I cinque segni dell’Apocalisse

Se fosse in atto l’inizio d’una zombie apocalypse, sappiamo che i media mainstream farebbero di tutto per nasconderla e dissimularla il più a lungo possibile, innanzitutto per evitare il panico.
Dovremmo quindi imparare a riconoscerne da soli i principali segnali.

1) Irrazionali e imprevedibili esplosioni di violenza individuale, spesso con armi improvvisate, i cui esecutori vengono sbrigativamente eliminati, e derubricati come lupi solitari, terroristi o psicopatici.

2) Razionamento idrico, per aumentare i controlli negli acquedotti sospettati di diffondere il contagio.

3) Incendi diffusi. Bruciare i cadaveri dei rianimati sarebbe infatti il modo più veloce per occultarli, e cercare di arginare il contagio. I falò organizzati in zone disabitate finirebbero spesso per degenerare, sfuggendo al controllo. Allarmi di nubi tossiche verrebbero lanciati per allontanare i curiosi.

4) Intensificarsi parossistico e pretestuoso del controllo poliziesco sulle piazze reali e virtuali, con brutali retate nelle zone di assembramento, e tentativi di controllare e censurare le notizie che circolano su internet.

5) Chiusure delle frontiere e blocchi navali, in contraddizione con tutti i precedenti accordi internazionali. Iniziative inutili, perché il contagio per sua natura sarebbe comunque già globale.

Naturalmente per ciascuno di questi avvenimenti verrebbe data una spiegazione ufficiale, ma se dovessero verificarsi tutti contemporaneamente sapremmo cosa sta accadendo davvero.

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Addio porco

Come sappiamo, ciò che all’inizio poteva sembrare soltanto l’ennesima paranoia indotta, l’ennesima Mossa Kansas City per distrarci dalla crisi economica, s’è rivelata un’autentica pandemia di proporzioni apocalittiche.
Il virus della cosiddetta influenza suina ha infatti dimostrato di appartenere al ceppo Z, di essere cioè in grado di rianimare i cadaveri dei contagiati.
La zombie apocalypse che ha gettato il pianeta nel caos è però molto diversa da quella che ci si sarebbe potuta aspettare.
Il tasso di mortalità fra gli esseri umani contagiati dall’influenza suina è in realtà rimasto molto basso, ben al di sotto delle medie della comune influenza stagionale. La decina scarsa di rianimati umani è stata velocemente neutralizzata.
Il tasso di diffusione, mortalità, e conseguente rianimazione sta però risultando spaventosamente alto fra le prime vittime del virus: i maiali.
E’ passata appena una settimana dal primo caso di allevatore sbranato dalla sua scrofa non morta, e già orde di maiali zombie scorrazzano ovunque, divorando e devastando, apparentemente inarrestabili. Al contrario degli zombie umani, infatti, per motivi ignoti, i maiali morti viventi non possono essere abbattuti da una pallottola nel cervello, e nemmeno dalla rimozione dell’intera testa, o dallo smembramento del corpo.
Le singole parti rimangono animate.
Questo è la causa di un’ulteriore orrida minaccia: anche ogni forma d’insaccato contaminato dal virus si rianima, e attacca l’uomo.
Da tutto il mondo giungono notizie di persone strangolate o impiccate da rotoli di salsiccia, investite e schiacciate da valanghe di mortadelle rotolanti, bastonate da gragnole di salami, calpestate a morte da cariche di zamponi e cotechini, assalite da panini al prosciutto che gli hanno staccato naso e lingua.
Ogni particella di origine suina, persino la sugna per dolci, la cotenna conciata, e le setole di certi spazzoloni, danno inquietanti segni di risveglio.
Il vecchio detto secondo il quale del maiale non si butta via nulla ha assunto un nuovo terrificante significato.
È quindi il momento che anche i più scettici ammettano l’apocalittica entità della minaccia, guardino in faccia la realtà togliendosi le fette di prosciutto dagli occhi, prima che quelle fette si rianimino, e gli strappino i bulbi oculari. Il simpatico animale simbolo di prosperità godereccia, che eravamo abituati a sfruttare, presto non esisterà più: addio, porco.
Al tuo posto, grufola la nostra nemesi.

