Futuristi

“Ecco perché mi piace dimenticare il passato, e ricordarmi solo del futuro” dice il testimonial Oscar Farinetti, nello spot che ha cominciato a circolare la settimana del 27 gennaio, Giorno della Memoria.

Tutto lo spot è in bianco e nero, tranne il logo del prodotto, che è rosso.

Annunci

The Final Retcon

Il series finale di Sherlock è stato così scadente che parte del pubblico l’ha creduto un falso, ed ha chiesto alla BBC di mandare in onda “quello vero”.

Dopo aver cercato per anni di “appropriarsi” di tutto il canone di Doctor Who riscrivendolo retroattivamente, e tentando di rendere un personaggio inconsistente da lui creato, Clara, la “vera” protagonista della serie, Moffat ha cercato di fare lo stesso coll’universo sherlockiano.
Come nell’episodio Listen di Doctor Who aveva fatto di Clara l’accidentale responsabile dell’origin story del Dottore, per il series finale di Sherlock ha creato Eurus, improbabile sorella segreta sociopatica di Sherlock, apposta per affidarle un ruolo analogo.

In The Final Problem quindi Eurus interpreta in modo piatto e monocorde lo stereotipo della Strega dell’Est al quale il suo nome allude, cercando d’accreditarsi come la “vera” protagonista dell’universo sherlockiano, responsabile del trauma primigenio che ha plasmato tutta la personalità di Sherlock e profondamente segnato quella di Mycroft; regista occulta delle trame criminali di Moriarty; nonché personificazione della Melancholia, dominus delle loro vite.
Il tentativo, ‎velleitario quanto fallimentare, produce un episodio di rara bruttezza crivellato di plotholes, un lugubre pastrocchio d’incongruenze, forzature, assurdità e logori espedienti scopiazzati da altri franchise. Batman, Saw, Hannibal, Skyfall, tutti gli horror asiatici degli ultimi 20 anni, non c’è niente in The Final Problem che non sappia di sbobba riciclata, come non c’è più niente nel rintronato energumeno che lo Sherlock di Moffat è diventato che ricordi l’Holmes originale, o anche soltanto quello del pilot.

Se la serie aveva avuto un merito particolare, anche grazie all’interpretazione di Martin Freeman, era il tentativo di aggiungere un’inedita complessità al personaggio di John Watson. Anche questo è stato azzerato dalla quarta stagione, in favore d’un ringhioso cliché da action movie.
La chiosa postuma affidata alla povera Mary Morstan (che anche da morta cambia personalità a ogni episodio) “Non importa chi siete davvero, quello che conta sono le avventure”  suona infatti come una patetica giustificazione dell’incapacità dell’autore di costruire personaggi coerenti.
Cazzaro come al solito, Moffat aveva promesso che questo finale avrebbe “fatto la Storia della TV”.
Se Sherlock passerà alla Storia, sarà per essere riuscito in soli 13 episodi a diventare la peggiore parodia di se stesso.

Nebbia

Abbiamo sempre saputo che se una forma di vita aliena avesse mai raggiunto il nostro pianeta, sarebbe stata molto diversa dalla nostra, ma non ce l’aspettavamo così diversa.
Ci siamo resi conto che ci mancano persino gli schemi percettivi per vederli nella loro vera forma, tutto quello che riusciamo a cogliere della loro presenza sono dense nebulose rossastre. S’aggirano per il nostro pianeta apparentemente indaffarati con una serie di strumenti. Osservarli provando a interagire però non è così vano come può sembrare, perché produce un’alterazione, o meglio un’evoluzione dei nostri schemi che sembra renderci in grado di percepire qualche tratto della loro autentica forma, e persino frammenti di quello che possiamo ragionevolmente ritenere un linguaggio.
Non siamo ancora riusciti a comunicare, ma i tentativi procedono.

Quinta settimana sul pianeta extrasolare 832. Ancora nebbia. Questi lanuginosi banchi azzurrini rendono particolarmente difficoltosa l’esplorazione. Ieri dopo quattro ore m’è addirittura sembrato d’intravedere qualcosa di vivo nella nebbia. Qualcosa che tentava di comunicare.
Naturalmente è stata un’allucinazione dovuta allo stress, gli strumenti parlano chiaro, non ci sono forme di vita intelligente quassù.
La prossima settimana arriveranno gli aspiratori, e finalmente il problema della nebbia sarà risolto.
Non vedo l’ora di godermi la luce dei due soli che illuminano questo pianeta.

Imprevisti

Chi avrebbe potuto prevedere la neve d’inverno? Il terremoto in zona terremotata?
Chi avrebbe potuto prevedere che una scossa in montagna avrebbe causato una slavina?
Il governo raccomanda di evitare le polemiche.
Non è il momento di mettersi a cercare i colpevoli.
Potremmo trovarli.

E questo imprevisto il governo s’impegna ad evitarlo.

La Fantascienza è la vera letteratura Mainstream

miglieruolo

di Mauro Antonio Miglieruolo

Consideriamo che non la Fantascienza sia un genere della letteratura accademica, ma quest’ultima, almeno nella accezione assunta nel XX secolo, un aspetto parziale della grande corrente della narrativa universale. Il Novecento ha elevato una aspetto secondario della narrativa prodotta nel secolo, la rappresentazione tendenzialmente fotografica dell’esistente, a unica forma nobile e ammissibile di letteratura.

View original post 440 altre parole