Il bue e l’asino

Quando attaccavo i governi del PD, avevo molti lettori grillini.
Quando ho cominciato ad attaccare il governo Grilloverde, ne ho persi parecchi.
Alcuni mi accusavano d’essere passata col PD.
Loro accusavano me.

Citazioni citabili IX – Movie Edition

Armageddon
“Il Movimento 5 Stelle non è piovuto dal cielo come un meteorite, c’era tutto il tempo di reagire”
Pietro Senaldi, a Coffee Break

The Dark Knight
“Quando c’era Salvini, l’Italia sembrava Gotham City”
Dario Franceschini, a Otto e Mezzo

Goodfellas
“Claudio Martelli, insieme a Craxi, Berlinguer, De Mita, Forlani, Andreotti e De Michelis, fa parte di quelli che hanno reso grande l’Italia”
Piero Sansonetti, a L’aria che Tira

Dark Star

Il Movimento 5 Stelle non è di sinistra.
E non è neanche equidistante, trasversale, ortogonale, post-ideologico, o qualche altra stronzata del genere.
Il Movimento 5 Stelle è di destra.

Il qualunquismo è di destra. Il giustizialismo è di destra. Il nazionalismo è di destra. Il complottismo è di destra.
L’assistenzialismo è di destra. I sussidi condizionati servono al padronato per sedare i poveri, e fargli spendere qualche soldo per far girare l’economia anche in tempi grami.
Il reddito di cittadinanza è l’equivalente grillino dei pacchi di pasta che distribuisce CasaPound ai borgatari (bianchi).

Il Movimento 5 Stelle è di destra.
Quindi è l’alleato ideale del PD.

Stelle Gemelle

C’era una volta un lupo cattivo. Però più che cattivo, era stronzo. Ma così stronzo, ma così stronzo, che si mise in trappola da solo, e finì sbranato dalla Nonna.
C’era una volta un burattino di nome Giuseppinocchio, che cambiò burattinai, e si mangiò Mangiafuoco.
C’era una volta il Movimento 5 Stelle. Prometteva di non fare mai accordi con nessuno dei vecchi partiti. Di bloccare tutte le grandi opere perniciose e chiudere l’Ilva. Di uscire dalla Nato e dall’Euro.
Quel movimento sparì senza lasciare traccia, nemmeno la spoglia diafana che lasciano i serpenti quando fanno la muta.
Quel movimento in realtà non è mai esistito.
Il vero M5S è soltanto una banda di cazzari trasformisti.
Quindi è l’alleato ideale del PD.
Il Partito Democratico, ex PDS, negli ultimi 13 anni non ha mai vinto un elezione nazionale, eppure in un modo o nell’altro è sempre riuscito a tornare al governo. È un autentico record. Specialmente per un partito “democratico”.
Stavolta persino la consueta faida interna gli è servita: prima Zingaretti ha garantito a Salvini via libera verso le urne, e poi Renzi gli ha sbarrato la strada.
Quando Salvini s’è reso conto della trappola era troppo tardi, la porta del governo s’era già richiusa alle sue spalle.
Il populista ha dimenticato la saggezza popolare: “Chi troppo vuole nulla stringe”.
Il cazzarista non ha previsto il Cazzarillo, il governo Renzi-Grillo, gradito sia a Washington che a Bruxelles, sia al Vaticano che allo Spread. Il Putiniere è esattamente il Cattivo che gli serve per sembrare Buoni.
Il Capitone ha abboccato alla sua stessa propaganda, e s’è convinto di potere davvero sciogliere le camere dal bagnasciuga, rimanendo ministro dell’Interno per la campagna elettorale, mentre tutti gli altri restavano fermi a farsi schiacciare come le comparse dei film di Godzilla.
Salvini non è affatto quel geniale e raffinato stratega decantato da editorialisti e politologi. È un bulletto ciccione che s’è fatto cascare il potere di mano come un gelato nella sabbia. E adesso batte i piedi e fa la lagna perché lo rivuole. Pretende una legge elettorale su misura, un Porcellum bis.
Ma L’Anno del Maiale è finito.
Comincia quello del Camaleonte.

Pubblicato su Carmilla il 15 Settembre 2019

La pacchia è finita

“I compagni si rassegnino, questo governo durerà 5 anni” – Matteo Salvini

Ampia maggioranza in parlamento, egemonia culturale nel paese, opposizioni allo sbando. L’unico modo che aveva il governo Grilloverde di cadere era suicidarsi.
E ovviamente l’ha fatto.
Matteo Salvini ha abboccato all’amo dei sondaggi, e proprio come aveva fatto Matteo Renzi, s’è convinto dell’esistenza d’un effettivo, solido 40% d’italiani pronti ad acclamarlo imperatore.
In realtà, calcolata l’astensione, soltanto più o meno due elettori su dieci sono (al momento) intenzionati a votarlo.
Dentro questo risultato c’è un po’ di tutto: padroncini rampanti e operai incazzati, ex grillini e neo fascisti, granitici leghisti della prima ora, e volubili fans del Cazzaro del momento, ieri Renzi, oggi Salvini, domani chissà.
Due elettori su dieci, e degli altri otto almeno quattro lo odiano a morte.
Ma ricapitoliamo il piano originario dei Grilloverdi per scappare dal ristorante senza pagare il conto, la loro exit strategy così come l’avevamo prevista fin dall’inizio:

  • Fase unodare la colpa all’Europa
  • Fase due: darsi la colpa a vicenda
  • Fase tre: far cadere il governo, sperando di passare mano a un tecnico che faccia tutto il lavoro sporco, e si prenda tutta la colpa
  • Fase quattro: tornare a votare, e rivincere con le stesse promesse irrealizzabili.

Obsolescenza programmata.
In questi mesi però, mentre Salvini cannibalizzava l’elettorato grillino, il Movimento 5 Stelle ha perduto ogni speranza di realizzare la Fase quattro, e quindi, pur di restare imbullonato alle poltrone, ha tradito tutti i suoi millantati principi, e svenduto tutti i suoi presunti ideali, prima a Salvini, e poi alla Von der Leyen.
La Fase tre riveduta e corretta, che il Movimento Due Facce in realtà prepara da mesi come fail safe, prevede la sua partecipazione a un governo tecnico gradito a Bruxelles, una Coalizione dei Volenterosi che dia al nuovo Nuovo Hitler Salvin Hussein tutta la colpa.
Così, oggi Salvini è l’unico rimasto a volersi precipitare alle urne, mentre il pentito Grillo invece esorta il suo Movimento ad adottare “la strategia di sopravvivenza dello scarafaggio”. Da grillini a scarrafoni: la metamorfosi kafkiana s’è compiuta.
L’ennesimo voltafaccia poltronista di Matteo Renzi non è neanche una notizia. È un cazzaro.
Salvini è il nuovo boss di livello, però, citando il titolo d’un famoso libro di Enzo Biagi su Buscetta e i Corleonesi, il boss è solo.
Circondato da Ombre Russe, ed ex complici sedotti e abbandonati che non vedono l’ora di svendere anche lui come si sono svenduti tutto il resto.
Solo, di fronte alla prospettiva d’una crisi economica mondiale, con Bruxelles che sogna di esibire la sua testa su una picca come monito a tutti gli altri rais nazionalisti come lui.
Il boss è solo.
E le urne sono ancora lontane.

Pubblicato su Carmilla 11 Agosto 2019