Il Potere della Parola

Nel 1994 della pubblicazione di Nicolas Eymerich Inquisitore, arrivavano alla Tv italiana le prime 5 stagioni di Star Trek The Next Generation. Quest’inedito è il primo apocrifo crossover che ho scritto qualche anno dopo. Gli episodi di TNG citati sono Journey’s End e Ship in a Bottle.

 *  *  *

Deanna finì di sistemarsi il lungo abito di foggia trecentesca.
– Su cosa è basato questo tuo nuovo programma olografico, William? Si direbbe una saga medievale.
Riker accennò un sorriso sornione.
– È molto di più. Una serie di romanzi scritti fra il XX° e il XXI° secolo in Italia da Valerio Evangelisti.
– C’era ancora l’Italia nel XXI° secolo?
– Solo nei primi anni, prima di sparire sotto il livello del mare per lo scioglimento dei ghiacciai.
– Sono pronta – annunciò Deanna sorridendo. Riker le offrì il braccio, e insieme entrarono sul ponte ologrammi. Deanna si mostrò subito ammirata per la precisione dei dettagli.
– È una tipica caratteristica dei romanzi che ho voluto trasporre fedelmente nel programma – disse Riker, con una punta d’orgoglio – Il protagonista è ispirato a un personaggio storico realmente esistito,  d’origine ispanica come gli antenati conquistadores del capitano. Ti sorprenderà – aggiunse ammiccando.
– Non vedo l’ora – sorrise Deanna.
Una freccia trapassò la gola di Riker.
Il primo ufficiale emise un rantolo soffocato, poi crollò di schianto.
Deanna urlò, e si chinò su di lui, sconvolta.
– Emergenza sul ponte ologrammi! – Gridò – Computer! Blocca il programma!
Fu inutile.

 *  *  *

Eymerich era furibondo.
– Magister, era l’unico modo per fermarlo – disse il balestriere – l’abbiamo visto apparire dal nulla, e lo sapevamo capace di sparire in un attimo. Era un demone!
– I demoni sono spiriti incorporei, questo invece è un cadavere che non può rivelarci più nulla – scandì Eymerich – E vi siete anche fatti scappare la femmina!
– Sì Magister – ammise il balestriere, visibilmente spaventato dalla furia dell’inquisitore – però stavolta non è riuscita a dissolversi, s’è solo confusa tra la folla.
– Perché ho scoperto le loro formule, e so come invertirle. Non sono demoni, solo negromanti – si rivolse al resto delle guardie – è il momento di agire.

 *  *  *

– Uno dei personaggi ha preso il controllo del ponte ologrammi? Di nuovo? – Picard si girò verso Data.
– Dev’essere diventato senziente, com’era accaduto a Moriarty – rispose l’androide.
– Come stanno Deanna e William?
– Entrambi i loro segnali vitali sono cessati – rispose Beverly, pallida – ma potrebbe essere perché l’ologramma è riuscito a schermare il ponte, interrompendo ogni comunicazione
– Ma com’è possibile che il computer gli obbedisca così? – Protestò Worf – Conoscere i codici d’accesso non basta…
Le porte s’aprirono. Eymerich marciò deciso in plancia.
Picard s’alzò e lo fissò.
– Adesso capisco – disse – William t’ha dato il mio aspetto. Una sorta di omaggio, probabilmente – aggiunse malinconico – anche per questo il computer ti riconosce come un’autorità legittima.
– Io sono l’unica autorità legittima – disse l’inquisitore, sprezzante – E sei tu che stai imitando il mio aspetto. Ma non ingannerai più nessuno.
– Suppongo che tu sia riuscito anche ad accedere ai protocolli del Dottore Olografico per riuscire a materializzarti al di fuori del ponte ologrammi.
– Ti riferisci al fatto che posso spostarmi dove voglio? Posso anche trasferire ciò che voglio. Computer, sicurezza! – Ordinò. Un paio di balestrieri si materializzarono al suo fianco, tenendo sotto tiro il resto della plancia.
– Sei stato abile – commentò Picard.
Eymerich accennò un sogghigno.
– In realtà non è stato difficile. Tutto il vostro potere non è che una ragnatela di parole. Ogni volta che uno di voi si manifestava, io ne annotavo o facevo annotare ogni frase, specialmente quelle che suonavano prive di senso. Così ho scoperto tutte le vostre formule, e come usarle contro di voi.
Picard scosse la testa.
– Credi di sapere tutto? Non hai idea di quello che non sai. Non hai idea di dove ti trovi né del danno che potresti fare se prendessi davvero il controllo di questa… unità.
– Non preoccuparti di quello che non so – rispose l’inquisitore – perché lo scoprirò. Computer! – Ordinò – Programma Quaestio Eymerich Uno. Eseguire!

