Breaking Babylon

b5.jpgLa passione del Badger di Breaking Bad per il cult serial Babylon 5 non è solo un omaggio di Vince Gilligan all’episodio che vede fra le guest star un giovane e capelluto Bryan Cranston.
Babylon 5 ha in comune con Breaking Bad alcune caratteristiche fondamentali, fra cui l’essere un concept di 5 stagioni, e fare dello sviluppo dei personaggi il suo autentico fulcro narrativo, a cominciare da più interessanti e complessi come Londo Mollari che, un po’ come Walter White, viene trascinato dal suo orgoglio da un ruolo di grigio funzionario alle vette dell’impero, alla rovina, e alla catarsi finale.

Live Free or Die
La tematica principale di Babylon 5 è la lotta per la libertà. Dalla rivolta per l’indipendenza della colonia marziana, alla resistenza umana contro il governo golpista terrestre e la sua CIA telepatica (non è un caso che il presidente assassinato dai golpisti si chiami Santiago) alla guerra di liberazione dei Narn dalla dominazione dei Centauri, che rispecchia quella di tutte le specie umanoidi dal controllo dei lovecraftiani Antichi che le adoperano come pedine sulla scacchiera della loro intergalattica proxy war.
Tutte queste lotte, una dentro l’altra, rappresentano lo stesso desiderio di libertà definito la forza più potente dell’universo, che tuttavia prevale sempre solo temporaneamente, e a un costo altissimo.

Babylon 5 è però lontana dalla total quality di Breaking Bad, e gli errori narrativi peggiori non sono sempre attribuibili alle vicissitudini produttive.
Il deus ex machina che resuscita Sheridan.
La conclusione affrettata della Shadow War.
Il condizionamento di Michael Garibaldi, la cui decisione fondamentale di tradire Sheridan viene attribuita ad un intervento telepatico, quando sarebbe stato molto più interessante se fosse stato lo stesso Garibaldi, autonomamente, a convincersi della pericolosità dell’oggettivo God Complex di Sheridan.
E soprattutto il fatto che la liberazione di Centauri Prime dai Drakhi, col sacrificio di G’Kar e Londo Mollari, venga relegata a un flashforward di pochi minuti fuori contesto, quando avrebbe meritato d’essere il series finale in due parti.
La morte di G’Kar e Mollari rimane comunque una delle scene più potenti della serie.

Il finale lascia aperto l’interrogativo principale: la razza umana, una volta acquisito lo stesso potere degli antichi manipolatori alieni, saprà evitarne gli orrori, o ripeterà lo stesso ciclo di dominio e distruzione?

Al netto degli errori, e degli elementi inevitabilmente datati, Babylon 5 rimane comunque fra le migliori space opera di sempre per complessità e coerenza tematica, vastità dello scenario cosmico nel tempo e nello spazio, varietà delle culture aliene e degli stili narrativi con episodi che hanno fatto scuola, dimostrando ciò che la fantascienza Tv può essere.
E che da troppo tempo non è più.

Master SF

masterfulxrhythm: “ itdoesntgethotterthanjohnsimm: “ thirtysecondstomaroon5: “He’s back… ” “Did you miss me?” ” //Okay but can I just wail with joy about this image. Because even encapsulated within two seconds at best, it’s indubitable that John...L’ultima stagione della sua era si apre con una plateale resa di Moffat alla ricetta del predecessore Russell T. Davies, a cominciare dal tentativo di creare una companion credibile e umana come quelle dell’era RTD. Bill Potts, un vero sollievo dopo anni di Impossible Girls.
Più simile per umanità ai Dottori daviesiani è diventato anche Twelve, cambiando drasticamente personalità ancora una volta, dopo i fallimentari tentativi di farne prima uno Sherlock spaziale, e poi un Eleven bis.
La resa più clamorosa di Moffat è però rappresentata dal ritorno del Master di John Simm.
C’è da augurarsi che sia una resa completa, e che il Master sia tornato per restare.

Show must go on

Durante le primarie del PD, Michele Emiliano s’è rotto un tendine ballando la tarantella.
Al suo posto sarà ripescata Giuliana De Sio.

Emiliano ancora ultimo fra i candidati alle primarie del PD.
Guglielmo Mariotto gli ha dato zero.

