Il Tassativo

In qualsiasi talk show, chiunque stia parlando – un premier, un premio Nobel, il superstite d’una strage – qualunque sia l’argomento in discussione – una guerra, una crisi economica, una riforma costituzionale – c’è sempre un momento, di solito ogni dodici minuti, nel quale il conduttore o la conduttrice lo interrompe in modo categorico ed irrevocabile, dicendo “devo mandare la pubblicità”.
A volte la chiama addirittura “il tassativo”.
Di solito l’ospite non protesta, al massimo chiede che al rientro in studio gli venga consentito di finire il suo ragionamento, cosa che non succede quasi mai.
E parte la pubblicità.
Più o meno gli stessi spot su tutti i canali, più o meno con lo stesso messaggio implicito: siate belli, siate giovani, siate efficienti, sposatevi, fate bambini, tanti bambini.
Crescete e moltiplicatevi.
Comprate una macchina e una casa più grande.
Il familismo non è soltanto il principale strumento usato per vendere prodotti, il familismo è il principale prodotto che viene venduto, perché da esso deriva tutto il resto, è la pietra d’angolo di tutto il sistema. Per questo i ruoli di genere negli spot restano pietrificati. Gli uomini inventano ed esplorano, le donne smacchiano e dimagriscono.
E fanno bambini.
Nella pubblicità il familismo è legge divina. Le rare eccezioni durano poco, vengono subito rettificate. La tizia che aveva osato rifiutare al compagno un figlio come scusa per comprare una macchina nuova è stata messa incinta di due gemelli.
La gravidanza è l’unica pancia che risparmia alle donne l’inesorabile prova costume, mentre gli uomini “dominano la strada” sul loro nuovo SUV scolpito dal vento.
Negli spot, le automobili non vengono mai banalmente costruite. Sorgono da superfici di metallo liquido, si condensano da luccicanti vortici di frammenti, si materializzano magicamente al sollevarsi d’un vaporoso drappo da prestigiatore.
Nell’immaginario pubblicitario gli operai non esistono.
Gli unici lavoratori visibili negli spot sono realistici come gli elfi di Babbo Natale. Commessi che sgusciano di casa alle tre di notte per andare a riordinare gli scaffali, contadini che accarezzano i pomodori e limonano i limoni, cuochi che parlano con le galline, tappezzieri invaghiti dei divani.
L’ambientazione è sempre onirica, patinata e retrò.
Evidentemente nessuno di loro lavora per denaro. Lo fanno per passione.
Per amore.
Finito il break pubblicitario, si torna in studio a parlare di guerra, di crisi economica, di riforma costituzionale.
E tutto sembra solo rumore di fondo, chiacchiera da bar senza importanza.
Perché lo è.

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The 100

Bilancio dei primi 100 giorni del governo Grilloverde: un migliaio di morti annegati nel Mediterraneo, e un decreto che aumenta il turnover, e reintroduce i voucher.
Ma ricapitoliamo le principali promesse con le quali i cazzari verdeoro avevano (separatamente) vinto le elezioni:

Abolizione della legge Fornero
Reintroduzione dell’articolo 18
Flat Tax
Reddito di cittadinanza
Pensione di cittadinanza
Asili nido gratis
Internet a banda larga gratis
Abolizione delle accise
Abolizione degli studi di settore, Redditometro e Spesometro
Legge anti-corruzione
Legge contro il conflitto di interessi
Ministero per le disabilità
Blocco di TAV e TAP
Rimpatrio immediato di 600 mila immigrati
Riconversione ecologica dell’Ilva.

Verrà il giorno in cui torturare profughi bloccandoli su una nave non basterà più per distrarre gli italiani dai disastri, e dalle promesse non mantenute. Per quel momento, Salvini e Di Maio hanno un Piano B:

Fase uno: Dare la colpa all’Europa.
Fase due: Darsi la colpa a vicenda
Fase tre: Far cadere il governo, e passare mano a un tecnico che faccia tutto il lavoro sporco, e si prenda lui tutta la colpa.
Fase quattro: Tornare a votare in primavera, e rivincere con le stesse promesse irrealizzabili, perché tanto gli italiani hanno la memoria d’un pesce rosso e l’intelligenza d’una spugna di mare.

Funzionerà di nuovo?

Nemesi

La scena più famosa di Palombella Rossa è in realtà abbastanza proto-berlusconiana: un politico prende a schiaffi una giovane giornalista, colpevole d’usare frasi fatte che lo infastidiscono. “Le parole sono importanti!” le urla in faccia.

Negli ultimi 29 anni, questa scena è stata citata così tante volte che “Le parole sono importanti” è diventata una delle frasi fatte più fastidiose di tutti i tempi.

Macerie

43 morti. Più di 560 sfollati.

Il fatto che il centrosinistra, invece di pretendere giustizia per le vittime, difenda a spada tratta i monopolisti miliardari che avevano assicurato che il ponte Morandi sarebbe durato cent’anni, spiega perfettamente perché gli elettori italiani abbiano preferito votare letteralmente chiunque altro. 

Se oggi abbiamo un ministro dell’Interno che si fa i selfie coi fans ai funerali di Stato, è perché abbiamo un PD che, mentre ancora si estraevano cadaveri dalle macerie, chiedeva un’inchiesta alla Consob per tutelare gli interessi degli azionisti di Atlantia.