Nebbia

Abbiamo sempre saputo che se una forma di vita aliena avesse mai raggiunto il nostro pianeta, sarebbe stata molto diversa dalla nostra, ma non ce l’aspettavamo così diversa.
Ci siamo resi conto che ci mancano persino gli schemi percettivi per vederli nella loro vera forma, tutto quello che riusciamo a cogliere della loro presenza sono dense nebulose rossastre. S’aggirano per il nostro pianeta apparentemente indaffarati con una serie di strumenti. Osservarli provando a interagire però non è così vano come può sembrare, perché produce un’alterazione, o meglio un’evoluzione dei nostri schemi che sembra renderci in grado di percepire qualche tratto della loro autentica forma, e persino frammenti di quello che possiamo ragionevolmente ritenere un linguaggio.
Non siamo ancora riusciti a comunicare, ma i tentativi procedono.

Quinta settimana sul pianeta extrasolare 832. Ancora nebbia. Questi lanuginosi banchi azzurrini rendono particolarmente difficoltosa l’esplorazione. Ieri dopo quattro ore m’è addirittura sembrato d’intravedere qualcosa di vivo nella nebbia. Qualcosa che tentava di comunicare.
Naturalmente è stata un’allucinazione dovuta allo stress, gli strumenti parlano chiaro, non ci sono forme di vita intelligente quassù.
La prossima settimana arriveranno gli aspiratori, e finalmente il problema della nebbia sarà risolto.
Non vedo l’ora di godermi la luce dei due soli che illuminano questo pianeta.

Deforme Condiviso

– Si pentiranno d’avermi chiamato pazzo! – Il dottor Viktor Von Frankenstein III sollevò il tetro sudario che copriva il tavolo operatorio, e lo gettò alle sue spalle con un gesto teatrale.
– Igor, la mannaia!
Il servitore s’affrettò a porgergli il secchio dei ferri.
– Igor, tu stanotte assisterai non solo alla rinascita d’un singolo individuo, ma dell’intera umanità.
Un fulmine lacerò il cielo notturno.
– Perché nel comporre la mia Creatura io non mi limiterò banalmente a ricostruire l’obsoleta e pletorica anatomia umana vigente, io la riformerò!
Un tuono scosse le vetrate del castello.
– E tu, Igor, potrai condividere con me la gloria di questo momento. Cominciamo!
Igor annuì.
Viktor Von Frankenstein brandì la mannaia, e squarciò il torace del cadavere che giaceva sul tavolo operatorio.
– Innanzitutto basta con gli sprechi. Due polmoni uguali che fanno entrambi lo stesso lavoro non hanno senso – Estrasse una spugnosa massa violacea dal corpo, e la tirò a Igor, che l’afferrò al volo, buttandola dalla finestra.
– Lo stesso vale per i reni. E i testicoli. Via!
Entrambe le frattaglie estirpate volarono giù nel fossato che circondava il castello. Von Frankenstein passò all’addome.
– Metri e metri di intestino, che assurdo arabesco! Igor, scommetto che persino tu sai qual è la distanza più breve fra due punti – non attese la risposta – la linea retta! – Vibrò un altro deciso colpo di mannaia – Ecco, dallo stomaco all’ano mezzo metro è più che sufficiente. Tieni Igor, getta ai corvi anche questo disgustoso groviglio superfluo.
Igor eseguì. Il dottor Von Frankenstein strappò altre due masse di carne nerastra dal ventre del cadavere.
– Milza e pancreas… a cosa diavolo servono? Di qualsiasi scempiaggine burocratica si occupino, non merita due interi organi dedicati. Accorperò le funzioni, trasferendole tutte a quel fannullone del fegato.
Il fossato ricevette altri rifiuti organici.
– Ago e filo! – Ordinò Von Frankenstein – Devo provvedere a restringere bene l’orifizio anale affinché non venga usato per abominevoli inserimenti. Poi procederò alla riforma più importante.
– L’ingrandimento del pene?
– L’asportazione del cervello! – Tuonò Von Frankenstein – E la sua completa sostituzione con una ricevente di onde cerebrali da me costruita.
– Oh, quella del progetto che avete sottratto a Tesla?
Igor schivò di poco un colpo di mannaia.
– Perdonatemi padrone, intendevo quel progetto di cui giudici onesti e imparziali v’hanno dichiarato unico legittimo proprietario.
– Igor, tu sei la dimostrazione vivente di quanto questa grande riforma sia necessaria. Quando al posto della tua ripugnante materia grigia ci sarà una ricevente delle mie onde cerebrali, tu non sarai più vittima delle calunnie dei nemici che invidiano il mio genio, ma sarai un felice e disciplinato soldato del mio esercito di rianimati, e condividerai l’onore d’essere guidato soltanto dalla mia mente.
– Ma… padrone, intendete dire che applicherete anche a me quella… riforma? – Igor indicò il cadavere sventrato.
– Ma certo! La Creatura è solo un prototipo, poi comincerò la produzione in serie, e anche tu…
Igor afferrò un coltello dal secchio, e si lanciò contro Von Frankenstein. Qualcosa lo bloccò di colpo, paralizzandolo a metà del gesto.
– Come osi ribellarti al tuo creatore? – ringhiò Von Frankenstein – Sì Igor, non lo ricordi, ma tu sei stato il mio primo esperimento. Il mio controllo su di te però è purtroppo limitato, perché l’attività del tuo cervello interferisce col ricevitore che t’ho impiantato nel cranio. Per questo ho deciso di rianimare i cadaveri solo dopo averli completamente decerebrati.
Con un violento colpo di mannaia, Von Frankenstein abbattè Igor, scoperchiandogli il cranio.
– Da morti sono molto più affidabili – concluse, e si rimise al lavoro.

