Liberisti tutti

Oggi, nell’era della piena realizzazione del Liberismo, si fatica a credere che ci sia stato un tempo nel quale il mercato del lavoro era prigioniero di leggi insensate e limitazioni avvilenti. Eppure, fino ai primi anni del ventunesimo secolo, milioni di persone anziane venivano ancora cacciate dal loro posto di lavoro soltanto a causa della loro età anagrafica, e costrette ad anni e a volte decenni di umiliante improduttività. Una pratica detta allora ”pensionamento”, ma che oggi possiamo chiamare col nome che le spetta: discriminazione.
Con un’iintollerabile ingerenza statale nelle libertà personali, agli anziani veniva negato il diritto di morire lavorando. La soddisfazione umana e professionale di dare la vita per la ditta era possibile solo grazie ai coraggiosi imprenditori che ignoravano le retrograde norme di sicurezza.
Gli anziani non erano però gli unici a subire crudeli emarginazioni in base all’età. Il protervo dirigismo statale cercava di impedire l’accesso al mercato del lavoro ai minorenni, preferendo sprecarne le risorse produttive in futili esercizi d’apprendimento di pratiche e nozioni obsolete, che a volte si protraevano anche oltre la maggiore età, producendo generazioni di disadattati, con gravi danni all’economia, e all’ordine pubblico. Per quanto oggi possa sembrare delirante, esistevano infatti istituti detti ”università”, dove si discutevano e s’insegnavano discipline e competenze del tutto estranee alle richieste del mercato, e addirittura contrarie alle esigenze degli imprenditori.
Questa pratica dissennata rendeva inevitabilmente ogni ”università” un covo di terroristi.
Anche i lavoratori che rientravano negli assurdi limiti d’età allora in vigore subivano la loro pesante quota di restrizioni, a cominciare dalle donne, alle quali non era consentito partorire sul posto di lavoro, restando produttive anche durante la riproduzione, mentre il bigotto moralismo dell’epoca arrivava persino a disapprovare la prostituzione a fini di carriera.
Le proibizioni più odiose però non venivano inflitte ai lavoratori dallo Stato – che comunque le avallava – ma da una prepotente lobby di tecnocrati detta ”sindacato”, che pretendeva di sottrarre al singolo il diritto di negoziare da solo le condizioni dei suoi rapporti di lavoro, e imponeva la ratifica di rigidi contratti nazionali diretti a privarlo della libertà di lavorare ininterrottamente senza limiti di tempo, di rinunciare del tutto al salario, e di vendere o affittare parti del corpo a seconda delle richieste del mercato, e delle esigenze degli imprenditori.
Il principale strumento di coercizione adoperato dal ”sindacato” sulle sue vittime era lo ”sciopero”, ovvero l’obbligo ad astenersi dal lavoro, a volte addirittura per un’intera giornata, e spesso a partecipare a cortei umilianti e pericolosi, che si rivelavano inevitabilmente un covo di terroristi.
L’ansia di tornare produttivi spingeva i lavoratori a cedere alle richieste del ”sindacato”, e soltanto il coraggio e la resistenza di imprenditori nobili come il Cavaliere del Lavoro Marchionne, al quale oggi qui inauguriamo il monumento, era in grado di restituire loro la libertà, e la speranza nel futuro.
Quegli anni bui sono ormai un ricordo del passato, però, affinché niente del genere si ripeta, occorre uno sforzo comune. Il 2029 è stato un anno difficile per l’economia mondiale, la solidità della nostra moneta comune, il Dolleuro, è in pericolo.
Saranno necessari nuovi sacrifici fiscali, anche se non disumani.
E naturalmente un’ulteriore liberalizzazione del mercato del lavoro.

