Reality is a choice

Se il finale dell’anno scorso rischiava di semplificare un po’ troppo le cose, la seconda stagione di Legion ha fatto uno sforzo notevole nella direzione opposta, restituendo al protagonista, e di conseguenza al suo multiverso, la visionaria e affascinante complessità necessaria.

Legion promette una terza stagione memorabile, e si guadagna il titolo di migliore serie in circolazione, seguita da Westworld, che quest’anno ha finalmente trovato il focus e il ritmo giusti.

Ancora una volta sono le serie che non si dichiarano esplicitamente ispirate al lavoro di Philip K. Dick quelle a rendergli migliore giustizia. Storie di mondi che cadono a pezzi. Come il nostro.
“There isn’t one world, but many, and we’re living in the wrong one” – Westworld

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UBIK – Fantacasting

Dan StevensJoe Chip
Idris ElbaGlen Runciter
Cate BlanchettPat Conley – Ella Runciter – Jory

Lo spettro della realtà

Nell’episodio di Star Trek TOS “Lo spettro di una pistola” (Spectre of the Gun), Kirk e gli altri si ritrovano prigionieri in una simulazione western, una specie di ponte ologrammi ante litteram, nel quale le pallottole restano tridimensionali e quindi mortali soltanto finché le si crede reali.
Consapevole di non avere abbastanza controllo della propria mente per riuscire a smettere del tutto di credere reali le pallottole (anche l’ombra di un dubbio residuo potrebbe essere letale) Kirk chiede a Spock, che ha più controllo della propria mente grazie alla disciplina vulcaniana, di condizionare telepaticamente tutto il gruppo a smettere di credere. Questo rende le pallottole inoffensive.

Diceva Philip K. Dick “La realtà è quella cosa che non sparisce quando smettiamo di crederci”.
Forse però la realtà è quella cosa che non sparisce, perché non possiamo davvero smettere del tutto di crederci.

Salto Evolutivo

Nel saggio If You Find This World Bad, You Should See Some Of The Others (1977) Philip K. Dick immagina il passato non come una storia già scritta, ma come un work in progress soggetto a continue correzioni e riscritture, un perpetuo editing che cambia anche il presente in modi di cui solo in pochi si rendono conto.

Nel 1989 quest’idea di PKD diventa lo spunto non dichiarato per il cult serial Quantum Leap, il cui protagonista Sam salta avanti e indietro nel tempo dagli anni ’50 agli anni ’90, mettendosi letteralmente nei panni degli individui più diversi per migliorare la loro vita, e cambiare il mondo una persona alla volta.
Ciascun episodio non si limita a ricostruire il periodo nel quale è ambientato, ma anche un diverso genere narrativo, dal mistery alla rom-com, dall’urban fantasy al family drama, facendo di Quantum Leap anche una vera e propria serie antologica.

La matrice dickiana è confermata dal fatto che il finale si svolga in una semivita ubikiana nella quale Sam, prendendo coscienza d’essere l’artefice dei suoi viaggi che aveva prima attribuito ad un’imperscrutabile divinità, impara a controllare il suo potere e lo adopera per cambiare anche la vita dell’amico Al, sacrificandosi al suo posto.
Come il Sam di Life on Mars, anche quello di Quantum Leap, dopo aver sognato per anni di tornare a casa, alla fine sceglie qualcosa che per lui è più importante.

L’inizio del “Rinascimento” delle serie Tv viene di solito datato al 1990 di Twin Peaks. In realtà già nel 1989 Quantum Leap cominciava, in viaggio nel tempo e nei generi, a cambiare la Tv un episodio alla volta.

Originale

Apprezzo molto il fatto che nel canone di Star Trek, almeno finora, la morte del Kirk originale non sia stata cancellata da un retcon, che non sia stato resuscitato.
Quel Kirk è sempre stato molto fiero della sua mortalità, del suo essere un umano fragile e fallibile, soggetto ai limiti della materia.
Se n’è sempre vantato di fronte a superuomini e semidei o presunti tali, perché ci vogliono astuzia e coraggio a vivere da mortali.

Quel Kirk è morto da essere umano, da mortale, da uomo.
Era la morte a cui aveva diritto, e spero che nessuno gliela porti mai via.

Truth is outdated

Benché grottesca, la cosa peggiore dell’attuale undicesima stagione di The X Files – Truth is out there non è la svolta Beautiful aggiunta alla peraltro già imbarazzante faccenda della gravidanza aliena di Scully.
La cosa più assurda di questo già obsoleto revival è cercare ancora nel 2018 di spacciare il complottismo per un’idea originale.

Star Trek – Lorca perduto

Alcune delle caratteristiche del capitano Gabriel Lorca di Star Trek Discovery.avevano fatto sperare che il suo personaggio potesse rivelarsi un po’ più complesso e interessante del resto della truppa.
Niente da fare. Per Discovery la complessità non è di questo mondo, né di nessun altro.
Lorca in realtà proveniva dal sempre più ridicolo Mirror Universe – un infiltrato, anche lui – e la sua complessità era solo una finta.
È stato ridotto a una macchietta, e poi disintegrato.
Un’altra occasione perduta per la serie di Star Trek che in quanto a pessima sceneggiatura è riuscita ad arrivare là dove nemmeno Enterprise era mai giunta prima.