L’arte della guerra

La città era una distesa di cadaveri carbonizzati.
– Cazzo, che potenza! — Disse ammirato il sergente Fox, uscendo dal blindato.
– Merito delle Devil’s Tears, le bombe al plasma incendiario – commentò il colonnello Granville, serafico — Una vera e propria colata incandescente che piove dal cielo — aggiunse con un gesto delle dita che ricordava un arpeggio — quasi come a Pompei, in Italia.
– Ehi, credevo che gli spaghetti fossero dalla nostra parte, quand’è che li abbiamo bombardati? — Chiese Fox.
Granville sorrise bonario.
– Non ancora sergente, quello di Pompei era un vulcano vero. Ma i risultati furono simili. Ecco, guardi per esempio quei due corpi laggiù — indicò il cadavere d’una donna che sembrava reggere tra le braccia quello d’un bambino. Entrambe le figure apparivano carbonizzate all’istante, al punto da sembrare scolpite nella roccia lavica.
– Li guardi bene — continuò il colonnello. — Il fuoco non li ha distrutti, li ha conservati — sorrise ancora.
– Prendiamo questi due allora? — Chiese Fox, infilandosi i guanti. Il colonnello annuì.

– Avanti, Marella, non farci aspettare — ammiccò la fashion blogger, sorseggiando il suo Vodkaprozac.
– Seguitemi — rispose solenne la padrona di casa, guidando i suoi ospiti — Eccola.
– Ma è stupenda! — Commentò l’ambasciatore, tra il brusio generale di meraviglia.
– Chissà quanto ti sarà costata — aggiunse l’ereditiera.
– Sembra una madonna col bambinello — sospirò il cardinale.
– Guardate, la fiamma li ha avvinti rendendo immortale l’attimo della loro morte — mormorò l’editorialista, in tono ispirato.
– Me la sono aggiudicata dopo un’asta molto combattuta, ma valeva la spesa — disse fiera Marella.
– Di cadaveri carbonizzati ce ne sono milioni, ma questo… è arte!

Pubblicato su Carmilla il 20 novembre 2007

Zeitgeist

Catalogna, A. D. 1364

Quando Eymerich si svegliò nella torre, si ritrovò un pugnale alla gola.
La sua prima reazione fu di rabbia verso se stesso per essersi lasciato sorprendere inerme.
L’uomo che lo minacciava, calvo e allampanato, non era solo: accanto a lui un tipo grassoccio dagli occhi bovini, dietro di loro una donna grifagna. Tutti e tre ammantati di nero, appena illuminati dal riverbero rossastro d’una torcia. Era ancora notte fonda.
– Versate il mio sangue, e brucerete – sibilò l’inquisitore.
L’uomo grassoccio lo fissò.
– E sarebbe il tuo stesso sangue a bruciarmi, se mi schizzasse addosso?… Facciamo la prova – disse, e conficcò di colpo il pugnale nella mano sinistra di Eymerich, inchiodandolo sul tavolaccio di legno.
Poi gli bloccò anche l’altro braccio, torcendoglielo.
L’uomo calvo fece un passo indietro, e assunse un’espressione solenne. Puntò un dito ossuto verso l’inquisitore.
– Nicolas Eymerich, noi t’accusiamo d’essere in realtà ciò che hai sempre finto di combattere. Un essere infernale.
Nonostante il dolore lacerante alla mano, Eymerich si scoprì abbastanza lucido da notare che il sinistro terzetto pareva un’imitazione blasfema d’un tribunale inquisitoriale. Allora si sforzò di stirare le labbra in uno strano sogghigno.
– Dunque m’avete scoperto.
– Non lo neghi? – Chiese l’uomo calvo, in tono di profondo stupore.
– Perché dovrei mentirvi? Sto per massacrarvi tutti.

