Out of character

Giuseppi Conte ha cambiato personalità in modo così irrealistico, che sembra scritto da Moffat. E forse lo è.

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Repubblica a tre

Le prime due erano repubbliche parlamentari.
Quale sarà il format della terza?

Repubblica Procedurale
Un premier fisso, ma con una diversa maggioranza di governo ogni settimana. Durante la stagione estiva verranno replicati i governi di quella invernale.

Repubblica Serializzata
Tre partiti di governo invischiati in un intreccio di gelosie, tradimenti, abbandoni, e riconciliazioni. Un triangolo senza soluzione, fatto solo per distrarre dai reali problemi quotidiani il pubblico dell’ora di pranzo.

Repubblica Evento
Un governo a termine che duri solo una stagione, e serva a liquidare lo Stato italiano, trasformandolo in un parco a tema Delos.

It’s a kind of magic

La miniserie Good Omens è una delle migliori trasposizioni mai realizzate d’un classico, grazie innanzitutto all’assoluta perfezione del cast, e alla sempiterna genialità del testo.

Ma se l’interpretazione magica di David Tennant e Michael Sheen (e Jon Hamm) e l’ironia iconoclasta di Neil Gaiman e Terrry Pratchett ancora non vi bastano per considerare Good Omens la serie dell’anno, pensate a come la rivalità tra Paradiso e Inferno oggi rispecchi accuratamente quella fra Imperialisti e Populisti, fra Draghi e Trump, tanto diversi nell’apparenza quanto simili nella sostanza, nei mezzi e nei fini. Stessa arroganza, stessa crudeltà, stesso reale obiettivo al di là della retorica: il potere.

Anche stavolta, come negli anni della Guerra Fredda, la scelta giusta fra i due è nessuno dei due, è l’unica vera alternativa, l’anarchia e l’empatia dell’ineffabile Aziraphale, e di Crowley, suo ironico, inseparabile compagno e salvatore.
Angelo e diavolo custodi dell’umanità.