La Dottoressa Giò

Il flop della passata stagione ha spinto Chris Chibnall, attuale showrunner di Doctor Who, a rinunciare al tentativo d’imitare Russel T. Davies, e cominciare ad imitare Steven Moffat, con una Thirteen che non è più la copia sbiadita di Ten, ma di Eleven, un Master ridicolo che si crede Zoolander, e un retcon demenziale che demolisce la mitologia della serie dalle fondamenta, declassando il personaggio del Dottore da Timelord ribelle a Principessa Segreta, classico trope sessista ed eugenetico che fa derivare la rilevanza d’un personaggio femminile dalle sue ascendenze biologiche.

Chris Chibnall non è riuscito come sperava ad eguagliare Russell T. Davies. Però è riuscito a superare Moffat.
In peggio.

Tutti a casa

“Non abbracciatevi. Non stringete la mano a nessuno. Mantenete una distanza di sicurezza dagli altri di almeno un metro. Non frequentate luoghi affollati. Lavatevi spesso le mani. Disinfettate le superfici. Uscite di casa il meno possibile”.

Si credeva che l’Apocalisse sarebbe somigliata ad un episodio di Supernatural. Invece finora somiglia ad un episodio di Monk.
Al contrario però dell’acuto detective fobico ossessivo-compulsivo, noi non riusciamo a fermare l’assassino.

Conflitto d’interessi

Ci sono due punti fermi nell’attuale fase politica di Vittorio Sgarbi: il suo odio inestinguibile per le pale eoliche, e il suo amore incondizionato per Matteo Salvini, del cui eventuale governo ha dichiarato di voler diventare ministro della Cultura.

Basterebbe quindi parlargli di Paolo Arata, e della passione disinteressata della Lega salviniana per le pale eoliche, per mandargli definitivamente il cervello in errore positronico.