Carmilla 5 dicembre 2011

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Il vincitore

L’ elastitan attecchiva subito: bastava iniettarlo, e si fissava nelle ossa, trasformandole in una struttura ultra elastica quanto super resistente. Il prodigioso polimero – insieme al doping tradizionale – aveva fatto di Tod Polton, detto “il Giaguaro Bianco”, l’uomo più veloce della terra. Però ancora non bastava.
– Ti ci vuole un champion-chip – gli disse il coach, dandogli una pacca sul collo grosso come una coscia.
– Non la voglio una di quelle caccole elettroniche nella testa – brontolò Polton.
– Ma saresti perfetto! – Rispose il coach – L’elastitan del tuo scheletro è un polimero biosintetico in grado di ricevere istantanei impulsi neuroelettrici direttamente dal cervello, bypassando il sistema nervoso attraverso un chip installato fra il cranio e la prima vertebra cervicale.
Tod Polton lo fissò con aria stranita.
Il coach tradusse
– Diventerai veloce come il pensiero!
Tod fece un gran sorriso, e annuì.

Appena pochi secondi dopo la partenza Polton era già in testa. Sfrecciava come un proiettile, così veloce da spazzare via lo sciame di nano-camere che precedeva gli atleti per riprenderi in diretta.
Verso metà della corsa però Zaquele, detto “il Lampo Nero”, riuscì inaspettatamente ad affiancarlo. Si diceva che il suo DNA fosse stato manipolato dal più esperto genodesigner del ramo. Zaquele restava pur sempre fatto di carne e sangue, pensò Tod, e non avrebbe comunque potuto competere col suo schelastitan. biosintetico. Gli bastò desiderare di accelerare ulteriormente la sua corsa già fulminea, che subito le ossa implementate lo fecero scattare oltre l’avversario. Gli sembrava che producessero da sole tutto lo sforzo, trascinandosi dietro pelle e muscoli quasi come un peso morto. Aumentando la velocità, sempre di più, sempre di più, tanto da stordirlo, tendendo la carne che le conteneva, fino a lacerarla.
A pochi metri dalla linea, lo scheletro di Tod Polton schizzò fuori dal suo corpo in un’esplosione di sangue e frattaglie, e tagliò da solo il traguardo.
Il record non venne omologato.

Libero mercato

La teca trasparente scivolava sul tapis roulant della passerella. L’uomo all’interno era immobilizzato dalla stasi bioelettrica in una posizione elegante e innaturale.
– Modello “Safari”- annunciò l’armoniosa voce computerizzata – Disponibile in una vasta gamma di colori, dal Black Nigeria, al Beige Calabria. Resistente agli urti, consuma poco, e si riproduce in cattività. I vari organi sono vendibili anche separatamente.
Con un sommesso brusio di interesse, i compratori cominciarono a digitare le ordinazioni sui loro smartphone. Il display olografico che galleggiava sulle loro teste segnò il raggiungimento d’una cifra record di vendite, che la voce sottolineò compiaciuta
Il reporter sorrise. “Incoraggianti segnali di ripresa economica – annotò sul tablet – Gli effetti positivi della definitiva riforma del mercato del lavoro continuano a farsi sentire, a dispetto delle retrograde farneticazioni degli estremisti veterocomunisti che blaterano di nuovo schiavismo
– Modello “Zivago” – disse la voce, mentre un’altra teca prendeva il posto della precedente – Un nuovo stock proveniente dall’Est. Notate i colori chiari e lo sviluppo toracico…
Il reporter alzò gli occhi dal tablet sperando che nella teca ci fosse una femmina, ma una dolorosa puntura sul collo lo distrasse. Poi perse i sensi.
Quando si svegliò era immobilizzato.
Sulla passerella.
– Modello “Megafono”. Reporter addestrati a propagandare le idee dei loro possessori. Il loro condizionamento è così perfetto che neanche si rendono conto di ciò che sono. Questo che vedete nella teca n.3 stava giusto scrivendo un articolo fino a un attimo fa – concluse la voce.
Fra i compratori si diffuse un brusio divertito.