Meno male che Silvio c’è

“1993” è migliore di “1992”.  Di “1992” avevo retto soltanto i primi 5 minuti.
Quest’anno la recitazione è complessivamente migliorata, il ritmo è più scorrevole, il tono più esplicitamente noir.
Il difetto principale però c’è ancora tutto: la serie è una galleria di stereotipi.
Ogni situazione segue alla lettera il cliché dal quale deriva.
Ogni personaggio corrisponde completamente alla sua maschera.
Arrampicatori, faccendieri, pennivendoli, olgettine, sia celebrità che sconosciuti, tutti sono e fanno esattamente quello che dice il nome sulla loro targhetta, tutti rispettano la programmazione come androidi non senzienti d’un parco a tema Delos made in Italy.
Tutti tranne uno.
Freddo, crepuscolare, a tratti sinistro, il Silvio Berlusconi di Paolo Pierobon è inedito.
È il vero volto del nostro Palmer Eldritch, al di là della maschera clownesca.
In “1993” la sua presenza è stata incombente ma rarefatta, in “1994” dovrebbe diventare centrale.
Se la scrittura sarà all’altezza dell’interpretazione, l’anno prossimo la serie potrebbe avere finalmente qualcosa d’interessante da dire.

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De Silvio

Dopo Filippo De Silva, Paolo Pierobon interpreta Silvio Berlusconi.
È il classico caso di typecasting.

Ancien Régime

Mubarak sarà rilasciato. Potrà finalmente rivedere la nipote.

Sempreverde

La Lega è stata al governo con Berlusconi per più di dieci anni.
Ha avuto una decina di ministri-chiave, fra cui quelli dell’Interno, del Bilancio, dell’Industria, del Lavoro, dell’Agricoltura, dei Trasporti, della Giustizia, della Salute, e delle Riforme.
Ha avuto centinaia fra sottosegretari, sindaci, assessori, governatori, e boiardi.
La Lega è ancora al governo in molte zone del nord.

Eppure Matteo Salvini riesce sempre a spacciarsi per un outsider, realizzando ogni giorno il suo compito di dirottare l’incazzatura degli elettori sugli immigrati, convincendo gli italiani che la principale causa delle loro sofferenze non sia la parassitaria classe dirigente della quale anche lui fa parte da sempre, ma i profughi appena arrivati che hanno il torto di non essere annegati tutti durante il tragitto.

Esattamente come Renzi, Salvini è un politico di professione.
Dal 1993, quando fu eletto consigliere comunale di Milano.
Esattamente come Renzi, Salvini è un cazzaro.

 

Citazioni Citabili II

Orgoglio nazionale
“Otto miliardari da soli posseggono la ricchezza di metà della popolazione mondiale? Mi dispiace che non ci sia nessun italiano in questa lista”.
Andrea Romano del PD, a L’Aria che Tira

Sbagliato dosaggio
“Ho passato una settimana a Bruxelles a cercare di spiegare che questo No al referendum non è come la Brexit o l’elezione di Trump, è una cosa che riguarda una sola persona. L’Italia di solito è un paese tranquillo”.
Beppe Severgnini a Otto e Mezzo

Palmer Eldritch
“Prima Renzi, adesso Trump… Berlusconi somiglia a tutti”.
Nunzia De Girolamo, Forza Italia, a L’Aria che Tira

Spero di votare presto

Io ho un cugino, un cugino vero, di cui non posso più parlare, perché tutte le volte che si dice “mio cugino” sembra che si stia sparando una cazzata.
Uno dei danni peggiori che ci fanno i cazzari è rubarci anche la capacità di credere alla verità.

