Carta dei Diritti del Telespettatore Seriale

Il telespettatore seriale ha diritto a:

1) Piantare una serie a metà o in qualsiasi altro punto, saltare episodi, guardarli in ordine sparso, ignorare tutte le stagioni precedenti e/o successive a ciò che lo interessa, senza essere accusato da nessuno di non essere un “vero fan”.

2) Ignorare e/o non considerare parte del canone gli sviluppi della trama che ritiene scritti male, out of character, e/o in contrasto con il resto della mitologia della serie.

3) Amare appassionatamente/odiare a morte uno o più personaggi della serie anche se non hanno fatto assolutamente niente per “meritarselo”.

4) Disprezzare gli autori e/o gli interpreti della serie, pur apprezzando i personaggi che scrivono/interpretano, o viceversa.

5) Considerare espliciti elementi impliciti della psicologia dei personaggi che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di rendere espliciti.

6) Inventare spiegazioni per le incongruenze della serie che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di spiegare.

7) Scrivere fanfic della serie, sia che segua il canone, sia che lo sovverta completamente.

8) Seguire la serie per un solo personaggio/interprete, per un solo elemento della trama, o anche soltanto per criticarla, scriverne male, perculare il cast e/o gli autori.

9) Ignorare in tutto o in parte il resto del fandom della serie, e non interagire con nessuna delle sue iniziative.

10) Ignorare tutte le serie considerate più cool e di tendenza, e guardare invece repliche di Spazio 1999.

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Il mostro nello specchio

I commenti a Black Mirror si somigliano spesso: “Cos’è questa cosa così geniale, inquietante e coraggiosa? Sembra ambientata nel futuro, in realtà analizza il presente. Sembra che tratti di tecnologia, in realtà parla della natura umana”.
Si chiama fantascienza.
Il pubblico è così disabituato alla fantascienza vera che spesso non riesce neanche più a riconoscerla quando la vede, la scambia per qualcosa di nuovo ancora senza nome.
La fantascienza è Black Mirror, non gli squallidi sparatutto di propaganda patriottica tipo Falling Skies.

Benché abbia i suoi alti e bassi, con alcune storie iconiche e geniali e altre più convenzionali, Black Mirror di Charlie Brooker (lo stesso autore di Dead Set) su appena sette episodi vanta almeno tre o quattro capolavori degni della migliore tradizione dei maestri del genere come Harlan Ellison o Robert Sheckley. Il migliore è White Bear.

Spoiler

L’episodio comincia in un apparente scenario post apocalittico, nel quale un misterioso impulso elettromagnetico sembra aver trasformato il 90% della popolazione in zombie decerebrati capaci soltanto di assistere morbosamente alle torture inflitte da piccole bande di cacciatori psicopatici ai pochissimi rimasti ancora umani.
La rivelazione finale prima ribalta brutalmente le premesse, per poi confermarne l’essenza più inquietante.
Non è un fantomatico impulso elettromagnetico, ma la natura umana a spingere gli spettatori del reality carcerario simil-post apocalittico a rendersi tutti sistematicamente colpevoli esattamente dello stesso orrido crimine per il quale la condannata viene sadicamente torturata ogni giorno.

Se lo specchio oscuro della tecnologia riflette un volto mostruoso, la colpa non è dello specchio.