carattere ancora una volta, dopo i fallimentari tentativi di farne prima uno Sherlock spaziale, e poi un Eleven senile.
Twelve è l’unico Dottore a cambiare completamente personalità senza bisogno di rigenerarsi.
La resa più clamorosa di Moffat sembra essere però l’annunciato ritorno del Master di John Simm.
C’è da augurarsi che sia una resa completa, che il Master sia in character, e che sia tornato per restare.

A Good Man Goes To War

War TenMoffat non è capace di mostrare anziché raccontare nemmeno quando dovrebbe per forza: se non c’è nessun personaggio in scena, ci mette la voce narrante. In rima.

RTD invece è capace di mostrare anche mentre deve raccontare. In The End of Time, Ten spiega a Wilfred quanto i Time Lord sappiano diventare pericolosi, e contemporaneamente glielo dimostra. Infatti in pochi minuti trasforma un cargo mercantile in un’astronave da guerra, mette l’ottantenne Wilfred alle mitragliatrici, sbaraglia tutta la contraerea missilistica della terra, e si precipita come un kamikaze giù dall’astronave direttamente attraverso il lucernaio per spianare una pistola in faccia a Rassilon, e rispedire l’intero pianeta Gallifrey all’inferno.

Non c’era nessun bisogno che Moffat s’inventasse il suo loffio War Doctor, noi avevamo già visto il War Doctor. Ten in The End of Time.

The Doctor lies heavy

L’era RTD di Doctor Who è piena di riferimenti gnostici. Da The Parting of the Ways a Gridlock, da Human Nature/Family of Blood a Turn Left, da Utopia a The End of Time. Il Dottore di Russell T. Davies è il Cristo gnostico che s’oppone al Demiurgo, rappresentato in The End of Time da Lord Rassilon.
Il Dottore di RTD combatte l’Autorità, sempre ritratta come crudele e corrotta.

Anche l’era Moffat è piena di (più grossolani) riferimenti esoterici, il Dottore di Steven Moffat però non combatte l’Autorità, la incarna. E pretende obbedienza: “Do as you’re told!”
Nell’era Moffat, l’Autorità è sempre rappresentata come meritevole e indispensabile.
Se RTD satireggia anche Obama, Moffat simpatizza persino con Nixon.
Il Dottore di Moffat plasma l’universo riscrivendolo e falsificandolo di continuo a suo piacimento. “Rule one: the Doctor lies”.
Il Dottore di Moffat non s’oppone al Demiurgo.
È Il Demiurgo.