Sereno variabile

Renzi minimizza la sconfitta: “Potrebbe essere peggio. Potrebbe piovere”.

Testimoni di Genova

Su un migliaio di comuni, il Movimento 5 Stelle ha eletto solo otto sindaci.
Ha preso l’otto per mille.

Saulplesse

Dopo una prima stagione perfetta, che in fondo diceva già tutto il necessario sull’origin story di Saul Goodman come criminal lawyer, Better Call Saul ha passato due stagioni in souplesse, diluendo il concetto, e cercando di condire il brodo allungato col ritorno di altri personaggi iconici di Breaking Bad, amministrato però con la stessa esasperante lentezza, che l’elegante maestria della recitazione, della regia e della fotografia non giustifica.

Se la trasformazione di Walter White è stata una progressione inesorabile perfettamente scandita, quella di Jimmy è una specie di valzer impacciato, un passo avanti, uno indietro, una giravolta, e arrivederci all’anno prossimo col prevedibilissimo suicidio di Chuck, espediente convenzionale quanto deludente per spingere Jimmy verso Saul Goodman sulla strada d’una narrativa altrimenti incagliata.

È stato troppo aspettarsi due capolavori consecutivi dallo stesso team creativo, o c’è ancora tempo per correggere il passo?
The jury is still out.

L’uomo che usciva la gente

In tempo di reboot, remake e revival, anche Prison Break quest’anno ha avuto la sua resurrezione.

Le prime due stagioni di Prison Break sono un capolavoro del suo genere gnostico-tamarro. La terza è accettabile. La quarta fa schifo al cazzo per quanto è sbagliata, dalla premessa al finale.

La quinta stagione torna quindi al blueprint della terza, col redivivo Michael Scofiield costretto a fare di mestiere per la CIA quel che aveva fatto per salvare il fratello dalla sedia elettrica.
Tentare di metterlo al suo servizio è in effetti ciò che il sistema ha sempre fatto con ogni archetipo di salvatore. A cominciare dal più famoso.

Meno male che Silvio c’è

“1993” è migliore di “1992”.  Di “1992” avevo retto soltanto i primi 5 minuti.
Quest’anno la recitazione è complessivamente migliorata, il ritmo è più scorrevole, il tono più esplicitamente noir.
Il difetto principale però c’è ancora tutto: la serie è una galleria di stereotipi.
Ogni situazione segue alla lettera il cliché dal quale deriva.
Ogni personaggio corrisponde completamente alla sua maschera.
Arrampicatori, faccendieri, pennivendoli, olgettine, sia celebrità che sconosciuti, tutti sono e fanno esattamente quello che dice il nome sulla loro targhetta, tutti rispettano la programmazione come androidi non senzienti d’un parco a tema Delos made in Italy.
Tutti tranne uno.
Freddo, crepuscolare, a tratti sinistro, il Silvio Berlusconi di Paolo Pierobon è inedito.
È il vero volto del nostro Palmer Eldritch, al di là della maschera clownesca.
In “1993” la sua presenza è stata incombente ma rarefatta, in “1994” dovrebbe diventare centrale.
Se la scrittura sarà all’altezza dell’interpretazione, l’anno prossimo la serie potrebbe avere finalmente qualcosa d’interessante da dire.

Don’t you think she looks tired?

Ciao Darwin

Benché nessuno ne sentisse il bisogno, è arrivato il seguito di Prometheus, ovvero il secondo capitolo della trilogia creazionista che sta cercando di rilanciare la saga di Alien.
Titolo: Alien: Covenant
Trama: l’equipaggio di un’astronave terrestre attirata su un pianeta alieno s’imbatte nella versione androide del diabolico Charles Dexter Ward/Joseph Curwen de La Città dei Mostri di Roger Corman (The Haunted Palace, 1963) e dimostra che la razza umana non va inclusa fra le forme di vita intelligente.

Prometheus era un pretenzioso quanto maldestro incrocio fra Megastrutture e Malattie Imbarazzanti, e vantava alcuni dei personaggi più rincoglioniti della storia del cinema.
Alien: Covenant lo supera, diventando la vera e propria epitome dell’Idiot Plot.
La Covenant è una mega astronave colonica nella quale le capsule d’ibernazione dei coloni stanno appese a un gancio come cappotti sventolando in giro ad ogni oscillazione, e quelle dello staff invece di scongelare i loro ospiti li arrostiscono
Nessuno dell’equipaggio della Covenant potrebbe essere più imbecille, ignorante, incosciente, incapace e idiota nemmeno volendo.
Invece di proseguire per la rotta prevista verso il pianeta già pronto per l’insediamento umano, gli imbecilli decidono di fermarsi a colonizzarne un altro appena scoperto di cui non sanno un cazzo, e ovviamente finiscono sterminati mentre fanno una stronzata dietro l’altra.
In particolare negli ultimi venti minuti del film la loro idiozia diventa talmente esasperante da farti passare tutto il finale pensando soltanto di urlargli in faccia l’ovvio “colpo di scena” conclusivo che li aspetta.

Era Spaziale? Se la razza umana avesse davvero un QI medio così basso non sarebbe sopravvissuta all’età della pietra.