La scelta del killer

Boomtown di Russell T. Davies (Doctor Who, 2005) suggerisce un’intuizione geniale e inquietante: i carnefici di massa, i burocrati dello sterminio, quando scelgono occasionalmente qualcuno da risparmiare, usano all’inverso gli stessi criteri soggettivi e arbitrari adoperati dai serial killer per scegliere le loro vittime. Il colore dei capelli, degli occhi, un sorriso, uno sguardo, un incontro casuale con il carnefice che finisce per segnare il destino della vittima: sommersa o salvata.

Corrado (Paolo Pierobon) protagonista de L’ordine delle cose di Andrea Segre (2017), che ne sia più o meno consapevole, è un carnefice di massa, un burocrate dello sterminio, addestrato alla disumanizzazione sistematica delle vittime che per lui devono restare solo numeri.  Un incontro casuale e un attimo d’empatia imprevista segneranno il destino della vittima che cercherà di risparmiare, e il suo.

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Meno male che Silvio c’è

“1993” è migliore di “1992”.  Di “1992” avevo retto soltanto i primi 5 minuti.
Quest’anno la recitazione è complessivamente migliorata, il ritmo è più scorrevole, il tono più esplicitamente noir.
Il difetto principale però c’è ancora tutto: la serie è una galleria di stereotipi.
Ogni situazione segue alla lettera il cliché dal quale deriva.
Ogni personaggio corrisponde completamente alla sua maschera.
Arrampicatori, faccendieri, pennivendoli, olgettine, sia celebrità che sconosciuti, tutti sono e fanno esattamente quello che dice il nome sulla loro targhetta, tutti rispettano la programmazione come androidi non senzienti d’un parco a tema Delos made in Italy.
Tutti tranne uno.
Freddo, crepuscolare, a tratti sinistro, il Silvio Berlusconi di Paolo Pierobon è inedito.
È il vero volto del nostro Palmer Eldritch, al di là della maschera clownesca.
In “1993” la sua presenza è stata incombente ma rarefatta, in “1994” dovrebbe diventare centrale.
Se la scrittura sarà all’altezza dell’interpretazione, l’anno prossimo la serie potrebbe avere finalmente qualcosa d’interessante da dire.

De Silvio

Dopo Filippo De Silva, Paolo Pierobon interpreta Silvio Berlusconi.
È il classico caso di typecasting.

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