Base Lunare, 3000 d. C. 

Il tecnico fissa il monitor collegato con la sala comandi.
– Ma che diavolo succede a Myotis? Sembra posseduto.
– Tecnicamente lo è. Da un L-Field estraneo venuto dal passato.
– Derivato da chi?
– Non possiamo saperlo per certo – il collega indica l’altro schermo – questo però è il nome su cui Myotis ha appena fatto ricerche in archivio: Nicolas Eymerich, inquisitore. Forse voleva scoprire cosa noi sappiamo di lui.
– Mi stai dicendo che adesso là dentro, al comando d’un dispositivo in grado di manipolare tutta la Storia dell’umanità provocando allucinazioni e terremoti, c’è un inquisitore medioevale?
Il collega annuisce.
Il tecnico si passa la mano sulla fronte sudata.
– Ma non è proprio lui, giusto? È solo una copia elettromagnetica della sua coscienza, un backup uploadato dal medioevo, e downloadato in un altro corpo qui nel futuro…
– No, è proprio lui, è la stessa coscienza che occupa simultaneamente due diversi corpi in due diversi punti dello spaziotempo. L’Eymerich quassù nel 3000 è in contatto psionico con quello nel medioevo attraverso i raggi che ne hanno registrato l’L-Field. Sono collegati come due emisferi dello stesso cervello. Di fatto sono esattamente la stessa persona. Nicolas Eymerich non s’è downloadato nel futuro, Nicolas Eymerich è ubiquo.
Il tecnico impallidisce.
– Dobbiamo interrompere quel flusso psionico. Riprendere il controllo della base. O lui e quella pazza che lo segue ci stermineranno tutti.

Catalogna, A. D. 1364

– Non dategli retta – la donna grifagna indicò Eymerich – è un demone, signore degli inganni, parla solo per confondervi e spaventarvi. Tutto quello che dice è falso.
 Eymerich annuì.
– È vero. Tutto quello che dico è falso. Compreso questo.
– Che aspettiamo? – Chiese l’uomo grassoccio che lo teneva fermo – Ha confessato. Bruciamolo!
Eymerich si costrinse a una sonora risata sardonica che non era nella sua natura.
– V’illudete di distruggere con un focherello casalingo colui che sorge dalle fornaci incandescenti dell’Inferno?
– Tu bruci gli altri indemoniati quando non ti obbediscono. E funziona.
– Io brucio solo le loro carni mortali, non i demoni che li possiedono, che sono spiriti incorporei – disse sprezzante l’inquisitore – Bruciate pure questa mia spoglia, ne invaserò un’altra. Tornerò a incarnarmi subito – li guardò – in uno di voi.
– Basta! – Brontolò l’uomo grassoccio, afferrando l’altro per una manica – Squartiamolo e facciamola finita!
Il calvo gli rispose rabbioso
– Non è un uomo, è un demone, hanno già cercato d’ammazzarlo cento volte senza riuscirci, tutti quelli che si sono illusi d’averlo distrutto l’hanno poi visto tornare a sterminarli. Noi dobbiamo farlo in modo che funzioni!
– Hai troppa paura di lui.
– Sei un idiota!
L’uomo calvo si girò spingendo bruscamente via il compare, facendogli così perdere la presa su Eymerich.
Era ciò che l’inquisitore sperava. Con uno scatto liberò il braccio destro, si strappò il pugnale che gli trafiggeva la mano sinistra, e con un fendente di sbieco tagliò la gola dell’uomo grassoccio ancora sbilanciato, che cadde sputando sangue.
Mentre Eymerich s’alzava la donna sfoderò un falcetto, e gli si lanciò contro gridando
– Maledetto demonio!
Eymerich s’infilò il pugnale alla cintola, staccò la torcia dal muro, e con quella colpì in piena faccia la donna, incendiandole i capelli. La donna sbandò urlando, e perse il falcetto. Dietro di lei apparve l’uomo calvo armato d’un bastone.
Eymerich parò alla meglio le bastonate con la torcia cercando d’avvicinarsi alla finestra, mentre il dolore alla mano ferita s’irradiava attraverso il braccio a tutto il suo corpo.
La donna col volto devastato dalle ustioni sanguinolente barcollava urlando per la stanza. L’uomo calvo continuava a colpire.
Improvvisamente l’inquisitore disse:
– Uccidi questa spoglia, sarai tu il mio prossimo ricettacolo. E tornerò più forte che mai.
Gridò la formula dal suono più minaccioso che ricordava, gettò la torcia dalla finestra, e si lasciò cadere a terra, come svuotato.
La stanza piombò nelle tenebre. L’uomo calvo si ritrovò a sferrare una bastonata nel vuoto.
– Dove sei strisciato, maledetto serpente?
– Che succede? – Gracchiò la donna, sbattendogli contro.
L’uomo la spinse via. Poi sollevò il bastone con entrambe le mani per colpire in basso alla cieca.
Eymerich gli affondò il pugnale nel ventre fino all’elsa.
Vincendo la ripulsa che provava per il contatto, girò la lama spingendola in alto verso le costole.
L’uomo lasciò cadere il bastone. Poi strinse le mani nodose attorno al collo di Eymerich.
Col fiato mozzo l’inquisitore forzò ancora di più la lama verso l’alto.
L’uomo allentò la presa. Poi crollò sul pavimento di pietra.
– Sei un demone… l’hai confessato – rantolò.
– Io posso dire e fare tutto ciò che devo per sopravvivere, e continuare a compiere la mia missione – siibilò Eymerich.
Estrasse il pugnale dal cadavere.
– Io sono Etere – aggiunse sottovoce.
La donna gli si avventò contro, artigliandolo. L’inquisitore la bloccò col braccio sinistro insanguinato, e le tagliò la gola.
Poi uscì.
La scala della torre sembrava sprofondare in un oscuro abisso senza forma.
Eymerich sentì lo spazio attorno a sé come vorticare e dissolversi nella tenebra indistinta.
Allora deliberatamente picchiò la mano ferita contro il muro di pietra ruvida.
La fitta lancinante e atroce lo scosse, restituendogli il controllo.