Il PD si rifiuta di sospendere le primarie per dare la possibilità a Emiliano di riprendersi dall’infortunio.
È il bello della diretta.

Oltre lo Specchio

Considerato da sempre uno sdolcinato classico natalizio, il film La vita è meravigliosa contiene in realtà una rivelazione terrificante.
Quando il protagonista George Bailey, un gioviale benefattore che s’oppone a Potter, un rapace banchiere palazzinaro, decide di suicidarsi per debiti perché incastrato da Potter, l’angelo Clarence lo dissuade mostrandogli una realtà alternativa nella quale non è mai nato, e che per questo è molto diversa da quella che conosce.
Bailey ritrova così al posto del suo idilliaco paesello un sobborgo di baracche e bordelli, vessato da polizia brutale, mafia, e capitalismo selvaggio. E completamente controllato dall’odioso banchiere.
Pottersville.
È evidente: l’infernale dimensione parallela nella quale George Bailey non è mai nato o non è sopravvissuto, e nessuno ha fermato la devastante ascesa del palazzinaro è il mondo in cui viviamo.

Siamo dalla parte sbagliata dello Specchio.

Mezzo secolo dopo, Ritorno al Futuro II ce l’ha ricordato, raccontando e profetizzando l’ascesa di Biff Tanner, cioè Donald Trump.
Non è quindi la Federazione di Picard ad aspettarci nel nostro futuro, ma l’Impero fascista del Mirror Universe.

Alive on Mars

”A barman once toldSam-e-Gene me you know when you’re alive because you can feel, and you know when you’re not because you don’t feel anything”.

Undici anni fa, Life on Mars ha compiuto il miracolo di mixare perfettamente due generi cult apparentemente incompatibili rendendo pienamente giustizia a entrambi. In Life on Mars, fantascienza metafisica e poliziesco anni ’70, come i due protagonisti, sono opposti perfettamente complementari, con un’anima comune.

Gli anni 70 di Life on Mars sono infatti una variante dell’idea Ubikiana correlata agli altrimondi del Bardo Thodol che fa corrispondere diverse epoche a diversi livelli di coscienza.
Gene, il Cerbero della Semivita, rappresenta anche una parte di Sam, che Sam deve riconoscere.
Una delle allusioni più frequenti sono i pugni dati in contemporanea perfetta, ce n’è uno anche nella sigla.
Uno degli episodi più rivelatori è il primo della seconda stagione: man mano che il supporto vitale di Sam viene meno, la sua personalità s’avvicina sempre più a quella di Gene, e viceversa. Alla fine dell’episodio, i due sembrano così prossimi a una ”ricomposizione” che uno finisce le frasi dell’altro.
Poi la telefonata del satanico chirurgo lobotomista ristabilisce la frattura.
Stn, in ebraico ostacolo che divide.

Dopo essere stato costretto per essere riammesso nel nostro mondo a “uccidere” Gene, e quella parte di sé che cercava invece di reintegrare, Sam si rende conto di essere stato mutilato. Sente questo mondo come meno reale dell’altro, e perciò lo abbandona.

Perché senza Gene, Sam non può sentire. Ed è sentire che vuol dire essere vivi.

Retrofuturo

Con la geniale maestria della mise en scene retrò ubikiana e kubrickiana, Legion riesce a restituire la forza originaria a un archetipo che sembrava ormai irrimediabilmente consunto dallo sfruttamento intensivo.

L’aver fatto di David Haller e della sua metà oscura due entità separate rischia però di sottrargli metà del loro fascino. Legion trasforma una storia di personalità multipla in una storia di possessione, e questo è troppo retrò.

I figli di Noè

Abbiamo visto tutti questo sketch de La Smorfia, e tutti abbiamo simpatizzato col personaggio di Massimo Troisi, che per essere ammesso sull’Arca e non annegare nel diluvio universale arriva a fingersi un animale immaginario, un minollo.
Tutti abbiamo trovato odiosa e ridicola l’intransigenza di Noè (Lello Arena) come la spocchia stizzosa del figlio Cam (Enzo De Caro) il cui unico merito è l’essere nato nella famiglia giusta.

