The Saviors

Negan è la personificazione del peggior incubo degli americani: che qualcuno tratti loro come loro trattano il resto del mondo.

Polpa

La poesia di Pablo Neruda usata per lo spot della passata di pomodoro è veramente molto evocativa. Tutte le volte che sento le parole “una rossa viscera” mi viene in mente Rick di The Walking Dead che si spalma addosso le budella di zombie fresco per camuffarsi, e attraversare l’orda senza essere sbranato.

We are Negan

“Give me your shit, or I will kill you”.  Il Nuovo Ordine Mondiale in una battuta.
New Order, Negan lo chiama proprio così nel suo atteso debutto nel season finale di The Walking Dead, la cosa migliore d’una sesta stagione filler da dimenticare, a parte un paio di episodi salvati dal talento di Melissa McBride.

Perché i villain (ben scritti) sono sempre fra i personaggi più interessanti? La risposta migliore in sole tre parole l’ha data Michael Emerson, il Ben Linus di Lost: “They are us“. Loro sono noi.
Infatti è nei villain, non negli eroi, che raccontiamo meglio noi stessi, la nostra società, e insieme la natura umana.
Non a caso le migliori serie degli ultimi vent’anni hanno un villain come protagonista: Breaking Bad, e il ciclo di Eymerich.

Heisenberg, Eymerich, KilgraveDe Silva, Negan, Hannibal, Ben Linus, Gus Fring, Alice Morgan, Patty Hewes, Harold Saxon, Frank Underwood, Tony Soprano, they are are us.
We are not the good guys.

Fascia protetta

La parola “fuck” è rigorosamente bandita dalle serie AMC.
Questo vuol dire che i personaggi di The Walking Dead sono autorizzati a spararsi, torturarsi, sbudellarsi, e macellarsi a vicenda, ma non a mandarsi a fanculo.
Potrebbero esserci dei bambini davanti alla Tv.

Addio porco

Ho pubblicato questo post su Carmilla il 2 maggio 2009

Come sappiamo, ciò che all’inizio poteva sembrare soltanto l’ennesima paranoia indotta, l’ennesima Mossa Kansas City per distrarre le masse dalla crisi economica, s’è rivelata un’autentica pandemia di proporzioni apocalittiche.
Il virus della cosiddetta influenza suina ha infatti dimostrato di appartenere al ceppo Z, di essere cioè in grado di rianimare i cadaveri dei contagiati.
La zombie apocalypse che ha gettato il pianeta nel caos è però molto diversa da quella che ci si sarebbe potuta aspettare.
Il tasso di mortalità fra gli esseri umani contagiati dall’influenza suina è in realtà rimasto molto basso, ben al di sotto delle medie della comune influenza stagionale. La decina scarsa di rianimati umani è stata velocemente neutralizzata.
Il tasso di diffusione, di mortalità, e di conseguente rianimazione, sta però risultando spaventosamente alto fra le prime vittime del virus: i maiali.
E’ passata appena una settimana dal primo caso di allevatore sbranato dalla sua scrofa non morta, e già orde di maiali zombie scorrazzano ovunque, divorando e devastando, apparentemente inarrestabili. Al contrario degli zombie umani, infatti, per motivi ignoti, i maiali morti viventi non possono essere abbattuti da una pallottola nel cervello, e nemmeno dalla rimozione dell’intera testa, o dallo smembramento del corpo.
Le singole parti rimangono animate.
Questo è la causa di un ulteriore orrida minaccia: anche ogni forma di insaccato contaminato dal virus si rianima, e attacca l’uomo.
Da tutto il mondo giungono notizie di persone strangolate o impiccate da rotoli di salsiccia, investite e schiacciate da valanghe di mortadelle rotolanti, bastonate da gragnole di salami, calpestate a morte da cariche di zamponi e cotechini, assalite da panini al prosciutto che gli hanno staccato naso e lingua.
Ogni particella di origine suina, persino la sugna per dolci, la cotenna conciata, e le setole di certi spazzoloni, danno inquietanti segni di risveglio.
Il vecchio detto secondo il quale del maiale non si butta via nulla ha assunto un nuovo terrificante significato.
È quindi il momento che anche i più scettici ammettano l’apocalittica entità della minaccia, guardino in faccia la realtà togliendosi le fette di prosciutto dagli occhi, prima che quelle fette si rianimino, e gli strappino i bulbi oculari. Il simpatico animale simbolo di prosperità godereccia, che eravamo abituati a sfruttare, presto non esisterà più: addio, porco.
Al tuo posto, grufola la nostra nemesi.

La furia di Heisenberg

HeisenbergDopo il cold open di Blood Money, con Granite State lo scenario di Breaking Bad s’è fatto ancora più esplicitamente post-apocalittico. Walter abbandonato al suo terribile inverno nucleare, Jesse prigioniero in un’agghiacciante miniatura della Woodbury di The Walking Dead (il fumetto, non la serie).
”Apocalisse” significa rivelazione: la scoperta di Hank ha aperto il primo sigillo.
La presa di coscienza di Jesse ha aperto il secondo.
La sua confessione e collaborazione con Hank ha aperto il terzo.
La morte di Hank ha aperto il quarto.
Skyler ha aperto il quinto con una coltellata.
Suo figlio Walter Jr. ha aperto il sesto con una telefonata.
Alla fine di ”Granite State” abbiamo visto aprirsi il settimo.
Nello sguardo di Walter che, scoprendo proprio dall’intervista a Elliot e Gretchen del ritorno in circolazione della Blue meth, capisce d’essere stato ancora una volta derubato della sua creazione, del suo nome, come ai tempi della Grey Matter.
E capisce che questa volta non lo sopporterà.
Perché è l’orgoglio il primo e vero motore delle sue scelte.
Walter/Heisenberg, ora rivelato a se stesso, capisce che non s’arrenderà gentilmente al morire della luce.
La Fine è cominciata.

Breaking Bad Graphics – 1

Le ho fatte per combattere l’astinenza da Breaking Bad.

Methrix

The Walking Dead