Nebbia

Abbiamo sempre saputo che se una forma di vita aliena avesse mai raggiunto il nostro pianeta, sarebbe stata molto diversa dalla nostra, ma non ce l’aspettavamo così diversa.
Ci siamo resi conto che ci mancano persino gli schemi percettivi per vederli nella loro vera forma, tutto quello che riusciamo a cogliere della loro presenza sono dense nebulose rossastre. S’aggirano per il nostro pianeta apparentemente indaffarati con una serie di strumenti. Osservarli provando a interagire però non è così vano come può sembrare, perché produce un’alterazione, o meglio un’evoluzione dei nostri schemi che sembra renderci in grado di percepire qualche tratto della loro autentica forma, e persino frammenti di quello che possiamo ragionevolmente ritenere un linguaggio.
Non siamo ancora riusciti a comunicare, ma i tentativi procedono.

Quinta settimana sul pianeta extrasolare 832. Ancora nebbia. Questi lanuginosi banchi azzurrini rendono particolarmente difficoltosa l’esplorazione. Ieri dopo quattro ore m’è addirittura sembrato d’intravedere qualcosa di vivo nella nebbia. Qualcosa che tentava di comunicare.
Naturalmente è stata un’allucinazione dovuta allo stress, gli strumenti parlano chiaro, non ci sono forme di vita intelligente quassù.
La prossima settimana arriveranno gli aspiratori, e finalmente il problema della nebbia sarà risolto.
Non vedo l’ora di godermi la luce dei due soli che illuminano questo pianeta.

La Fantascienza è la vera letteratura Mainstream

miglieruolo

di Mauro Antonio Miglieruolo

Consideriamo che non la Fantascienza sia un genere della letteratura accademica, ma quest’ultima, almeno nella accezione assunta nel XX secolo, un aspetto parziale della grande corrente della narrativa universale. Il Novecento ha elevato una aspetto secondario della narrativa prodotta nel secolo, la rappresentazione tendenzialmente fotografica dell’esistente, a unica forma nobile e ammissibile di letteratura.

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Stalk Trek

passengersParere diffuso è che Passengers sia diretto al pubblico femminile, sia un film di fantascienza per donne. Questo è un insulto sia per la fantascienza, che per le donne.
In realtà ciò che succede al protagonista di Passengers è la realizzazione d’una tipica fantasia maschile, mentre la protagonista si ritrova intrappolata in un incubo degno di Shining, con tanto di labirintici corridoi deserti, e barista citazionista.
Un incubo che gli spettatori maschi trovano romantico, addirittura troppo romantico.

Svegliatosi in anticipo dalla stasi tutto solo sull’astronave per un guasto alla capsula, Jim il protagonista di Passengers si sceglie Aurora, la più figa degli altri passeggeri in stasi, e la sveglia perché gli faccia compagnia, pur sapendo che significa condannarla a una vita d’isolamento nello spazio, visto che l’arrivo sul pianeta extrasolare è previsto dopo un secolo.

Jim è un cialtrone, che in realtà non sarebbe neanche capace di salvare l’astronave se il povero Fishburne, da bravo Deus Ex Machina, non apparisse a spiegargli per filo e per segno la causa dei guasti, per poi morire come si conviene agli afroamericani nei film di genere, lasciandolo di nuovo solo con Aurora.

Eppure Aurora s’innamora perdutamente di Jim, lo perdona, e alla fine decide di sacrificare volontariamente tutti i suoi sogni, i suoi interessi e i suoi progetti, pur di passare il resto della vita completamente sola con lui nello spazio. Si sa, le donne credono di voler scrivere, viaggiare, conoscere mondi nuovi, vedere il futuro, ma in realtà per essere felici tutto quello che gli serve è un marito, no?

