There’s something on your back, Doctor

Con uno special natalizio d’una stupidità deprimente è cominciato l’ultimo anno della disastrosa gestione Moffat.
Chris Chibnail dovrà faticare parecchio per recuperare la serie dal cassonetto nel quale è finita, e non solo qualitativamente.

La reazionaria e pasticciata restaurazione di Gallifrey non è l’unico retcon a rendere totalmente incompatibile l’era Moffat con la precedente.
L’aver cancellato dalla memoria degli umani il ricordo di tutti i precedenti incontri con alieni, eliminando così anche l’indispensabile backstory di Adelaide Brooke; l’aver cercato di spargere Clara lungo tutta la timeline del Dottore, nel pretenzioso quanto vano tentativo di farne “la companion più importante di tutti i tempi”; il finale del farsesco The Husband of River Song, nel quale Twelve rivela improvvisamente a River quando e dove lei morirà.
Per non parlare del pastrocchio di Trenzalore, pianeta sul quale il Dottore sarebbe dovuto morire per poter incontrare Clara, e dal quale è tranquillamente uscito vivo, incapsulando così tutta l’era Moffat in un enorme paradosso.
Come un sub-universo creato da un parassita alieno, lo scarafaggio di Turn Left.
Un sub-universo stercorario da far collassare al più presto.

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L’ultima Luna

4x16_The_Waters_of_Mars_723The Waters of Mars di Russell T. Davies non è soltanto uno dei migliori episodi di Doctor Who mai girati, è anche in assoluto una delle migliori ore di televisione degli ultimi vent’anni.
Partendo da una geniale variante della classica Zombie Outbreak, The Waters of Mars affronta in modo coinvolgente e disturbante uno dei classici dilemmi etici dei viaggi nel tempo, smascherando tutta l’arroganza colonialista intrinseca nel topos del Time-travelling (White) Saviour, e riuscendo anche a compendiare in un solo episodio tutto il complesso sviluppo del personaggio del decimo Dottore.

Il fatto che il grottesco sermone antiabortista Kill the Moon di Harness e Moffat ne tenti un retcon – suggerendo che non sia stato il sacrificio dell’equipaggio di Bowie Base a ispirare l’esplorazione spaziale, ma la scoperta che la luna fosse un uovo di tacchino alieno – è talmente repellente da essere una delle cose che la maggioranza del fandom volutamente ignora come se non fosse mai successa.

E dire che con autori decenti Peter Capaldi sarebbe potuto diventare uno dei migliori Dottori di sempre.

Nell’ideale sfera celeste della nuova serie, The Waters of Mars e Kill the Moon sono rispettivamente lo Zenit e il Nadir.
Per fortuna, l’era Moffat è finalmente al tramonto.

 

The Mars of the Doctor

Come sarebbe stato Waters of Mars riscritto da Moffat?

Eleven arriva su Marte, nudo.
Adelaide Brooke s’innamora di lui.
Eleven la bacia.
Lei gli dà uno schiaffo.
Lui le tocca il culo.
Lei gli rivela d’essere la figlia segreta di Clara.
Clara piange.
Eleven le tocca il culo.
I Weeping Angels invadono Bowie Base.
Il loro modus operandi è cambiato di nuovo.
Se non li guardi, ti uccidono. Se li guardi, ti baciano.
E ti toccano il culo.
Clara prega Eleven di salvare la base.
Adelaide Brooke obietta: “Ma così cambierai la Storia”
Eleven risponde: ”Sticazzi!”
Adelaide Brooke lo bacia.
Eleven schiaccia un grosso bottone rosso con scritto sopra ”Grosso Bottone Rosso”. Trasferisce Bowie Base in una palla di vetro con la neve dentro, e la posa su una mensola del Tardis, accanto a una fila di altre palle uguali.
Fa una piroetta.
Urta la mensola.
Tutte le palle si sfracellano sul pavimento.
Clara piange.
Eleven la bacia.
Lei gli dà uno schiaffo.
Lui le tocca il culo.
Lei gli rivela d’essere la figlia segreta di Adelaide Brooke.
Eleven si volta basito verso la telecamera e dice: ”Ma è IMPOSSIBILE!”
Poi perde la memoria.
La console esplode.
Il Tardis comincia a precipitare.
Cliffhanger.