Da che pulpito

I vescovi: “È immorale fare promesse irrealizzabili”. Tipo la vita eterna.

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L’uomo che usciva la gente

In tempo di reboot, remake e revival, anche Prison Break quest’anno ha avuto la sua resurrezione.

Le prime due stagioni di Prison Break sono un capolavoro del suo genere gnostico-tamarro. La terza è accettabile. La quarta fa schifo al cazzo per quanto è sbagliata, dalla premessa al finale.

La quinta stagione torna quindi al blueprint della terza, col redivivo Michael Scofiield costretto a fare di mestiere per la CIA quel che aveva fatto per salvare il fratello dalla sedia elettrica.
Tentare di metterlo al suo servizio è in effetti ciò che il sistema ha sempre fatto con ogni archetipo di salvatore. A cominciare dal più famoso.

Il Monopolista

Le parabole del figliol prodigo, della pecorella smarrita, dei vignaioli assenteisti ricompensati, il continuo privilegiare i peccatori da redimere rispetto ai credenti già praticanti: è la classica strategia di marketing per acquisire nuovi clienti più in fretta.
Le compagnie telefoniche lo fanno sistematicamente: al potenziale nuovo cliente viene sempre promesso che il suo contratto sarà più vantaggioso rispetto a tutti i  precedenti, che per lui la compagnia ucciderà il vitello grasso.
In più il Cristianesimo fa leva sui sensi di colpa indotti, e sul disagio degli emarginati. Così gli ultimi saranno i primi clienti.
Il dio cristiano caccia i mercanti dal tempio perché non vuole concorrenza.