Il Nodo di Eymerich

I romanzi Eymerichiani hanno sempre almeno tre livelli di lettura che possono essere risaliti come gradini d’un percorso di autocoscienza individuale e collettiva.

Al primo livello, quello narrativo, l’intreccio delle trame mescola fantascienza cybergothic e feulletton dumasiano in un’originale architettura piranesiana che trascende i generi.
Al secondo livello, quello metastorico, la ricostruzione puntuale e accurata degli eventi passati serve a esaminare la dinamica di quelli presenti che rispecchiano.
Al terzo livello, quello cosmologico, l’analisi della psiche di Eymerich svela la reale struttura dell’universo che l’inquisitore plasma a sua immagine. Il nostro.
Che la sua timeline si sia chiusa come un Ouroboro quindi non può che rimandare a riflessioni sulla natura ciclica della nostra realtà, e del nostro tempo.

La saga letteraria di Eymerich, come la sua stessa vita, adesso è un nodo di Moebius, che non ha bisogno d’un finale perché nello stesso tempo ce l’ha già, e non l’avrà mai.
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Uomini Sòla

Scritto da Franca Valeri, Edoardo Anton, Ennio Flaiano e Dino Risi, con la collaborazione di Cesare Zavattini, Il segno di Venere è uno di quei capolavori della commedia all’italiana ad essere così puntuale e spietato nella descrizione della natura umana da non aver perso in 62 anni neanche un briciolo della sua efficacia.

Attraverso il loro rapporto con le due protagoniste, le cugine Cesira (Franca Valeri) e Agnese (Sofia Loren) il film demolisce completamente quattro archetipi maschili, in ordine d’apparizione: il Gentiluomo (Peppino De Filippo) che si rivela un viscido maniaco; il Fuorilegge (Alberto Sordi) un cialtrone patetico; l’Eroe (Raf Vallone) un meschino opportunista; e l’Intellettuale (Vittorio De Sica) un cazzaro e un pappone.

Anche il ritratto che Franca Valeri dà del suo personaggio però non manca d’affilata autocritica, specialmente nel modo in cui all’inizio Cesira tende a dare ad Agnese la colpa del ripugnante comportamento degli uomini che le circondano, pur di non perdere le sue illusioni su di loro, e su se stessa.
La verità è che la bella e sprovveduta Agnese è solo apparentemente più fortunata della cugina. In una società sessista infatti, nessuna donna lo è davvero.
Se sei considerata sessualmente appetibile – fuckable – sei trattata come un trancio di carne.

“È un picnic, c’è chi porta un fiasco di vino, chi porta una mortadella, io porto lei”.
(Il Gentiluomo, di Agnese)

Se invece sei considerata unfuckable, praticamente non esisti, se non come strumento per ottenere qualcos’altro.

“Perché non m’hanno aspettato?”
“Ma chi aspettano? Aspettano te?”
(Il Fuorilegge, a Cesira)

Lo smascheramento definitivo dell‘Intellettuale è riservato per il finale. Dopo aver corteggiato Cesira per i suoi risparmi alla Posta, il poeta Alessio Spano, che millanta di stare scrivendo un dramma sulla condizione della donna, preferisce i più sostanziosi risparmi d’una cartomante ex prostituta, nel cui appartamento s’installa come un parassita.
Proprio l’uomo dal quale Cesira s’aspettava qualcosa di meglio sarà quello che le darà la delusione definitiva.

Salutami a Sarek

“You helped start a war, don’t you wanna help me end it?” (Star Trek Discovery)

Dall’ambigua utopia kennedyana di TOS alla paranoia guerrafondaia di Enterprise, le serie di Star Trek sono sempre state, nel bene e nel male, lo specchio dei loro tempi. Star Trek Discovery però è persino peggiore di quanto fosse doveroso aspettarsi.
Come Enterprise, e la saga cinematografica, è un prequel: ormai da vent’anni Star Trek ha rinunciato al futuro, e non fa altro che riscrivere sempre lo stesso passato pre-TOS. Sapremo mai cos’è successo alla Federazione dopo Picard? È stata assimilata dai Borg?
Discovery riscrive la guerra coi Klingon, sfigurandoli sia narrativamente che fisicamente per farne una rozza metafora dell’Isis, il nemico feroce e fanatico dello Scontro di Civiltà.
Un nemico presentato come mostruoso a cominciare dalle grottesche nuove maschere facciali, che impediscono agli attori di comunicare le emozioni con espressioni del volto, cosa che volutamente rende più difficile per il pubblico empatizzare coi loro personaggi.

La protagonista di conseguenza non è in missione esplorativa, ma in cerca di riscatto e vendetta, a dispetto del suo background vulcaniano. Michael è infatti stata allevata da Sarek, espediente che serve a riportare in scena un personaggio già noto ai fans, ma che nel contesto della storia non ha molto senso, come il fatto che Sarek sembri avere con lei un legame sia affettivo che telepatico più profondo di quello mai avuto col figlio Spock.

Adottata e addestrata dall’ambasciatore vulcaniano, capace di abbattere un guerriero klingon da sola, unica a capire in anticipo la minaccia rappresentata dal Califfato Klingon, geniale, indomita, adamantina… Michael è una Mary Sue, circondata da mezze figure stereotipate e bidimensionali fra le quali faticano a distinguersi i coprotagonisti, il Rude Capitano, la Fanciulla Impacciata, lo Scienziato Pignolo, l’Alieno Formale come un maggiordomo (un incrocio insignificante fra alcune delle caratteristiche superficiali di Data e Odo). Tutti sembrano usciti da un raccontino degli anni ’30 pre-Golden Age, come d’altronde il plot principale.