Passengers è stato definito una specie di Titanic astrale, in realtà è un Sette spose per sette fratelli con una sola sposa e un solo fratello.
Sempre la stessa perniciosa convinzione degli uomini che la storia con la donna che vogliono possa anche cominciare con una loro imposizione – un rapimento, un ricatto, uno stupro – ma alla fine, se insistono abbastanza, se fanno qualcosa di grande, lei non potrà fare a meno di amarli.
La Bisbetica sarà domata, la Bella sposerà la Bestia, e vivranno felici e contenti.
È la nefasta illusione della quale si nutrono tutti gli stalker.
Dai semplici rompicoglioni, agli assassini.

In una versione più realistica della storia, Aurora scoprirebbe che in realtà è almeno la decima ad essere stata svegliata. Jim ha espulso tutte le precedenti nello spazio perché lo hanno respinto.

There’s something on your back, Doctor

Con uno special natalizio d’una stupidità deprimente è cominciato l’ultimo anno della disastrosa gestione Moffat.
Chris Chibnail dovrà faticare parecchio per recuperare la serie dal cassonetto nel quale è finita, e non solo qualitativamente.

La reazionaria e pasticciata restaurazione di Gallifrey non è l’unico retcon a rendere totalmente incompatibile l’era Moffat con la precedente.
L’aver cancellato dalla memoria degli umani il ricordo di tutti i precedenti incontri con alieni, eliminando così anche l’indispensabile backstory di Adelaide Brooke; l’aver cercato di spargere Clara lungo tutta la timeline del Dottore, nel pretenzioso quanto vano tentativo di farne “la companion più importante di tutti i tempi”; il finale del farsesco The Husband of River Song, nel quale Twelve rivela improvvisamente a River quando e dove lei morirà.
Per non parlare del pastrocchio di Trenzalore, pianeta sul quale il Dottore sarebbe dovuto morire per poter incontrare Clara, e dal quale è tranquillamente uscito vivo, incapsulando così tutta l’era Moffat in un enorme paradosso.
Come un sub-universo creato da un parassita alieno, lo scarafaggio di Turn Left.
Un sub-universo stercorario da far collassare al più presto.

Ubique

Show must go home

Ieri su Rai4:

The Zygon Invasion
Salve, sono Peter Harness, quello che sinceramente non s’era reso conto che un sermone contro l’interruzione di gravidanza potesse essere inteso come un sermone contro l’aborto. Premetto che non sono razzista, però secondo me tutti questi immigrati che stanno arrivando in realtà sono MOSTRI VENUTI DALLO SPAZIO PER STERMINARCI TUTTI!!!11!!1!1!!!1!!!!

The Zygon Inversion
Salve, sono Steven Moffat, e come showrunner mi tocca provare a dare una riverniciata pseudo-pacifista a questo delirio nazistoide, inserendoci un pippone sugli Anni di Piombo che in realtà non c’entrerebbe un cazzo, ma che darà al Dottore la possibilità di fare del reducismo ingiustificato su quella volta che NON ha distrutto Gallifrey,
Siamo bravi, eh? Chissà perché la BBC ci ha rimpiazzati.

Fail Safe

Sono convinta che a tutti quelli che scrivono – me compresa – converrebbe adottare il geniale disclaimer suggerito da Philip K. Dick in Radio Free Albemuth: “Se dovessi cominciare a pubblicare stronzate, vuol dire che in realtà sono stato rapito e sostituito da un ghost writer della CIA”.

Forse non tutti sanno che

L’idea originale di The Girl in the Fireplace è di RTD. E l’idea dello sviluppo narrativo viene da The Time-Traveler’s Wife di Audrey Niffenegger.

Il miglior episodio di Moffat in realtà non è di Moffat.

Anniversari

13 Settembre 1999

1999-3

In principio

logoPhilip K. Dick raccontava divertito di come in una delle traduzioni di Ubik il termine “Logos” fosse stato tradotto con “Marchio”, trasformando l’incipit biblico in un ubikiano “In principio era il marchio”.
Nel primo libro della serie, Eymerich crea personalmente il logo dell’Inquisizione, come un copywriter ante litteram.
È uno dei primi atti esplicitamente demiurgici di Eymerich, che da lì procederà a plasmare, anche retroattivamente, prima il suo secolo, e poi tutto il nostro mondo a modello del suo inferno interiore.
In principio era il Logo.