Sipario

L’era Moffat di Doctor Who s’è finalmente conclusa, not with a bang, ma con l’ennesimo loffio pippone, nel quale Twelve in punto di morte ha di nuovo declamato ciò che dovrebbe essere il Dottore anziché dimostrarlo; e con l’inutile, deprimente evocazione d’una serie di fantasmi, Bill, Nardole, l’immancabile Clara circonfusa di luce, e One, il Primo Dottore, purtroppo ridotto a una macchietta da teatro dialettale.

Thirteen ha quindi simbolicamente cominciato la sua vita e la sua avventura precipitando nel vuoto: a Chris Chibnall infatti tocca adesso il gravoso compito di risollevare la serie e il personaggio dallo strapiombo nel quale l’arrogante incompetenza di Moffat li ha precipitati.

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About Time

Jodie Whittaker sarà la prima donna a interpretare il ruolo del Dottore.
L’era Chibnall di Doctor Who si apre con un segnale di discontinuità e rinnovamento, cose delle quali la serie ha un disperato bisogno.
Una scelta apprezzabile e coraggiosa in sé, la cui effettiva riuscita narrativa però dipenderà dalla qualità dell’esecuzione.

È fondamentale che il Dottore non diventi una Dottoressa nel modo grottesco e intrinsecamente sessista nel quale il Master era diventato Missy.
È ragionevole sperare che non succederà, perché per fortuna alla scrivania dello showrunner finalmente non ci sarà più Moffat.

The Doctor Fails

Cominciata col maldestro tentativo di imitare la formula del precedente showrunner Russell T. Davies, l’ultima stagione dell’era Moffat di Doctor Who è proseguita con un’avvilente serie di pessime copie di episodi precedenti, che tentavano di riprodurne la lettera, fallendo miseramente nel coglierne lo spirito.

Purtroppo però il peggior fallimento è stato riportare in scena il Master di John Simm azzerandone completamente la complessità e l’umanità, per ridurlo a una specie di spalla ottusa e stizzosa per l’insopportabile birignao di Missy, e defraudarlo della stupenda uscita di scena di The End of Time.

Il pippone autocelebrativo di Twelve su quanto sia gentile a sacrificarsi per i coloni sull’astronave ha poi dimostrato come Moffat non capisca la differenza fra scrivere DI un personaggio, e scrivere PER un personaggio.
È vero, il Dottore aiuta il prossimo per gentilezza e senso di giustizia, ma è cosa diversa farglielo proclamare ad alta voce.
È come se Gino Strada si mettesse a dire di se stesso “Guardatemi, potrei fare miliardi con la chirurgia plastica, e invece sto al fronte a ricucire le panze ai pezzenti, SONO UN SANTO!”

La stagione s’è chiusa con la replica per Bill dell’happy ending di Clara, l’imitazione di Twelve dell’iconico addio di Ten, e il preoccupante annuncio che nel suo ultimo episodio, lo special di Natale, Moffat cercherà ancora una volta d’inserirsi nella storia passata della serie per riscriverla – e rovinarla – a sua immagine.

A Good Man Goes To War

War TenMoffat non è capace di mostrare anziché raccontare nemmeno quando dovrebbe per forza: se non c’è nessun personaggio in scena, ci mette la voce narrante. In rima.

RTD invece è capace di mostrare anche mentre deve raccontare. In The End of Time, Ten spiega a Wilfred quanto i Time Lord sappiano diventare pericolosi, e contemporaneamente glielo dimostra. Infatti in pochi minuti trasforma un cargo mercantile in un’astronave da guerra, mette l’ottantenne Wilfred alle mitragliatrici, sbaraglia tutta la contraerea missilistica della terra, e si precipita come un kamikaze giù dall’astronave direttamente attraverso il lucernaio per spianare una pistola in faccia a Rassilon, e rispedire l’intero pianeta Gallifrey all’inferno.

Non c’era nessun bisogno che Moffat s’inventasse il suo loffio War Doctor, noi avevamo già visto il War Doctor. Ten in The End of Time.

Illegal aliens

Quest’anno il Doctor Who di Moffat ha disceso un altro gradino della sua deriva reazionaria: è diventato uno strumento esplicito di propaganda xenofoba.
Di propaganda bellica, per lo “Scontro di Civiltà”.
L’episodio The Zygon Invasion, di Moffat e Harness (già autore del sermone antiabortista Kill the Moon) è il candidato perfetto alle liste neofasciste per il premio Hugo 2016.

Update
Con tutta la sua pretesca retorica ipocrita, The Zygon Inversion, seconda parte di Invasion, è stata poi persino peggiore della prima. Un altro esempio di come la falsa dicotomia NATO – ISIS sia adoperata sistematicamente per spacciare il neocolonialismo come legittimo.

Questa serie non è più soltanto brutta.
È ripugnante.

The Doctor lies heavy

L’era RTD di Doctor Who è piena di riferimenti gnostici. Da The Parting of the Ways a Gridlock, da Human Nature/Family of Blood a Turn Left, da Utopia a The End of Time. Il Dottore di Russell T. Davies è il Cristo gnostico che s’oppone al Demiurgo, rappresentato in The End of Time da Lord Rassilon.
Il Dottore di RTD combatte l’Autorità, sempre ritratta come crudele e corrotta.

Anche l’era Moffat è piena di (più grossolani) riferimenti esoterici, il Dottore di Steven Moffat però non combatte l’Autorità, la incarna. E pretende obbedienza: “Do as you’re told!”
Nell’era Moffat, l’Autorità è sempre rappresentata come meritevole e indispensabile.
Se RTD satireggia anche Obama, Moffat simpatizza persino con Nixon.
Il Dottore di Moffat plasma l’universo riscrivendolo e falsificandolo di continuo a suo piacimento. “Rule one: the Doctor lies”.
Il Dottore di Moffat non s’oppone al Demiurgo.
È Il Demiurgo.