La Dottoressa Giò

Il flop della passata stagione ha spinto Chris Chibnall, attuale showrunner di Doctor Who, a rinunciare al tentativo d’imitare Russel T. Davies, e cominciare ad imitare Steven Moffat, con una Thirteen che non è più la copia sbiadita di Ten, ma di Eleven, un Master ridicolo che si crede Zoolander, e un retcon demenziale che demolisce la mitologia della serie dalle fondamenta, declassando il personaggio del Dottore da Timelord ribelle a Principessa Segreta, classico trope sessista ed eugenetico che fa derivare la rilevanza d’un personaggio femminile dalle sue ascendenze biologiche.

Chris Chibnall non è riuscito come sperava ad eguagliare Russell T. Davies. Però è riuscito a superare Moffat.
In peggio.

Sipario

L’era Moffat di Doctor Who s’è finalmente conclusa, not with a bang, ma con l’ennesimo loffio pippone, nel quale Twelve in punto di morte ha di nuovo declamato ciò che dovrebbe essere il Dottore anziché dimostrarlo; e con l’inutile, deprimente evocazione d’una serie di fantasmi, Bill, Nardole, l’immancabile Clara circonfusa di luce, e One, il Primo Dottore, purtroppo ridotto a una macchietta da teatro dialettale.

Thirteen ha quindi simbolicamente cominciato la sua vita e la sua avventura precipitando nel vuoto: a Chris Chibnall infatti tocca adesso il gravoso compito di risollevare la serie e il personaggio dallo strapiombo nel quale l’arrogante incompetenza di Moffat li ha precipitati.

About Time

Jodie Whittaker sarà la prima donna a interpretare il ruolo del Dottore.
L’era Chibnall di Doctor Who si apre con un segnale di discontinuità e rinnovamento, cose delle quali la serie ha un disperato bisogno.
Una scelta apprezzabile e coraggiosa in sé, la cui effettiva riuscita narrativa però dipenderà dalla qualità dell’esecuzione.

È fondamentale che il Dottore non diventi una Dottoressa nel modo grottesco e intrinsecamente sessista nel quale il Master era diventato Missy.
È ragionevole sperare che non succederà, perché per fortuna alla scrivania dello showrunner finalmente non ci sarà più Moffat.

The Doctor Fails

Cominciata col maldestro tentativo di imitare la formula del precedente showrunner Russell T. Davies, l’ultima stagione dell’era Moffat di Doctor Who è proseguita con un’avvilente serie di pessime copie di episodi precedenti, che tentavano di riprodurne la lettera, fallendo miseramente nel coglierne lo spirito.

Purtroppo però il peggior fallimento è stato riportare in scena il Master di John Simm azzerandone completamente la complessità e l’umanità, per ridurlo a una specie di spalla ottusa e stizzosa per l’insopportabile birignao di Missy, e defraudarlo della stupenda uscita di scena di The End of Time.

Il pippone autocelebrativo di Twelve su quanto sia gentile a sacrificarsi per i coloni sull’astronave ha poi dimostrato come Moffat non capisca la differenza fra scrivere DI un personaggio, e scrivere PER un personaggio.
È vero, il Dottore aiuta il prossimo per gentilezza e senso di giustizia, ma è cosa diversa farglielo proclamare ad alta voce.
È come se Gino Strada si mettesse a dire di se stesso “Guardatemi, potrei fare miliardi con la chirurgia plastica, e invece sto al fronte a ricucire le panze ai pezzenti, SONO UN SANTO!”

La stagione s’è chiusa con la replica per Bill dell’happy ending di Clara, l’imitazione di Twelve dell’iconico addio di Ten, e il preoccupante annuncio che nel suo ultimo episodio, lo special di Natale, Moffat cercherà ancora una volta d’inserirsi nella storia passata della serie per riscriverla – e rovinarla – a sua immagine.

Master SF

masterfulxrhythm: “ itdoesntgethotterthanjohnsimm: “ thirtysecondstomaroon5: “He’s back… ” “Did you miss me?” ” //Okay but can I just wail with joy about this image. Because even encapsulated within two seconds at best, it’s indubitable that John...L’ultima stagione della sua era si apre con una plateale resa di Moffat alla ricetta del predecessore Russell T. Davies, a cominciare dal tentativo di creare una companion credibile e umana come quelle dell’era RTD. Bill Potts, un vero sollievo dopo anni di Impossible Girls.
Più simile per umanità ai Dottori daviesiani è diventato anche Twelve, cambiando drasticamente carattere ancora una volta, dopo i fallimentari tentativi di farne prima uno Sherlock spaziale, e poi un Eleven senile.
Twelve è l’unico Dottore a cambiare completamente personalità senza bisogno di rigenerarsi.
La resa più clamorosa di Moffat sembra essere però l’annunciato ritorno del Master di John Simm.
C’è da augurarsi che sia una resa completa, che il Master sia in character, e che sia tornato per restare.