There’s something on your back, Doctor

Con uno special natalizio d’una stupidità deprimente è cominciato l’ultimo anno della disastrosa gestione Moffat.
Chris Chibnail dovrà faticare parecchio per recuperare la serie dal cassonetto nel quale è finita, e non solo qualitativamente.

La reazionaria e pasticciata restaurazione di Gallifrey non è l’unico retcon a rendere totalmente incompatibile l’era Moffat con la precedente.
L’aver cancellato dalla memoria degli umani il ricordo di tutti i precedenti incontri con alieni, eliminando così anche l’indispensabile backstory di Adelaide Brooke; l’aver cercato di spargere Clara lungo tutta la timeline del Dottore, nel pretenzioso quanto vano tentativo di farne “la companion più importante di tutti i tempi”; il finale del farsesco The Husband of River Song, nel quale Twelve rivela improvvisamente a River quando e dove lei morirà.
Per non parlare del pastrocchio di Trenzalore, pianeta sul quale il Dottore sarebbe dovuto morire per poter incontrare Clara, e dal quale è tranquillamente uscito vivo, incapsulando così tutta l’era Moffat in un enorme paradosso.
Come un sub-universo creato da un parassita alieno, lo scarafaggio di Turn Left.
Un sub-universo stercorario da far collassare al più presto.

Show must go home

Ieri su Rai4:

The Zygon Invasion
Salve, sono Peter Harness, quello che sinceramente non s’era reso conto che un sermone contro l’interruzione di gravidanza potesse essere inteso come un sermone contro l’aborto. Premetto che non sono razzista, però secondo me tutti questi immigrati che stanno arrivando in realtà sono MOSTRI VENUTI DALLO SPAZIO PER STERMINARCI TUTTI!!!11!!1!1!!!1!!!!

The Zygon Inversion
Salve, sono Steven Moffat, e come showrunner mi tocca provare a dare una riverniciata pseudo-pacifista a questo delirio nazistoide, inserendoci un pippone sugli Anni di Piombo che in realtà non c’entrerebbe un cazzo, ma che darà al Dottore la possibilità di fare del reducismo ingiustificato su quella volta che NON ha distrutto Gallifrey,
Siamo bravi, eh? Chissà perché la BBC ci ha rimpiazzati.

Tempo scaduto

teotAl netto degli eccessi da series finale, The End of Time è uno dei migliori episodi di Doctor Who, e uno dei testi più politici di Russell T. Davies.
The End of Time ci dice esplicitamente che le nostre rapaci e guerrafondaie classi dirigenti che stanno portando il mondo alla rovina devono essere spazzate via, senza se e senza ma.
Si tratta della nostra sopravvivenza o la loro.
Un messaggio rivoluzionario nel senso letterale del termine, che Moffat s’è ovviamente affannato a cercare di cancellare, prima col retcon di The Day of the Doctor, che senza vergogna afferma l’imperativo opposto di preservare a tutti i costi quelle stesse classi dirigenti rapaci e guerrafondaie.
Poi con The Time of the Doctor, nel quale il suo Eleven infligge agli abitanti di Trenzalore una guerra millenaria che avrebbe potuto evitargli del tutto semplicemente andandosene, e viene ricompensato per questo con un nuovo ciclo di rigenerazioni dai rapaci e guerrafondai Time Lords che ha preservato.
E infine, con l’indegna pantomima di Hell Bent, nel quale il suo Rassilon, inspiegabilmente immemore della propria ferrea determinazione a distruggere l’universo pur di conservare il potere fino all’ultimo, si rivela improvvisamente disposto a cederlo subito a gentile richiesta.
Perché Moffat ci tiene a farci credere che i dittatori alla Erdogan siano in fondo solo vecchietti un po’ burberi, come i cloni di Scrooge che puntualmente infestano ogni suo special natalizio.

Ancora una volta c’è uno Zenith, The End of Time, e un Nadir, la trilogia Gallifreyana di Moffat.
Il suo tempo però è in scadenza.
Speriamo torni finalmente quello delle sceneggiature decenti.

The Day of the Retcon

Dopo aver cercato di riscrivere l’era RTD coll’abominevole retcon di The Day of the Doctor, nell’episodio d’addio di Matt Smith, The Time of the Doctor, Steven Moffat ha cercato di riscrivere anche la propria. Finendo per creare un clamoroso paradosso capace di cancellarla TUTTA, compreso l’abominevole retcon innescato da Clara da cui l’intera storyline di Eleven deriva, fin dalle fratture nel continuum che l’hanno portato da Amy.
Infatti, impedendo la definitiva morte del Dottore a Trenzalore, Clara ha cancellato anche la ”tomba” contenente la timestream nella quale s’era tuffata in The Name of the Doctor, cioè l’evento che l’aveva portata a conoscere il Dottore, venirne scelta come companion, e… impedirne la definitiva morte a Trenzalore.
E se la storyline di Clara sparisce inghiottita da questo paradosso, sparisce anche tutta l’era Eleven, River compresa.
Per arrivare a questo pazzesco risultato involontariamente suicida, Moffat ha riscritto Clara, degradandola da intraprendente geek girl a maestrina piagnucolosa. Ha riscritto i Silent, degradandoli da minaccia inquietante a scagnozzi insignificanti. Ha riscritto l’origin story della sua stessa era, la crepa nel continuum, degradandola da araldo dell’apocalisse a citofono per chiamare Gallifrey, Deus Ex Machina della settimana.
Dopo avere cercato di riscrivere Ten in The Day of the Doctor, degradandolo a petulante coglione infantiloide (cioè facendone un altro Eleven) Moffat stavolta ha riscritto in parte persino il suo stesso Dottore.
L’irrequieto, iperattivo Eleven che in The Power of Three non sopportava di restare fermo per pochi giorni nemmeno in casa dei suoi migliori amici, in The Time of the Doctor sceglie d’invecchiare per novecento anni in una specie di villaggio tirolese di cartapesta sperduto nel nulla, respingendo ”minacce” aliene sempre più fiacche, logore, e imbarazzanti, come le sue gag da cinepanettone, per poi morire di vecchiaia, e rigenerarsi a rate con un botto e uno starnuto, dopo avere fatto morire di noia gli spettatori.
L’era di Matt Smith è finita, però finché durerà quella di Steven Moffat nemmeno il talento di Peter Capaldi potrà salvare Doctor Who dalla nefasta cialtroneria del suo showrunner, The Jerk of the Doctor.
Non resta che sperare che venga sostituito al più presto da qualcuno che risbatta Gallifrey definitivamente all’inferno.

Ten shot first

teot”Of course he didn’t! He’s Doctor Who. He doesn’t do things like that.” – Steven Moffat

Ten lo ha fatto. In The End of Time:

Ten: “Back into the Time War, Rassilon, back into hell!”
La profetessa: “Gallifrey falls!”
Rassilon: “You die with me, Doctor”
Ten: “I know”

Il timelock era già chiuso, Rassilon ha cercato di scapparne fuori come uno scarafaggio mentre il Doctor Umarell cagava dubbi nel ‘500, con Ten e lo Scucchione.
Per fortuna, nel 2009 RTD ha trovato un modo per rendere il suo lavoro impossibile da riscrivere completamente, facendo distruggere Gallifrey anche a Ten, sullo schermo, e in punto di morte. Così, visto che è inevitabile mantenere TEOT nel canone – perché inestricabilmente collegato al resto della serie – nonostante l’orrido retcon moffattiano, ci resta ancora Ten ad avere avuto il coraggio di farlo, almeno una volta.