Base Lunare, 3000 d. C. 

Il tecnico solleva la testa del collega dalla pozza di sangue.
– Troppo veloce… quella Lilith è troppo veloce col coltello – balbetta l’uomo, agonizzante.
– Sei riuscito a interrompere il flusso psionico prima che ti fermasse?
– No, solo a defletterlo. S’è scisso. S’è… moltiplicato.
– Vuol dire che ora ci sono anche altre incarnazioni di quell’inquisitore in giro per lo spaziotempo? E dove? Quando?
– Credo che una si trovi alla fine del ventesimo secolo. Le altre non sono riuscito a tracciarle. Vattene adesso, quell’indemoniata tornerà a sventrare anche te. Si divertono così quei due.
– E noi gli abbiamo consegnato tutta la Storia dell’umanità.

Cerberus

L’uomo corpulento irrompe nella stanza puntando il dito verso il tipo alto e magro.
– Si può sapere perché secondo te non dovremmo pestarlo? – Indica col pollice la stanza degli interrogatori.
– Potrebbe essere l’uomo sbagliato.
– Non lo è. Me lo sento.
– Non basta.
L’uomo corpulento afferra l’altro per il bavero, spingendolo contro il muro. Il tipo magro continua in tono cupo.
– Potrebbe non sapere nulla, e mentire solo per farti smettere di pestarlo. Così ci porterebbe fuori strada. Prima di interrogare qualcuno, bisogna essere ragionevolmente sicuri che abbia davvero qualcosa da rivelare. Quindi prima indaghiamo meglio su di lui.
– E dopo?
– Lo pesti.
L’uomo corpulento molla il bavero.
– Sai Taco, stavolta non hai tutti i torti.
L’altro accenna una smorfia di fastidio.
– Che c’è Taco, non ti piace se ti chiamo Taco? Urta la tua sensibilità?…
– Io non ho sensibilità. Però non sono né messicano né spagnolo. Sono catalano.
– E io non so un cazzo del Catalex, quindi continuerò a chiamarti Taco, almeno finché avrai quell’accento di merda.
– È già tanto che io sopporti di parlarla, la tua lingua – sibila il tipo magro. L’altro lo riafferra per il bavero
– Non illuderti Taco, il fatto che ti abbia dato ragione una volta non ti autorizza a farmi incazzare impunemente – molla il bavero – Ricordati sempre che questo è il mio regno – aggiunge, uscendo dalla stanza.
– Per ora – sussurra il tipo magro. Poi segue l’altro nel corridoio saturo di fumo denso come nebbia.