Discovery non torna solo indietro nel tempo nella saga di Star Trek, ma anche nella storia della fantascienza, facendola regredire all’era delle scazzottate spaziali. Che Gene Roddenberry detestava.

Chicken Game

Sia il premier spagnolo Mariano Rajoy che quello catalano Carles Puigdemont da giovani sono sopravvissuti a un incidente stradale.
Evidentemente qualcuno ha provato a correggere questa linea temporale, ma ha fallito due volte.

The High Castle

Ce lo siamo chiesto tutti: se ci fossimo trovati nell’Italia fascista, nella Germania nazista, e avessimo scoperto che il nostro paese si stava rendendo responsabile d’uno sterminio di massa, che cosa avremmo fatto?
La domanda non è più ipotetica.
L’Italia è direttamente responsabile dei campi di concentramento libici nei quali finiscono massacrati i migranti a cui viene impedito di raggiungere le nostre coste.
Campi di concentramento non è una definizione generica, è documentata: fame, sete, torture, stupri, le condizioni di prigionia sono concepite apposta per falciare i più deboli, e trasformare i superstiti in schiavi. Il governo italiano paga le milizie libiche per questo compito, che definisce “fermare gli sbarchi”.
Questa è la Soluzione Finale che il nostro governo ha scelto per la cosiddetta emergenza immigrazione, cioè qualche migliaio di disperati che approdavano in un paese di 60 milioni di abitanti, e che l’establishment ha efficacemente adoperato come capro espiatorio verso cui deflettere la rabbia popolare, esattamente come fecero i nazifascisti cogli ebrei.
Il discrimine è essenzialmente razziale. Non tutti i prigionieri in Libia sono musulmani, anzi molti, come per esempio gli eritrei, sono cristiani. Qualcuno dovrebbe avvertire Papa Francesco che l’Italia partecipa attivamente alla persecuzione dei cristiani.
Col governo Gentiloni.

La domanda non è più accademica.
Qual è la nostra risposta?
Che cosa stiamo facendo?
Come risponderemo ai sopravvissuti che ce lo chiederanno?
Cosa abbiamo fatto mentre il nostro governo s’offriva come volenteroso carnefice della Fortezza Europa?
Non possiamo sperare di cavarcela con la balla del “Non sapevamo”, non nell’era del web, degli smartphone, e dei canali All News.
Forse speriamo che nessuno ce lo chieda mai.
Che non ci siano sopravvissuti.
Che le guerre, le carestie, le pandemie, gli sconvolgimenti climatici che abbiamo causato nel Terzo Mondo ci diano una mano a svuotarlo.
Che stavolta i nazifascisti vincano la guerra, e riscrivano la Storia.
Ma il deserto continuerà ad avanzare.
La guerra continuerà ad allargarsi.
La Fortezza Europa solleverà definitivamente il ponte levatoio, e ci lascerà fuori.
E allora toccherà a noi.

Pubblicati su Carmilla
The High Castle 3 Set 2017
Maus 10 settembre 2017
Se questo è umano 17 settembre 2017
Lo straniero impiccato 
benito.it 8 ottobre 2017
Buried 15 ottobre 2017

I fabbricanti di cazzate

Mi sono rotta i coglioni degli sceneggiatori incapaci convinti di poter “migliorare” le storie di Philip K. Dick snaturandole e sfigurandole per ridurle ai soliti stereotipi, alle solite logore stronzate convenzionali, pretenziose ed inutili.
Il fabbricante di cappucci (The Hood Maker) primo episodio della serie antologica Philip K. Dick’s Electric Dreams è l’idea che hanno di PKD quelli che non lo hanno MAI letto, e non so se avrò la pazienza di guardare gli altri episodi, benché siano di sceneggiatori diversi, perché di solito tutti gli sceneggiatori dimostrano verso i testi di Philip K. Dick questo stesso atteggiamento revisionista, pretenzioso e idiota.

Update: Impossible Planet è persino peggiore, e sostituisce il beffardo plot twist del finale originale (che ha fatto scuola) con una pretenziosa melensaggine di desolante bruttezza.

Un classico

La7 aveva programmato la serie classica di Star Trek dal lunedì al venerdì alle 17:40.
Dopo un solo giorno di messa in onda, l’ha retrocessa alle due di notte. 
Su La7d.

Certe cose non cambiano mai.

La scelta del killer

Boomtown di Russell T. Davies (Doctor Who, 2005) suggerisce un’intuizione geniale e inquietante: i carnefici di massa, i burocrati dello sterminio, quando scelgono occasionalmente qualcuno da risparmiare, usano all’inverso gli stessi criteri soggettivi e arbitrari adoperati dai serial killer per scegliere le loro vittime. Il colore dei capelli, degli occhi, un sorriso, uno sguardo, un incontro casuale con il carnefice che finisce per segnare il destino della vittima: sommersa o salvata.

Corrado (Paolo Pierobon) protagonista de L’ordine delle cose di Andrea Segre (2017), che ne sia più o meno consapevole, è un carnefice di massa, un burocrate dello sterminio, addestrato alla disumanizzazione sistematica delle vittime che per lui devono restare solo numeri.  Un incontro casuale e un attimo d’empatia imprevista segneranno il destino della vittima che cercherà di risparmiare, e il suo.

Perché

Perché le ragazze esitano a lasciare un partner violento, a volte finché non è troppo tardi?
Perché tutti i media, dal cinema, alla pubblicità, alla letteratura, gli dicono costantemente che la cosa peggiore che possa capitare a una donna non è morire, è non essere desiderata.

Segni

Papa Bergoglio appoggia la linea Minniti.
Adesso sappiamo perché Dio gli ha fatto un occhio nero.