UBIK – Fantacasting

Dan StevensJoe Chip
Idris ElbaGlen Runciter
Cate BlanchettPat Conley – Ella Runciter – Jory

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Black Mirror Universe

USS Callister, la première della quarta stagione di Black Mirror riesce ad essere contemporaneamente la miglior parodia di Star Trek e il miglior film/episodio di Star Trek degli ultimi vent’anni, rivelando quanto i sub-universi vintage che abbiamo visto l’anno scorso nello struggente San Junipero in realtà, più che un paradiso, possano essere un inferno. Dipende dall’admin.
Quello dell’Italia per esempio è ancora Berlusconi.

L’episodio migliore della stagione, e dell’intera serie finora, è però il season finale Black Museum, seguito e upgrade ideale di White Christmas.
Il trittico di short stories interconnesse che compongono Black Museum non ha niente da invidiare ai migliori classici di Robert Sheckley e Harlan Ellison, ed è abbastanza intenso, geniale e beffardo da restituire la speranza nelle potenzialità della SF anche ai più avviliti e scoraggiati dall’attuale stato pietoso dei grossi franchise del genere.
C’è ancora qualcuno in TV in grado di scrivere ottima, autentica fantascienza. Ed è ancora Charlie Brooker di Black Mirror.

Alive on Mars

”A barman once toldSam-e-Gene me you know when you’re alive because you can feel, and you know when you’re not because you don’t feel anything”.

Undici anni fa, Life on Mars ha compiuto il miracolo di mixare perfettamente due generi cult apparentemente incompatibili rendendo pienamente giustizia a entrambi. In Life on Mars, fantascienza metafisica e poliziesco anni ’70, come i due protagonisti, sono opposti perfettamente complementari, con un’anima comune.

Gli anni 70 di Life on Mars sono infatti una variante dell’idea dickiana, correlata agli altrimondi del Bardo Thodol, che fa corrispondere diverse epoche a diversi livelli di coscienza.

Gene, il Cerbero della Semivita, rappresenta però anche una parte di Sam, che Sam deve riconoscere.
Una delle allusioni più frequenti sono i pugni dati in contemporanea perfetta, ce n’è uno anche nella sigla.
Uno degli episodi più rivelatori è il primo della seconda stagione: man mano che il supporto vitale di Sam viene meno, la sua personalità s’avvicina sempre più a quella di Gene, e viceversa. Alla fine dell’episodio, i due sembrano così prossimi a una ”ricomposizione” che uno finisce le frasi dell’altro.
Poi la telefonata del satanico chirurgo lobotomista ristabilisce la frattura.
Stn, in ebraico ostacolo che divide.

Dopo essere stato costretto per essere riammesso nel nostro mondo a “uccidere” Gene, e quella parte di sé che cercava invece di reintegrare, Sam si rende conto di essere stato mutilato. Sente questo mondo come meno reale dell’altro, e perciò lo abbandona.

Perché senza Gene, Sam non può sentire. Ed è sentire che vuol dire essere vivi.

E perché negli anni ’70 di Gene, Sam sente di poter fare la differenza. Ed è forse proprio questo che distingue la vita dalla morte, la realtà dall’illusione: la possibilità di fare la differenza.

In principio

logoPhilip K. Dick raccontava divertito di come in una delle traduzioni di Ubik il termine “Logos” fosse stato tradotto con “Marchio”, trasformando l’incipit biblico in un ubikiano “In principio era il marchio”.
Nel primo libro della serie, Eymerich crea personalmente il logo dell’Inquisizione, come un copywriter ante litteram.
È uno dei primi atti esplicitamente demiurgici di Eymerich, che da lì procederà a plasmare, anche retroattivamente, prima il suo secolo, e poi tutto il nostro mondo a modello del suo inferno interiore.
In principio era il Logo.

Believing the strangest things, loving the alien

pkdBowieUna delle cose in comune fra David Bowie e Philip K. Dick, oltre al fatto che PKD ritenesse The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars quasi la colonna sonora non ufficiale del suo 2-3/74, è come vengano da sempre entrambi sistematicamente saccheggiati.
Come c’è chi ha ricavato intere saghe da un rigo di PKD, da una delle centinaia di idee che “buttava” sullo sfondo delle sue trame principali, allo stesso modo scorrere la discografia di Bowie significa riconoscere decine e decine di riff da cui poi altri hanno ricavato pezzi interi. Di solito belli.

Ha senso che la migliore versione di UBIK mai girata finora sia Life on Mars.