Questo sketch parla di migranti.
E oggi noi siamo Cam.

In tema

Per recuperare audience, un paio di talk show politici hanno aggiunto in coda un’appendice paramedica sulle norme igieniche nei luoghi pubblici.
I risultati dei tamponi sono impietosi: nella metro batteri fecali, nella sauna batteri fecali, nella pizza batteri fecali.
Vanno ovunque.
Non hanno vincolo di mandato.

Anima Persa

Circa dieci anni fa, prima che Lost andasse a puttane, ho scritto quest’apocrifo crossover finora inedito, ispirato a One of Them, e all’episodio migliore della serie: The Shape of Things to Come.

 *  *  *

– Vi auguro di non avermi mentito – disse Eymerich in tono minaccioso, scendendo da cavallo. Il pingue frate benedettino gli corse incontro trafelato.
– Magister, ve lo giuro, è comparso dal nulla parlando una lingua infernale!
– Almeno tre o quattro lingue infernali – aggiunse un confratello.
– Comparso dove? – Chiese Eymerich.
– Nella radura dietro il convento, sembrava piovuto dal cielo – disse il primo frate.
– Dall’inferno! – Lo corresse il confratello.
– Basta, portatemi da lui. – tagliò corto l’inquisitore. Quei benedettini lo innervosivano. Sembravano davvero convinti d’aver catturato una creatura infernale, cosa che a guardarli gli sembrava altamente improbabile. Lo condussero a una cella. Incatenato in un angolo giaceva quello che a prima vista sembrava solo un fagotto di stracci.
– Volete interrogarlo Magister? – Chiese il primo frate.
– M’avete detto che parla in demoniese – rispose Eymerich, sarcastico.
– No, parla anche un po’ di catalano – rispose il secondo – anche per questo abbiamo chiamato voi.
– Un po’ di catalano? Me lo farò bastare.
L’inquisitore entrò nella cella. I benedettini si dileguarono. L’uomo rannicchiato nell’angolo sollevò la testa. Eymerich notò i suoi occhi chiarissimi nonostante la penombra. L’uomo lo fissò.
– Padre, vi prego, aiutatemi – disse in catalano, con un filo di voce – questi frati sono pazzi. M’ hanno incatenato qui dicendo che gli servivo per voi.
– Per me?
– Sì, li ho sentiti parlare d’un inquisitore che volevano attirare qui dicendogli d’aver catturato – scosse la testa, e la chinò – un demone – la sua voce si spense in un sussurro incredulo.
Eymerich avvicinò la torcia al prigioniero. L’uomo trasalì, appiattendosi contro il muro. L’inquisitore vide ch’era ferito al braccio destro.
– Chi o che cosa sei? Bada di non mentirmi. Io sono Nicolas Eymerich. Questo non è ancora un interrogatorio formale, ma può diventarlo, e credimi, qualsiasi cosa tu abbia subito finora non sarà niente al confronto di ciò che posso farti infliggere io.
Il prigioniero deglutì.
– Mi chiamo Enrique Gallus, e vengo dalla Catalogna. Sono un pellegrino. Ho chiesto riparo per la notte a questi frati, e loro m’hanno imprigionato, dicendo che sarei stato perfetto come esca. Che sareste venuto qui, e m’avreste preso davvero per un demone.
Alla luce della torcia i suoi occhi sgranati scintillavano di bagliori rossastri.
– A quale scopo?
Il prigioniero allungò lentamente il braccio sinistro per quanto glielo consentiva la catena, e indicò la porta.
– Imprigionare anche voi.
Eymerich si voltò. La porta era chiusa e priva di maniglia.

* * *

Appena uditi i colpi imperiosi, il benedettino grassoccio si precipitò alla porta della cella.
– Magister, siete voi?
– Apritemi immediatamente!
– Siete proprio voi? Non siete… posseduto?
Con una spallata violenta Eymerich scardinò la porta, uscì come una furia, e s’avventò sul frate, sbattendolo contro la parete di fronte.
– Che cosa avevate intenzione di fare? – Ringhiò.
Il benedettino rabbrividì violentemente.
– Il demone ha detto che sarebbe riuscito a trasformare in un suo succube chiunque avesse osato interrogarlo – balbettò – ha detto che è quello che fa sempre. Noi confidiamo in voi Magister, sappiamo che nessuno vi è secondo nella lotta contro i demoni, ma prima di aprivi volevamo essere certi che foste ancora voi.
Eymerich si voltò verso l’uomo nella cella.
– Mostratemi dove l’avete trovato – disse al frate. Poi si rivolse al prigioniero – Avrai il tuo interrogatorio formale. E saprò esattamente cosa chiederti.

