La crisalide di cristallo

Breaking Bad compie 10 anni.

Cosa sarebbe successo se Walter White non fosse mai stato smascherato?
Spoiler

Hank e il collega Gomez non sarebbero stati uccisi.
Marie non sarebbe rimasta vedova.
Jesse non sarebbe stato imprigionato, schiavizzato, e torturato per mesi.
Andrea non sarebbe stata uccisa, e Brock non sarebbe rimasto orfano.
Lydia, Todd e i suoi parenti neonazi non sarebbero stati uccisi, e avrebbero continuato a fare buoni affari. Non ottimi, ma buoni.
Saul avrebbe proseguito la sua brillante carriera di criminal lawyer.
Huell non avrebbe perso il lavoro.
Gretchen ed Elliot avrebbero evitato un grosso spavento e un’umiliante e rischosa incombenza illegale.
Skyler, Holly, e Walter Jr. si sarebbero potuti godere tranquillamente più di ottanta milioni di dollari.
Insomma, sarebbe stato molto meglio per tutti.
Tranne che per Walter White.

Walt sarebbe morto lo stesso, ma di cancro. Immobilizzato, svuotato e consunto dall’agonia. Avrebbe quindi dovuto affrontare la morte che più temeva: la stessa toccata a suo padre, della quale parla al figlio Walter Jr. nell’episodio Salud, Salute, sceneggiato da Gennifer Hutchison:

“My father fell very ill when I was 4 or 5. He spent a lot of time in the hospital. The only thing I could remember is him breathing. This rattling sound, like if you were shaking an empty spray-paint can. Like there was nothing in him. Anyway… that is the only real memory that I have of my father. I don’t want you to think of me the way I was last night. I don’t want that to be the memory you have of me”

Walt non sarebbe sfuggito a questo suo incubo: morire ed essere ricordato da vittima, da sconfitto.
Non avrebbe avuto l’epica uscita di scena che nel sangue ha consacrato il suo luciferino trionfo innanzitutto ai suoi stessi occhi.
Non sarebbe stato universalmente riconosciuto come l’autentico creatore e imperatore della Blue Meth.
Alla luce di Felina quindi la caduta di Walter White in Ozymandias si rivela la penultima indispensabile tappa della sua ascensione.
Della sua trasformazione alchemica da uomo in leggenda.
E il suo impero di cristallo si rivela un mandala costruito apposta per essere mandato in polvere.
Distrutto come la crisalide dalla quale emerge la farfalla.

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Carta dei Diritti del Telespettatore Seriale

Il telespettatore seriale ha diritto a:

1) Piantare una serie a metà o in qualsiasi altro punto, saltare episodi, guardarli in ordine sparso, ignorare tutte le stagioni precedenti e/o successive a ciò che lo interessa, senza essere accusato da nessuno di non essere un “vero fan”.

2) Ignorare e/o non considerare parte del canone gli sviluppi della trama che ritiene scritti male, out of character, e/o in contrasto con il resto della mitologia della serie.

3) Amare appassionatamente/odiare a morte uno o più personaggi della serie anche se non hanno fatto assolutamente niente per “meritarselo”.

4) Disprezzare gli autori e/o gli interpreti della serie, pur apprezzando i personaggi che scrivono/interpretano, o viceversa.

5) Considerare espliciti elementi impliciti della psicologia dei personaggi che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di rendere espliciti.

6) Inventare spiegazioni per le incongruenze della serie che gli autori non hanno la capacità o la possibilità di spiegare.

7) Scrivere fanfic della serie, sia che segua il canone, sia che lo sovverta completamente.

8) Seguire la serie per un solo personaggio/interprete, per un solo elemento della trama, o anche soltanto per criticarla, scriverne male, perculare il cast e/o gli autori.

9) Ignorare in tutto o in parte il resto del fandom della serie, e non interagire con nessuna delle sue iniziative.

10) Ignorare tutte le serie considerate più cool e di tendenza, e guardare invece repliche di Spazio 1999.

Saulplesse

Dopo una prima stagione perfetta, che in fondo diceva già tutto il necessario sull’origin story di Saul Goodman come criminal lawyer, Better Call Saul ha passato due stagioni in souplesse, diluendo il concetto, e cercando di condire il brodo allungato col ritorno di altri personaggi iconici di Breaking Bad, amministrato però con la stessa esasperante lentezza, che l’elegante maestria della recitazione, della regia e della fotografia non giustifica.

Se la trasformazione di Walter White è stata una progressione inesorabile perfettamente scandita, quella di Jimmy è una specie di mambo impacciato, un passo avanti, uno indietro, una giravolta, e arrivederci all’anno prossimo col prevedibilissimo suicidio di Chuck, espediente convenzionale quanto deludente per spingere Jimmy verso Saul Goodman sulla strada d’una narrativa altrimenti incagliata.

