Keep Calm and Marathon

Quando accendo la Tv su La7 e non ci trovo una maratona di Mentana temo subito che sia successo qualcosa di grave.

The Final Retcon

Il series finale di Sherlock è stato così scadente che parte del pubblico l’ha creduto un falso, ed ha chiesto alla BBC di mandare in onda “quello vero”.

Dopo aver cercato per anni di “appropriarsi” di tutto il canone di Doctor Who riscrivendolo retroattivamente, e tentando di rendere un personaggio inconsistente da lui creato, Clara, la “vera” protagonista della serie, Moffat ha cercato di fare lo stesso coll’universo sherlockiano.
Come nell’episodio Listen di Doctor Who aveva fatto di Clara l’accidentale responsabile dell’origin story del Dottore, per il series finale di Sherlock ha creato Eurus, improbabile sorella segreta sociopatica di Sherlock, apposta per affidarle un ruolo analogo.

In The Final Problem quindi Eurus interpreta in modo piatto e monocorde lo stereotipo della Strega dell’Est al quale il suo nome allude, cercando d’accreditarsi come la “vera” protagonista dell’universo sherlockiano, responsabile del trauma primigenio che ha plasmato tutta la personalità di Sherlock e profondamente segnato quella di Mycroft; regista occulta delle trame criminali di Moriarty; nonché personificazione della Melancholia, dominus delle loro vite.
Il tentativo, ‎velleitario quanto fallimentare, produce un episodio di rara bruttezza crivellato di plotholes, un lugubre pastrocchio d’incongruenze, forzature, assurdità e logori espedienti scopiazzati da altri franchise. Batman, Saw, Hannibal, Skyfall, tutti gli horror asiatici degli ultimi 20 anni, non c’è niente in The Final Problem che non sappia di sbobba riciclata, come non c’è più niente nel rintronato energumeno che lo Sherlock di Moffat è diventato che ricordi l’Holmes originale, o anche soltanto quello del pilot.

Se la serie aveva avuto un merito particolare, anche grazie all’interpretazione di Martin Freeman, era il tentativo di aggiungere un’inedita complessità al personaggio di John Watson. Anche questo è stato azzerato dalla quarta stagione, in favore d’un ringhioso cliché da action movie.
La chiosa postuma affidata alla povera Mary Morstan (che anche da morta cambia personalità a ogni episodio) “Non importa chi siete davvero, quello che conta sono le avventure”  suona infatti come una patetica giustificazione dell’incapacità dell’autore di costruire personaggi coerenti.
Cazzaro come al solito, Moffat aveva promesso che questo finale avrebbe “fatto la Storia della TV”.
Se Sherlock passerà alla Storia, sarà per essere riuscito in soli 13 episodi a diventare la peggiore parodia di se stesso.

Prossimamente

Una lista dei blockbuster in arrivo per il 2017:

Supereroi
Altri Supereroi
Supereroi avanzati dalla volta prima
Supereroi che abbiamo trovato dietro al divano
Supereroi che abbiamo trovato in fondo all’armadio
Supereroi che abbiamo trovato nello sgabuzzino delle scope
Supereroi che abbiamo trovato nel garage fra gli scarafaggi
Supereroi che avevamo deciso di buttare, ma poi ci siamo detti beh, tanto vale usare anche questi
Supereroi che avevamo già buttato, ma siamo andati a recuperare dal cassonetto
Supereroi che sembrano copiati da quelli degli altri, ma in realtà erano stati creati prima, giuro
Supereroi effettivamente copiati da quelli degli altri
Supereroi imbecilli e ridicoli, ma abbiate pazienza sono proprio gli ultimi che ci sono rimasti
Sorpresa! Indovinate cosa abbiamo trovato? Altri Supereroi.

La risposta

Nel finale de Il Sorpasso, l’idea che dà la reazione di Bruno (Gassman) alla morte di Roberto (Trintignant) è che non sia la sua prima vittima.
Bruno ha bisogno d’un pubblico, in particolare ha bisogno di spettatori come Roberto.
Molti giustamente riconoscono in Bruno la personificazione del boom economico, per quello che fa credere a Roberto di poter essere, prima di lasciarlo morto sul fondo d’un burrone.
Anche Bruno però non è quello che fa credere di essere.

Bruno sa che tutto il vitalismo e la sicumera che ostenta in realtà sono una recita. Sa che il personaggio che interpreta è fittizio, quindi ha bisogno d’uno spettatore che lo renda temporaneamente reale credendoci. 
Per questo va a caccia di spettatori da trascinare e consumare nella sua fuga da se stesso, nel suo tentativo di sorpassare la realtà, sorpassare la morte.
Roberto non è stato il primo, e non sarà l’ultimo.

Sara: “Perché fai quello che fai?”
De Silva: “Non ce l’ho una risposta. Non ancora”. 
(SAM, s7e10)

Quando De Silva non ha nessuno da manipolare, non ha una vittima, uno spettatore per il quale allestire uno dei suoi regni illusori, ed è costretto a rimanere, seppure per poco, da solo con se stesso, precipita in una specie di buco nero esistenziale.
De Silva sa che i mondi che costruisce sono fittizi come tutti gli altri, quindi ha bisogno di qualcuno che li renda temporaneamente reali credendoci.
Altrimenti resta solo di fronte alla visione di ciò che Philip K. Dick chiama le travi sotto il pavimento della realtà.

De Silva è Bruno.