* * *

Quando tornarono, l’inquisitore portava un fagotto sotto il braccio.
Il prigioniero sollevò lentamente la testa con aria dimessa.
Senza una parola, Eymerich svolse il fagotto davanti a lui. Era una giacca.
Il prigioniero la vide. La sua espressione cambiò completamente. Diventò gelida.
– Così l’hai trovata – disse in castigliano perfetto. Anche la sua voce era cambiata. Più profonda.
– Non è stato difficile, non devi avere avuto il tempo per seppellirla bene. Avresti forse potuto continuare a ingannare questi frati, ma non me – Eymerich indicò lo strano simbolo ottagonale sulla giacca – io so bene cos’è questo.
– Cos’è? – Chiese timidamente il benedettino.
– L’emblema d’una setta che si nasconde in questa zona, dove è stato trovato varie altre volte su oggetti bizzarri. Sospettavo che c’entrasse la setta, perciò ho risposto alla vostra richiesta d’aiuto. L’ottagono veniva usato anche dai Templari. Federico II° di Svevia, l’eretico, ha persino fatto costruire un intero castello con questa forma, Castel del Monte.
– Non ne sapevo niente – disse il frate..
– Non mi stupisce – commentò Eymerich, sarcastico.
– Credo che anche tu non ne sappia poi granché, Nicolas – disse il prigioniero, con l’ombra d’un sorriso.
– Ho trovato l’ingresso del vostro covo – rispose l’inquisitore, sprezzante, ed estrasse un paio di grosse pinze rugginose dalla bisaccia alla cintola.
Il prigioniero le guardò, e rimase impassibile.
– Saprai anche dov’è il tempio, ma senza uno di noi non riuscirai mai a entrarci – disse.
Eymerich s’infilò la giacca nella bisaccia, e impugnò le pinze.
Agganciò l’anello che legava al muro la catena del prigioniero, e lo spezzò.
– Lo so – disse – ed è per questo che tu verrai con me. E mi ci farai entrare.
Afferrò la catena, e con uno strattone violento lo costrinse ad alzarsi.
– A meno che tu non preferisca descrivermelo durante quell’interrogatorio formale.

* * *

Quando arrivarono era quasi buio. Il prigioniero si fermò davanti a un pozzo ottagonale. Eymerich strattonò ancora la catena. L’uomo fece scorrere le mani sul bordo del pozzo, come per saggiare la consistenza delle pietre. Il pozzo s’aprì in due verticalmente, svelando al di sotto l’inizio d’una scalinata a chiocciola che sembrava arrivare al centro della terra. Il benedettino che portava la torcia si ritrasse, visibilmente intimorito. L’inquisitore gettò le pinze, e gli strappò la torcia di mano.
– Scendi – ordinò al prigioniero, che obbedì.
– Magister, vi calerete nel cuore dell’inferno senza una scorta armata? – Chiese il frate, tremante.
– Sarebbe forse la prima volta? – Rispose Eymerich, e s’avviò.
L’angusta e vertiginosa scalinata pareva interminabile. Finalmente giunse l’ultimo gradino, e i due sbucarono in un’ampia caverna ingombra di misteriosi manufatti. L’inquisitore sollevò la torcia, e si guardò attorno attentamente.
Il prigioniero afferrò la catena, e con uno scatto violento la strappò di mano a Eymerich. Poi la fece roteare un paio di volte, e la usò come una frusta contro l’inquisitore.