È stato troppo aspettarsi due capolavori consecutivi dallo stesso team creativo, o c’è ancora tempo per correggere il passo?
The jury is still out.

Breaking Babylon

b5.jpgLa passione del Badger di Breaking Bad per il cult serial Babylon 5 non è solo un omaggio di Vince Gilligan all’episodio che vede fra le guest star un giovane e capelluto Bryan Cranston.
Babylon 5 ha in comune con Breaking Bad alcune caratteristiche fondamentali, fra cui l’essere un concept di 5 stagioni, e fare dello sviluppo dei personaggi il suo autentico fulcro narrativo, a cominciare da più interessanti e complessi come Londo Mollari che, un po’ come Walter White, viene trascinato dal suo orgoglio da un ruolo di grigio funzionario alle vette dell’impero, alla rovina, e alla catarsi finale.

Live Free or Die
La tematica principale di Babylon 5 è la lotta per la libertà. Dalla rivolta per l’indipendenza della colonia marziana, alla resistenza umana contro il governo golpista terrestre e la sua CIA telepatica (non è un caso che il presidente assassinato dai golpisti si chiami Santiago) alla guerra di liberazione dei Narn dalla dominazione dei Centauri, che rispecchia quella di tutte le specie umanoidi dal controllo dei lovecraftiani Antichi che le adoperano come pedine sulla scacchiera della loro intergalattica proxy war.
Tutte queste lotte, una dentro l’altra, rappresentano lo stesso desiderio di libertà definito la forza più potente dell’universo, che tuttavia prevale sempre solo temporaneamente, e a un costo altissimo.

Babylon 5 è però lontana dalla total quality di Breaking Bad, e gli errori narrativi peggiori non sono sempre attribuibili alle vicissitudini produttive.
Il deus ex machina che resuscita Sheridan.
La conclusione affrettata della Shadow War.
Il condizionamento di Michael Garibaldi, la cui decisione fondamentale di tradire Sheridan viene attribuita ad un intervento telepatico, quando sarebbe stato molto più interessante se fosse stato lo stesso Garibaldi, autonomamente, a convincersi della pericolosità dell’oggettivo God Complex di Sheridan.
E soprattutto il fatto che la liberazione di Centauri Prime dai Drakhi, col sacrificio di G’Kar e Londo Mollari, venga relegata a un flashforward di pochi minuti fuori contesto, quando avrebbe meritato d’essere il series finale in due parti.
La morte di G’Kar e Mollari rimane comunque una delle scene più potenti della serie.

Il finale lascia aperto l’interrogativo principale: la razza umana, una volta acquisito lo stesso potere degli antichi manipolatori alieni, saprà evitarne gli orrori, o ripeterà lo stesso ciclo di dominio e distruzione?

Al netto degli errori, e degli elementi inevitabilmente datati, Babylon 5 rimane comunque fra le migliori space opera di sempre per complessità e coerenza tematica, vastità dello scenario cosmico nel tempo e nello spazio, varietà delle culture aliene e degli stili narrativi con episodi che hanno fatto scuola, dimostrando ciò che la fantascienza Tv può essere.
E che da troppo tempo non è più.

Le regole del gioco

kimLa seconda stagione di Better Call Saul s’è concentrata sul personaggio di Kim, collega e compagna di Jimmy.
Come Walt e Jimmy/Saul agli inizi, Kim è brillante, e sfruttata.
Lei però è onesta, vuole riuscire ad avere successo giocando secondo le regole.
La fondamentale funzione del suo personaggio nella narrativa di Breaking Bad è quella di dimostrare che avere successo giocando secondo le regole è impossibile.
Perché il tavolo è truccato.

We are Negan

“Give me your shit, or I will kill you”.  Il Nuovo Ordine Mondiale in una battuta.
New Order, Negan lo chiama proprio così nel suo atteso debutto nel season finale di The Walking Dead, la cosa migliore d’una sesta stagione filler da dimenticare, a parte un paio di episodi salvati dal talento di Melissa McBride.

Perché i villain (ben scritti) sono sempre fra i personaggi più interessanti? La risposta migliore in sole tre parole l’ha data Michael Emerson, il Ben Linus di Lost: “They are us“. Loro sono noi.
Infatti è nei villain, non negli eroi, che raccontiamo meglio noi stessi, la nostra società, e insieme la natura umana.
Non a caso le migliori serie degli ultimi vent’anni hanno un villain come protagonista: Breaking Bad, e il ciclo di Eymerich.

Heisenberg, Eymerich, KilgraveDe Silva, Negan, Hannibal, Ben Linus, Gus Fring, Alice Morgan, Patty Hewes, Harold Saxon, Frank Underwood, Tony Soprano, they are are us.
We are not the good guys.