Pubblicato su Carmilla il 2 maggio 2009  

Nuove mappe dell’orrore

Dal blog di Daniele Barbieri una recensione di Sinistre Presenze: Nuove mappe dell’orrore. Un brano:

Accenniamo qualcosa senza svelare troppo. Cade una «d» e la nostra (sedicente? O solo incompleta?) democrazia si trasforma in «emocrazia»: così nel primo, affascinante e pur terrificante racconto di Vietti. Una sorta di “Frankenstein” va in campagna elettorale nella «Romagna toscana» del dopoguerra: conoscevo già questa invenzione di Troccoli e il godimento si conferma anche alla seconda lettura. Brevi, riusciti, intensi, spaventosamente necessari «L’autostrada dei cani perduti» di Tonani, «Da sotto» di Roffo, «Come fiori recisi dal turbine» di Piccolino, «Alla testa del Paese» di Alessandra Daniele. Crudelissimo (troppo per i miei gusti) «Escuela de Mecanica» di Ricciarello che – il titolo lo fa intuire – ci porta nell’Argentina della dittatura. Vivamente sconsigliato a chi adora lo sport (ma apprezzato da me che ne sono un fruitore critico) «La melma dell’abisso» di Prosperi. Troppo vero e dunque doppiamente inquietante «La porta degli annegati» di Denise Bresci. Comunque interessanti gli altri, qualcuno forse un po’ lungo. Insomma un’antologia da consigliare e dalla quale prendere ispirazione per altre storie.

Sinistre Presenze

copertinaSMALL Ho partecipato a un’altra antologia, col racconto ”Alla testa del paese”.
Il libro sarà presentato
Giovedì 23 maggio alle ore 19 alla Libreria Punto Einaudi di Firenze (Sardonero Bistrot) Via Guelfa 22/a, da Giovanni Agnoloni e Roberto Chiavini, coi curatori Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo
Sabato 25 maggio alle ore 18 all’Italcon di Bellaria, da Francesco Troccoli, Catalano e Pizzo
Sabato 1, o domenica 2 giugno a Forte dei Marmi, in ambito della rassegna operazionepaura

Questa la descrizione del libro da parte dei curatori:
Sinistre presenze è una antologia di racconti horror di autori italiani che fa il paio con la precedente Ambigue utopie pubblicata da Bietti nel 2010.
Se Ambigue utopie apparteneva al genere fantascientifico, in particolare per gli aspetti rientranti nei sottogeneri dell’utopia e dell’ucronia, Sinistre presenze si muove decisamente nell’ambito del genere orrorifico, nelle sua varie sfaccettature che vanno dal noir metropolitano al dark fantasy, dal gotico più tradizionale al weird fino allo splatter.
Ma caratteristica essenziale delle due antologie è l’impegno presente in tutti i racconti. In Ambigue utopie questo impegno era di tipo politico, con precisi riferimenti alla realtà dei nostri tempi e alla situazione italiana, Sinistre presenze ha invece uno sostrato più di tipo sociologico (“politico” in senso lato).
Si troveranno quindi racconti che affrontano problemi quali le vittime di incidenti stradali, il dramma dei migranti abbandonati in mare, le guerre nei Balcani, i cani lasciati in autostrada, le infermiere della “dolce morte”, gli ultras violenti delle squadre di calcio, le sparizioni e i misteri dell’America Latina…
Tutto questo senza dimenticare che si tratta sempre di racconti horror, quindi storie piene di tensione, di mistero, di angoscia. Storie insomma che mettono i brividi.
L’obiettivo dei curatori era di dimostrare che la narrativa horror, oltre che piacevole e catartica lettura possa essere veicolo di istanze sociali. Tra gli autori presenti alcuni maestri del genere o specialisti della fantascienza. I racconti sono di Danilo Arona, Claudio Asciuti, Denise Bresci, Andrea Carlo Cappi, Carducci e Fambrini, Catalano, Alessandra Daniele, Luca Ducceschi, Alessandro Morbidelli, Michele Piccolino, Pizzo, Pierfrancesco Prosperi, Franco Ricciardiello, Stefano Roffo, Dario Tonani, Francesco Troccoli, Alessandro Vietti.