*  *  *

Quando Eymerich si riprese, i ceppi della catena erano ai suoi polsi, bloccati a un anello del muro.
– Mi dispiace – gli disse l’uomo, in tono gentile. Aveva indossato la giacca col simbolo – Vedi Nicolas, io non dovrei essere qui. Ci sono finito per sbaglio, e devo assolutamente andarmene – Cominciò ad armeggiare coi manufatti – Questo è un secolo in cui per fortuna si finisce raramente. Sapevo che c’era una stazione costruita da chi c’era finito, ma non sapevo esattamente dove. Quindi mi serviva un esperto dei luoghi magici di queste parti per trovarla. E chi meglio di te? – Accennò un sorriso.
– Ti sei lasciato imprigionare volutamente da quei frati idioti perché chiedessero il mio intervento? Hai nascosto volutamente male la tua giacca perché io la trovassi, e ti trascinassi qui?
L’uomo annuì – mi dispiace, ma dovevo – ripeté, e continuò ad armeggiare.
– Magister, avevate proprio ragione a chiedermi di seguirvi a distanza – disse frate Pedro Bagueny, sbucando dalla scalinata armato delle grosse pinze.
L’uomo sgranò gli occhi, poi li alzò al cielo. Estrasse una sorta d’astuccio nero dalla tasca della giacca. Bagueny gli si scagliò contro mulinando le pinze. L’astuccio nero si rivelò un bastone telescopico di metallo. Con due fendenti l’uomo parò l’assalto di Bagueny, e riuscì a stordirlo, sbattendolo a terra – Io me ne devo andare – disse cupo.
– L’unico posto dove andrai è l’inferno! – Ringhiò Eymerich. L’uomo si voltò a fissarlo.
– Nicolas, tu sei una delle persone più intelligenti e colte del tuo secolo, questa cieca superstizione non ti fa onore. Le cose non sono così semplici, e da qualche parte dentro di te anche tu lo sai.
Pedro si riprese, si alzò appoggiandosi alla parete, e con le pinze agganciò l’anello dei ceppi di Eymerich.
L’uomo pigiò alcune pietre istoriate di bizzarri geroglifici sulla parete accanto a lui. La caverna vibrò violentemente.
Pedro spezzò l’anello dei ceppi.
L’uomo richiuse il bastone, e se lo infilò nella tasca dei pantaloni.
Eymerich si liberò.
L’uomo sgusciò dentro una profonda nicchia nella parete.
Eymerich gli si avventò contro.
La nicchia si riempì di luce bianca accecante.

* * *

L’inquisitore riprese i sensi di colpo, in modo violento e doloroso. Una luce bianca lo accecava ancora, ma era quella del sole. Sentì delle voci, e un crepitio. Si tirò su a fatica, e vomitò.
Si guardò attorno: era nel mezzo d’una zona desertica. Poco distante un cavallo, e i corpi di quelli che sembravano due saraceni. Uno dei due respirava ancora.
Eymerich ricordò d’aver già sperimentato una volta quella sorta di demoniaco viaggio istantaneo, al tempo della sua lotta contro le streghe di Diana. Quindi non si lasciò sopraffare dal disorientamento. Recuperò il cavallo, ci montò sopra, e lo spronò verso Ovest.

* * *

Ben Linus finì di medicarsi il braccio, e controllò Wikipedia. Nicolas Eymerich risultava morto nel 1399, quindi non poteva essersi teletrasportato nel futuro insieme a lui come gli era sembrato che fosse successo.
Eppure….
Sì ricordò degli esperimenti Dharma: quando adoperato a carico doppio, il teletrasporto temporale funzionava come un duplicatore, trasferendo nel futuro solo una copia del secondo passeggero, e lasciando l’originale nel tempo di partenza.
Possibile che ci fosse un doppelganger di quell’inquisitore medievale in giro per il XXI secolo?  Ben rabbrividì.
Aveva però problemi più urgenti a cui pensare.
Riuscire a trovare il modo di tornare sull’isola.

Il Potere della Parola

Nel 1994 della pubblicazione di Nicolas Eymerich Inquisitore, arrivavano alla Tv italiana le prime 5 stagioni di Star Trek The Next Generation. Quest’inedito è il primo apocrifo crossover che ho scritto qualche anno dopo. Gli episodi di TNG citati sono Journey’s End e Ship in a Bottle.

