Mutazioni

Better Call Saul è diventato come il video d’una telecamera di sorveglianza: 3 minuti di azione su 10 ore di filmato.
Per fortuna il season finale Winner vale da solo tutta la quarta stagione.

La mutazione subita da Z Nation invece è terminale. Quella che era una serie visionaria e beffarda è stata trasformata in un pippone sul dovere morale di precipiitarsi a voare Partito Democratico nelle elezioni USA di mid-term.

Il politically correct ha preso il sopravvento su qualsiasi altra cosa anche nel nuovo Doctor Who di Chris Chibnall. Ogni episodio ha un’esplicita morale “progressista”, e un’esplicita presa in giro di Donald Trump.
Dal punto di vista strettamente creativo, Chibnall s’è finora dimostrato un Russell T. Davies in sedicesimo: filosofia simile, ma talento notevolmente inferiore.
Solare e un po’ pazza, la sua Thirteen è infatti una versione semplificata di Ten, senza lati oscuri, senza misteri, senza difetti. Un Ten light.
Jodie Wittaker, la prima donna a interpretare il ruolo del Dottore, avrebbe meritato un personaggio più originale della versione analcolica d’un suo predecessore.

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Alla catena

– Dovreste essere contenti che la fabbrica abbia deciso di riportare la produzione di operai in Italia.
– Sì, ma le condizioni…
– Sono le stesse già applicate con successo in tutta l’Europa dell’est – dice l’amministratore – Gli embrioni umani vengono coltivati in vitro, in batterie da dodici. Al sesto mese di sviluppo accelerato, vengono inseriti nel meccanismo produttivo attraverso una serie di innesti biomeccanici collegati alla catena di montaggio, e iniziano il loro lavoro.
– Fisicamente collegati ai macchinari? – Chiede il delegato.
– Certamente – l’amministratore annuisce compiaciuto – Appositi macchinari che provvedono anche al loro sostentamento, attraverso l’immissione di fluidi nutritivi direttamente nel flusso sanguigno, allo sporadico inserimento di sostanze solide nell’apparato digerente per evitarne l’atrofia, grazie a un catetere esofageo, e al drenaggio ed eliminazione delle scorie attraverso una sonda rettale.
Il delegato osserva l’immagine sullo schermo.
– E questa mascherina a cosa serve?
– All’interfaccia visiva. Viene applicata dopo la rimozione dei bulbi oculari, e collega direttamente il nervo ottico degli operai al computer centrale della fabbrica – l’amministratore sorride – Niente più problemi di distrazione.
– Rimozione dei bulbi oculari?
– Sì, insieme agli organi sessuali, e altre parti del corpo inutili al processo produttivo.
– Ma è previsto che gli operai non facciano altro che lavorare 24 ore al giorno?
– No, questo ne pregiudicherebbe l’efficienza. Ogni dieci ore di lavoro ne vengono chimicamente indotte due di sonno ipnotico, durante le quali si approfitta per aggiornare il loro condizionamento mentale.
– E resteranno così collegati ai macchinari per tutta la vita?
– Finché non verranno superati da un modello più efficiente.
– Gli operai?
– No, i macchinari. Gli operai risulteranno in esubero, e verranno disconnessi. Poi saranno rottamati.
– I macchinari?
– No, gli operai.
Il delegato fissa l’immagine sullo schermo.
– Possono sopravvivere disconnessi dalle macchine?
L’amministratore si stringe nelle spalle.
– No, ma gli ammortizzatori sociali non sono un problema dell’azienda.
Il delegato scuote la testa.
– Non so quanto queste condizioni siano accettabili…
L’amministratore lo interrompe in tono oltraggiato.
– Opporsi al progresso per ragioni puramente ideologiche sarebbe un errore gravissimo – lo redarguisce – E mi costringerebbe ad attivare l’inibitore a scariche elettriche che lei e tutti i suoi colleghi avete saggiamente acconsentito a farvi installare alla base del cranio, dopo la scorsa trattativa. Allora, qual è la sua decisione? – Chiede l’amministratore, puntando il telecomando dell’inibitore.
Il delegato china la testa.

Pubblicato su Carmilla il 20 giugno 2010 

Reality is a choice

Se il finale dell’anno scorso rischiava di semplificare un po’ troppo le cose, la seconda stagione di Legion ha fatto uno sforzo notevole nella direzione opposta, restituendo al protagonista, e di conseguenza al suo multiverso, la visionaria e affascinante complessità necessaria.

Legion promette una terza stagione memorabile, e si guadagna il titolo di migliore serie in circolazione, seguita da Westworld, che quest’anno ha finalmente trovato il focus e il ritmo giusti.

Ancora una volta sono le serie che non si dichiarano esplicitamente ispirate al lavoro di Philip K. Dick quelle a rendergli migliore giustizia. Storie di mondi che cadono a pezzi. Come il nostro.
“There isn’t one world, but many, and we’re living in the wrong one” – Westworld

Lo spettro della realtà

Nell’episodio di Star Trek TOS “Lo spettro di una pistola” (Spectre of the Gun), Kirk e gli altri si ritrovano prigionieri in una simulazione western, una specie di ponte ologrammi ante litteram, nel quale le pallottole restano tridimensionali e quindi mortali soltanto finché le si crede reali.
Consapevole di non avere abbastanza controllo della propria mente per riuscire a smettere del tutto di credere reali le pallottole (anche l’ombra di un dubbio residuo potrebbe essere letale) Kirk chiede a Spock, che ha più controllo della propria mente grazie alla disciplina vulcaniana, di condizionare telepaticamente tutto il gruppo a smettere di credere. Questo rende le pallottole inoffensive.

Diceva Philip K. Dick “La realtà è quella cosa che non sparisce quando smettiamo di crederci”.
Forse però la realtà è quella cosa che non sparisce, perché non possiamo davvero smettere del tutto di crederci.

Salto Evolutivo

Nel saggio If You Find This World Bad, You Should See Some Of The Others (1977) Philip K. Dick immagina il passato non come una storia già scritta, ma come un work in progress soggetto a continue correzioni e riscritture, un perpetuo editing che cambia anche il presente in modi di cui solo in pochi si rendono conto.

Nel 1989 quest’idea di PKD diventa lo spunto non dichiarato per il cult serial Quantum Leap, il cui protagonista Sam salta avanti e indietro nel tempo dagli anni ’50 agli anni ’90, mettendosi letteralmente nei panni degli individui più diversi per migliorare la loro vita, e cambiare il mondo una persona alla volta.
Ciascun episodio non si limita a ricostruire il periodo nel quale è ambientato, ma anche un diverso genere narrativo, dal mistery alla rom-com, dall’urban fantasy al family drama, facendo di Quantum Leap anche una vera e propria serie antologica.

La matrice dickiana è confermata dal fatto che il finale si svolga in una semivita ubikiana nella quale Sam, prendendo coscienza d’essere l’artefice dei suoi viaggi che aveva prima attribuito ad un’imperscrutabile divinità, impara a controllare il suo potere e lo adopera per cambiare anche la vita dell’amico Al, sacrificandosi al suo posto.
Come il Sam di Life on Mars, anche quello di Quantum Leap, dopo aver sognato per anni di tornare a casa, alla fine sceglie qualcosa che per lui è più importante.

L’inizio del “Rinascimento” delle serie Tv viene di solito datato al 1990 di Twin Peaks. In realtà già nel 1989 Quantum Leap cominciava, in viaggio nel tempo e nei generi, a cambiare la Tv un episodio alla volta.