Salvo Berlusconi

save

L’Era del Cazzaro

cover1Dopo Fuga di Mauro Baldrati e Malevisione di Marilu Oliva, L’Era del Cazzaro è il terzo eBook gratuito della nostra collana camilliana.
Mentre sceglievo e impaginavo i corsivi per questo best of della mia rubrica Schegge Taglienti, mi sono resa conto che nel sub-universo nel quale ci troviamo il tempo non scorre in modo cronologico, ma alfabetico.
Dopo l’era Andreotti abbiamo avuto l’era Berlusconi. Adesso tocca alla C di Cazzaro. Una metastasi dell’era precedente.
Di Matteo Renzi non conta il nome, ma solo la qualifica. Non perché Andreotti e Berlusconi non fossero cazzari, ma perché Renzi è soltanto un cazzaro.
Non è nient’altro.
Chi lo appoggia per opportunismo lo sa bene, chi lo sostiene per cieca disperazione, temendo un vuoto di potere in sua assenza, non si rende conto che Renzi stesso è il Vuoto al potere.
Il vuoto entropico che è lo Zeitgeist di quest’era, in tutto il mondo.
Un vuoto famelico che come un buco nero risucchia le nostre vite e le nostre storie nel nulla.
Finché non sapremo darci la spinta necessaria per uscire da quest’orbita.

Per scaricare l’ebook L’Era del Cazzaro: EPUB, MOBI, PDF

La croce sul simbolo

E Ponzio Pilato chiese alla folla
– Volete Gesù o Barabba?
La folla rispose
– Locusto!
E Ponzio Pilato disse
– Eh?
– Vogliamo Locusto!
– Ma non è uno dei condannati a morte – obiettò Pilato.
– Appunto! – Gridò la folla – Basta coi condannati a morte, vogliamo gente onesta!
E Gesù disse a Barabba
– Questi non hanno capito come funziona.
– Hanno capito – rispose Barabba – è che sono stronzi. Vogliono farci crocifiggere tutti e due.
Poi si rivolse alla piazza
– Amato popolo, salvami! Io sono l’innocente vittima d’una persecuzione giudiziaria! – Indicò Gesù – Il vero criminale è lui, un falso profeta che v’ha riempito di chiacchiere solo per convincervi a pagare più tasse, vi ricordate quando ha detto ”date a Cesare quel che è di Cesare”?
– Ma quella era una metafora… – disse Gesù.
– Se mi salvate – continuò Barabba – vi restituirò di tasca mia tutti gli ingiusti tributi che vi sono stati estorti!
Una parte della folla cominciò a scandire ”Barabba, Barabba”. La maggioranza continuava a inneggiare a Locusto.
In un angolo della piazza, gli apostoli discutevano.
– Non dovremmo farci sentire anche noi?
– No, dobbiamo seguire l’esempio del Maestro.
– Cioè continuare a esprimerci per metafore zoologiche? La pecora smarrita, il vitello grasso, la rana dalla bocca larga, finché non ci crocifiggono tutti?
– Potremmo cercare un accordo coi locustiani – suggerì Pietro.
– Non fanno accordi, Locusto è un predicatore apocalittico. Annuncia la fine del mondo ogni settimana, e quando non arriva, dice d’averla evitata lui.
La folla vociante attorno a loro diventava sempre più turbolenta.
Quattro soldati romani afferrarono i condannati per trascinarli via. Barabba si divincolò
– Pietà! Sono cieco!
Uno dei soldati gli sferrò un cazzotto. Barabba lo schivò. Poi disse
– Ci vedo… miracolo!
La folla gridò
– Morte al falso invalido!
Gesù disse
– Macché miracolo, io non ho fatto niente.
La folla urlò
– Morte al fancazzista!
Gli apostoli scuotevano la testa.
– Ma che succede? Alle nozze di Cana erano tutti con noi.
– Per forza, erano ubriachi.
– Abbiamo perso il contatto col paese reale.
– Se ci fosse stato Giovanni Battista… – disse Pietro.
– Basta con questa storia di Giovanni Battista! Abbiamo scelto di seguire Gesù.
– Il Battista era molto più efficace come predicatore, avrebbe convertito anche i romani.
– Ma se non ha convinto neanche noi, come faceva a convincere i romani?
– Io conosco un sacco di romani che si sarebbero convertiti se ci fosse stato Giovanni Battista – disse Giuda.
– Tu conosci un sacco di romani?…
Gli apostoli si guardarono in cagnesco. Poi cominciarono a spintonarsi. In pochi minuti scoppiò una rissa che si allargò a tutta la piazza.
Ponzio Pilato fece segno ai soldati di intervenire. Poi si disse
– Basta, io me ne lavo le mani. Qui è molto peggio della Grecia. Sono proprio barbari. Una cosa del genere a Roma non sarebbe mai potuta succedere.

