Stay Awake

Risultati immagini per Stay Awake day 5Nato come sub-genere a bassissimo costo, il post-apocalittico continua anche nel campo delle serie TV a dare il meglio di sé quanto meno è dipendente dalle aspettative del mercato.

Infatti, mentre The Walking Dead diventa sempre più piatto, convenzionale, retorico e monocorde, Z Nation si mantiene inventivo e beffardo, e con un budget ancora più esiguo fa miracoli Day 5, web serie Rooster Teeth, che partendo da un’idea geniale e inquietante nella sua semplicità, riesce a cucinare il giusto mix di paranoia, ironia, melanconia e horror che è la ricetta del miglior post-apocalittico.

Costruito sulla qualità della sceneggiatura, l’intelligenza dei dialoghi, l’umanità dei personaggi, l’efficacia delle situazioni, Day 5 è una piccola grande serie per la quale vale sicuramente la pena di perdere qualche ora di sonno.

Carta dei Diritti del Telespettatore Seriale

Il telespettatore seriale ha diritto a:

1) Piantare una serie a metà o in qualsiasi altro punto, saltare episodi, guardarli in ordine sparso, ignorare tutte le stagioni precedenti e/o successive a ciò che lo interessa, senza essere accusato da nessuno di non essere un “vero fan”.

2) Ignorare e/o non considerare parte del canone gli sviluppi della trama che ritiene scritti male, out of character, e/o in contrasto con il resto della mitologia della serie.

3) Amare appassionatamente/odiare a morte uno o più personaggi della serie anche se non hanno fatto assolutamente niente per “meritarselo”.

4) Disprezzare gli autori e/o gli interpreti della serie, pur apprezzando i personaggi che scrivono/interpretano, o viceversa.

5) Considerare espliciti elementi impliciti della psicologia dei personaggi che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di rendere espliciti.

6) Inventare spiegazioni per le incongruenze della serie che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di spiegare.

7) Scrivere fanfic della serie, sia che segua il canone, sia che lo sovverta completamente.

8) Seguire la serie per un solo personaggio/interprete, per un solo elemento della trama, o anche soltanto per criticarla, scriverne male, perculare il cast e/o gli autori.

9) Ignorare in tutto o in parte il resto del fandom della serie, e non interagire con nessuna delle sue iniziative.

10) Ignorare tutte le serie considerate più cool e di tendenza, e guardare invece repliche di Spazio 1999.

Polpa

La poesia di Pablo Neruda usata per lo spot della passata di pomodoro è veramente molto evocativa. Tutte le volte che sento le parole “una rossa viscera” mi viene in mente Rick di The Walking Dead che si spalma addosso le budella di zombie fresco per camuffarsi, e attraversare l’orda senza essere sbranato.

We are Negan

“Give me your shit, or I will kill you”.  Il Nuovo Ordine Mondiale in una battuta.
New Order, Negan lo chiama proprio così nel suo atteso debutto nel season finale di The Walking Dead, la cosa migliore d’una sesta stagione filler da dimenticare, a parte un paio di episodi salvati dal talento di Melissa McBride.

Perché i villain (ben scritti) sono sempre fra i personaggi più interessanti? La risposta migliore in sole tre parole l’ha data Michael Emerson, il Ben Linus di Lost: “They are us“. Loro sono noi.
Infatti è nei villain, non negli eroi, che raccontiamo meglio noi stessi, la nostra società, e insieme la natura umana.
Non a caso le migliori serie degli ultimi vent’anni hanno un villain come protagonista: Breaking Bad, Hannibal, e il ciclo di Eymerich.

Heisenberg, Eymerich, KilgraveDe Silva, Negan, Hannibal, Ben Linus, Gus Fring, Alice Morgan, Patty Hewes, Harold Saxon, Frank Underwood, Tony Soprano, they are are us.
We are not the good guys.

Addio porco

Come sappiamo, ciò che all’inizio poteva sembrare soltanto l’ennesima paranoia indotta, l’ennesima Mossa Kansas City per distrarci dalla crisi economica, s’è rivelata un’autentica pandemia di proporzioni apocalittiche.
Il virus della cosiddetta influenza suina ha infatti dimostrato di appartenere al ceppo Z, di essere cioè in grado di rianimare i cadaveri dei contagiati.
La zombie apocalypse che ha gettato il pianeta nel caos è però molto diversa da quella che ci si sarebbe potuta aspettare.
Il tasso di mortalità fra gli esseri umani contagiati dall’influenza suina è in realtà rimasto molto basso, ben al di sotto delle medie della comune influenza stagionale. La decina scarsa di rianimati umani è stata velocemente neutralizzata.
Il tasso di diffusione, mortalità, e conseguente rianimazione sta però risultando spaventosamente alto fra le prime vittime del virus: i maiali.
E’ passata appena una settimana dal primo caso di allevatore sbranato dalla sua scrofa non morta, e già orde di maiali zombie scorrazzano ovunque, divorando e devastando, apparentemente inarrestabili. Al contrario degli zombie umani, infatti, per motivi ignoti, i maiali morti viventi non possono essere abbattuti da una pallottola nel cervello, e nemmeno dalla rimozione dell’intera testa, o dallo smembramento del corpo.
Le singole parti rimangono animate.
Questo è la causa di un’ulteriore orrida minaccia: anche ogni forma d’insaccato contaminato dal virus si rianima, e attacca l’uomo.
Da tutto il mondo giungono notizie di persone strangolate o impiccate da rotoli di salsiccia, investite e schiacciate da valanghe di mortadelle rotolanti, bastonate da gragnole di salami, calpestate a morte da cariche di zamponi e cotechini, assalite da panini al prosciutto che gli hanno staccato naso e lingua.
Ogni particella di origine suina, persino la sugna per dolci, la cotenna conciata, e le setole di certi spazzoloni, danno inquietanti segni di risveglio.
Il vecchio detto secondo il quale del maiale non si butta via nulla ha assunto un nuovo terrificante significato.
È quindi il momento che anche i più scettici ammettano l’apocalittica entità della minaccia, guardino in faccia la realtà togliendosi le fette di prosciutto dagli occhi, prima che quelle fette si rianimino, e gli strappino i bulbi oculari. Il simpatico animale simbolo di prosperità godereccia, che eravamo abituati a sfruttare, presto non esisterà più: addio, porco.
Al tuo posto, grufola la nostra nemesi.

Pubblicato su Carmilla il 2 maggio 2009