Stalk Trek

passengersParere diffuso è che Passengers sia diretto al pubblico femminile, sia un film di fantascienza per donne. Questo è un insulto sia per la fantascienza, che per le donne.
In realtà ciò che succede al protagonista di Passengers è la realizzazione d’una tipica fantasia maschile, mentre la protagonista si ritrova intrappolata in un incubo degno di Shining, con tanto di labirintici corridoi deserti, e barista citazionista.
Un incubo che gli spettatori maschi trovano romantico, addirittura troppo romantico.

Svegliatosi in anticipo dalla stasi tutto solo sull’astronave per un guasto alla capsula, Jim il protagonista di Passengers si sceglie Aurora, la più figa degli altri passeggeri in stasi, e la sveglia perché gli faccia compagnia, pur sapendo che significa condannarla a una vita d’isolamento nello spazio, visto che l’arrivo sul pianeta extrasolare è previsto dopo un secolo.

Jim è un cialtrone, che in realtà non sarebbe neanche capace di salvare l’astronave se il povero Fishburne, da bravo Deus Ex Machina, non apparisse a spiegargli per filo e per segno la causa dei guasti, per poi morire come si conviene agli afroamericani nei film di genere, lasciandolo di nuovo solo con Aurora.

Eppure Aurora s’innamora perdutamente di Jim, lo perdona, e alla fine decide di sacrificare volontariamente tutti i suoi sogni, i suoi interessi e i suoi progetti, pur di passare il resto della vita completamente sola con lui nello spazio. Si sa, le donne credono di voler scrivere, viaggiare, conoscere mondi nuovi, vedere il futuro, ma in realtà per essere felici tutto quello che gli serve è un marito, no?

Passengers è stato definito una specie di Titanic astrale, in realtà è un Sette spose per sette fratelli con una sola sposa e un solo fratello.
Sempre la stessa perniciosa convinzione degli uomini che la storia con la donna che vogliono possa anche cominciare con una loro imposizione – un rapimento, un ricatto, uno stupro – ma alla fine, se insistono abbastanza, se fanno qualcosa di grande, lei non potrà fare a meno di amarli.
La Bisbetica sarà domata, la Bella sposerà la Bestia, e vivranno felici e contenti.
È la nefasta illusione della quale si nutrono tutti gli stalker.
Dai semplici rompicoglioni, agli assassini.

In una versione più realistica della storia, Aurora scoprirebbe che in realtà è almeno la decima ad essere stata svegliata. Jim ha espulso tutte le precedenti nello spazio perché lo hanno respinto.

There’s something on your back, Doctor

Con uno special natalizio d’una stupidità deprimente è cominciato l’ultimo anno della disastrosa gestione Moffat.
Chris Chibnail dovrà faticare parecchio per recuperare la serie dal cassonetto nel quale è finita, e non solo qualitativamente.

La reazionaria e pasticciata restaurazione di Gallifrey non è l’unico retcon a rendere totalmente incompatibile l’era Moffat con la precedente.
L’aver cancellato dalla memoria degli umani il ricordo di tutti i precedenti incontri con alieni, eliminando così anche l’indispensabile backstory di Adelaide Brooke; l’aver cercato di spargere Clara lungo tutta la timeline del Dottore, nel pretenzioso quanto vano tentativo di farne “la companion più importante di tutti i tempi”; il finale del farsesco The Husband of River Song, nel quale Twelve rivela improvvisamente a River quando e dove lei morirà.
Per non parlare del pastrocchio di Trenzalore, pianeta sul quale il Dottore sarebbe dovuto morire per poter incontrare Clara, e dal quale è tranquillamente uscito vivo, incapsulando così tutta l’era Moffat in un enorme paradosso.
Come un sub-universo creato da un parassita alieno, lo scarafaggio di Turn Left.
Un sub-universo stercorario da far collassare al più presto.

The Saviors

Negan è la personificazione del peggior incubo degli americani: che qualcuno tratti loro come loro trattano il resto del mondo.

Show must go home

Ieri su Rai4:

The Zygon Invasion
Salve, sono Peter Harness, quello che sinceramente non s’era reso conto che un sermone contro l’interruzione di gravidanza potesse essere inteso come un sermone contro l’aborto. Premetto che non sono razzista, però secondo me tutti questi immigrati che stanno arrivando in realtà sono MOSTRI VENUTI DALLO SPAZIO PER STERMINARCI TUTTI!!!11!!1!1!!!1!!!!

The Zygon Inversion
Salve, sono Steven Moffat, e come showrunner mi tocca provare a dare una riverniciata pseudo-pacifista a questo delirio nazistoide, inserendoci un pippone sugli Anni di Piombo che in realtà non c’entrerebbe un cazzo, ma che darà al Dottore la possibilità di fare del reducismo ingiustificato su quella volta che NON ha distrutto Gallifrey,
Siamo bravi, eh? Chissà perché la BBC ci ha rimpiazzati.

Parola di Spot II

La giovane astronauta galleggia a gravità zero. Una donna nello spazio, cosa starà facendo? Esplorazione, ricerche, esperimenti? No, le pulizie.

Un tizio sbava per un’automobile nuova. “Me la merito?” si chiede. “Certo” si risponde, perché è stato abbastanza eroico da accompagnare la moglie piagnona al cinema.

Anche le donne usano lo smartphone per comunicare via web, ma con chi? Col forno, e con la lavatrice per sapere quando il bucato è pronto, mentre fanno ginnastica in palestra per dimagrire. Anzi “ridurre il gonfiore” che non sono riuscite a eliminare ammazzandosi di purghe.

Perché stupirsi che il suo comportamento sessista non abbia danneggiato Trump?
Dopotutto il sessismo è ancora considerato ottima pubblicità.

Spin Off

Il boss la vuole morta. Ma lei è decisa a combattere.
Dopo Squadra Antimafia, Rosy Bindi – La Serie.