Silvio c’è

Come sempre, il semivivo Berlusconi gioca contemporaneamente su due tavoli. Si dice all’opposizione, e intanto s’aggiudica proprio il ministero chiave più conteso, l’Economia. Il ministro Giovanni Tria infatti è di area Forza Italia, fondazione Craxi.

Berlusconi è il nostro Palmer Eldritch, i suoi aspiranti eredi sono tutti a sua immagine. Come Renzi, anche Di Maio e Salvini portano inconfondibili le sue tre Stimmate: megalomania, arroganza, doppiezza

Per quanto indebolito, Berlusconi è ancora lo Shadow King del nostro sub-universo, il parassita delle menti e dei governi, e lo resterà finché attraverso il suo piccolo impero mediatico avrà le chiavi del nostro immaginario collettivo.

“That is not dead which can eternal lie“, non è morto chi può mentire in eterno.

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The Three Stigmata Of Palmer Eldritch – Fantacasting

Mads Mikkelsen – Palmer Eldritch  
Colman DomingoBarney Mayerson
Bob Odenkirk – Leo Bulero 

Le Tre Stimmate del Cazzaro

Piduista, palazzinaro, mediocrate, Re Sòla: Silvio Berlusconi è il nostro Palmer Eldritch.
Il Chew Z, l’allucinogeno che ha spacciato attraverso i suoi media, riempiendo il paese di berluscloni come un virus mutageno, e generando un grottesco incubo collettivo lungo quasi 40 anni, è un’eterna replica di Drive In.

Matteo Renzi, benché si spacciasse per una novità, è stato solo uno dei suoi cloni, con le sue tre inconfondibili stimmate: megalomania, arroganza, doppiezza.
Lungi dall’essere mai stati realmente contrapposti, il berlusconismo e il cosiddetto centrosinistra sono complementari da ben prima di cominciare sistematicamente a governare insieme con le larghe intese.
Renzi è stato il prodotto della fusione definitiva.
Il rampantismo traffichino del suo codazzo di faccendieri; la becera incompetenza dei suoi ministri e delle sue ministre-immagine; l’ossessiva narcisistica occupazione di tutti i media; la criminalizzazione del dissenso e la legalizzazione dell’abuso; la menzogna sistematica, il baratro fra le sue magniloquenti promesse di palingenesi e la desolante miseria dei suoi risultati, le macerie fisiche e metaforiche, lo squallido sfacelo che si lascia alle spalle. Tutto nel renzismo è stato una replica in fast-forward del berlusconismo.

L’era del Cazzaro fiorentino è finita.
Avanti il prossimo.

Meno male che Silvio c’è

“1993” è migliore di “1992”.  Di “1992” avevo retto soltanto i primi 5 minuti.
Quest’anno la recitazione è complessivamente migliorata, il ritmo è più scorrevole, il tono più esplicitamente noir.
Il difetto principale però c’è ancora tutto: la serie è una galleria di stereotipi.
Ogni situazione segue alla lettera il cliché dal quale deriva.
Ogni personaggio corrisponde completamente alla sua maschera.
Arrampicatori, faccendieri, pennivendoli, olgettine, sia celebrità che sconosciuti, tutti sono e fanno esattamente quello che dice il nome sulla loro targhetta, tutti rispettano la programmazione come androidi non senzienti d’un parco a tema Delos made in Italy.
Tutti tranne uno.
Freddo, crepuscolare, a tratti sinistro, il Silvio Berlusconi di Paolo Pierobon è inedito.
È il vero volto del nostro Palmer Eldritch, al di là della maschera clownesca.
In “1993” la sua presenza è stata incombente ma rarefatta, in “1994” dovrebbe diventare centrale.
Se la scrittura sarà all’altezza dell’interpretazione, l’anno prossimo la serie potrebbe avere finalmente qualcosa d’interessante da dire.