 *  *  *

Deanna finì di sistemarsi il lungo abito di foggia trecentesca.
– Su cosa è basato questo tuo nuovo programma olografico, William? Si direbbe una saga medievale.
Riker accennò un sorriso sornione.
– È molto di più. Una serie di romanzi scritti fra il XX° e il XXI° secolo in Italia da Valerio Evangelisti.
– C’era ancora l’Italia nel XXI° secolo?
– Solo nei primi anni, prima di sparire sotto il livello del mare per lo scioglimento dei ghiacciai.
– Sono pronta – annunciò Deanna sorridendo. Riker le offrì il braccio, e insieme entrarono sul ponte ologrammi. Deanna si mostrò subito ammirata per la precisione dei dettagli.
– È una tipica caratteristica dei romanzi che ho voluto trasporre fedelmente nel programma – disse Riker, con una punta d’orgoglio – Il protagonista è ispirato a un personaggio storico realmente esistito,  d’origine ispanica come gli antenati conquistadores del capitano. Ti sorprenderà – aggiunse ammiccando.
– Non vedo l’ora – sorrise Deanna.
Una freccia trapassò la gola di Riker.
Il primo ufficiale emise un rantolo soffocato, poi crollò di schianto.
Deanna urlò, e si chinò su di lui, sconvolta.
– Emergenza sul ponte ologrammi! – Gridò – Computer! Blocca il programma!
Fu inutile.

 *  *  *

Eymerich era furibondo.
– Magister, era l’unico modo per fermarlo – disse il balestriere – l’abbiamo visto apparire dal nulla, e lo sapevamo capace di sparire in un attimo. Era un demone!
– I demoni sono spiriti incorporei, questo invece è un cadavere che non può rivelarci più nulla – scandì Eymerich – E vi siete anche fatti scappare la femmina!
– Sì Magister – ammise il balestriere, visibilmente spaventato dalla furia dell’inquisitore – però stavolta non è riuscita a dissolversi, s’è solo confusa tra la folla.
– Perché ho scoperto le loro formule, e so come invertirle. Non sono demoni, solo negromanti – si rivolse al resto delle guardie – è il momento di agire.

 *  *  *

– Uno dei personaggi ha preso il controllo del ponte ologrammi? Di nuovo? – Picard si girò verso Data.
– Dev’essere diventato senziente, com’era accaduto a Moriarty – rispose l’androide.
– Come stanno Deanna e William?
– Entrambi i loro segnali vitali sono cessati – rispose Beverly, pallida – ma potrebbe essere perché l’ologramma è riuscito a schermare il ponte, interrompendo ogni comunicazione
– Ma com’è possibile che il computer gli obbedisca così? – Protestò Worf – Conoscere i codici d’accesso non basta…
Le porte s’aprirono. Eymerich marciò deciso in plancia.
Picard s’alzò e lo fissò.
– Adesso capisco – disse – William t’ha dato il mio aspetto. Una sorta di omaggio, probabilmente – aggiunse malinconico – anche per questo il computer ti riconosce come un’autorità legittima.
– Io sono l’unica autorità legittima – disse l’inquisitore, sprezzante – E sei tu che stai imitando il mio aspetto. Ma non ingannerai più nessuno.
– Suppongo che tu sia riuscito anche ad accedere ai protocolli del Dottore Olografico per riuscire a materializzarti al di fuori del ponte ologrammi.
– Ti riferisci al fatto che posso spostarmi dove voglio? Posso anche trasferire ciò che voglio. Computer, sicurezza! – Ordinò. Un paio di balestrieri si materializzarono al suo fianco, tenendo sotto tiro il resto della plancia.
– Sei stato abile – commentò Picard.
Eymerich accennò un sogghigno.
– In realtà non è stato difficile. Tutto il vostro potere non è che una ragnatela di parole. Ogni volta che uno di voi si manifestava, io ne annotavo o facevo annotare ogni frase, specialmente quelle che suonavano prive di senso. Così ho scoperto tutte le vostre formule, e come usarle contro di voi.
Picard scosse la testa.
– Credi di sapere tutto? Non hai idea di quello che non sai. Non hai idea di dove ti trovi né del danno che potresti fare se prendessi davvero il controllo di questa… unità.
– Non preoccuparti di quello che non so – rispose l’inquisitore – perché lo scoprirò. Computer! – Ordinò – Programma Quaestio Eymerich Uno. Eseguire!