Liberisti tutti

Oggi, nell’era della piena realizzazione del Liberismo, si fatica a credere che ci sia stato un tempo nel quale il mercato del lavoro era prigioniero di leggi insensate e limitazioni avvilenti. Eppure, fino ai primi anni del ventunesimo secolo, milioni di persone anziane venivano ancora cacciate dal loro posto di lavoro soltanto a causa della loro età anagrafica, e costrette ad anni e a volte decenni di umiliante improduttività. Una pratica detta allora ”pensionamento”, ma che oggi possiamo chiamare col nome che le spetta: discriminazione.
Con un’iintollerabile ingerenza statale nelle libertà personali, agli anziani veniva negato il diritto di morire lavorando. La soddisfazione umana e professionale di dare la vita per la ditta era possibile solo grazie ai coraggiosi imprenditori che ignoravano le retrograde norme di sicurezza.
Gli anziani non erano però gli unici a subire crudeli emarginazioni in base all’età. Il protervo dirigismo statale cercava di impedire l’accesso al mercato del lavoro ai minorenni, preferendo sprecarne le risorse produttive in futili esercizi d’apprendimento di pratiche e nozioni obsolete, che a volte si protraevano anche oltre la maggiore età, producendo generazioni di disadattati, con gravi danni all’economia, e all’ordine pubblico. Per quanto oggi possa sembrare delirante, esistevano infatti istituti di formazione, detti ”università”, dove si discutevano e si insegnavano discipline e competenze del tutto estranee alle richieste del mercato, e addirittura contrarie alle esigenze degli imprenditori.
Questa pratica dissennata rendeva inevitabilmente ogni ”università” un covo di terroristi.
Anche i lavoratori che rientravano negli assurdi limiti d’età allora in vigore subivano la loro pesante quota di restrizioni, a cominciare dalle donne, alle quali non era consentito partorire sul posto di lavoro, restando produttive anche durante la riproduzione, mentre il bigotto moralismo dell’epoca arrivava persino a disapprovare la prostituzione a fini di carriera.
Le proibizioni più odiose però non venivano inflitte ai lavoratori dallo Stato – che comunque le avallava – ma da una prepotente lobby di tecnocrati detta ”sindacato”, che pretendeva di sottrarre al singolo il diritto di negoziare da solo le condizioni dei suoi rapporti di lavoro, e imponeva la ratifica di rigidi contratti nazionali diretti a privarlo della libertà di lavorare ininterrottamente senza limiti di tempo, di rinunciare del tutto al salario, e di vendere o affittare parti del suo corpo a seconda delle richieste del mercato, e delle esigenze degli imprenditori.
Il principale strumento di coercizione adoperato dal ”sindacato” sulle sue vittime era lo ”sciopero”, ovvero l’obbligo ad astenersi dal lavoro, a volte addirittura per un’intera giornata, e spesso a partecipare a cortei umilianti e pericolosi, che si rivelavano inevitabilmente un covo di terroristi.
L’ansia di tornare produttivi spingeva i lavoratori a cedere alle richieste del ”sindacato”, e soltanto il coraggio e la resistenza di imprenditori nobili come il Cavaliere del Lavoro Marchionne, al quale oggi qui inauguriamo il monumento, era in grado di restituire loro la libertà, e la speranza nel futuro.
Quegli anni bui sono ormai un ricordo del passato, però, affinché niente del genere si ripeta, occorre uno sforzo comune. Il 2029 è stato un anno difficile per l’economia mondiale, la solidità della nostra moneta comune, il Dolleuro, è in pericolo.
Saranno necessari nuovi sacrifici fiscali, anche se non disumani.
E naturalmente un’ulteriore liberalizzazione del mercato del lavoro.

Carmilla 5 dicembre 2011