Uomini Sòla

Scritto da Franca Valeri, Edoardo Anton, Ennio Flaiano e Dino Risi, con la collaborazione di Cesare Zavattini, Il segno di Venere è uno di quei capolavori della commedia all’italiana ad essere così puntuale e spietato nella descrizione della natura umana da non aver perso in 62 anni neanche un briciolo della sua efficacia.

Attraverso il loro rapporto con le due protagoniste, le cugine Cesira (Franca Valeri) e Agnese (Sofia Loren) il film demolisce completamente quattro archetipi maschili, in ordine d’apparizione: il Gentiluomo (Peppino De Filippo) che si rivela un viscido maniaco; il Fuorilegge (Alberto Sordi) un cialtrone patetico; l’Eroe (Raf Vallone) un meschino opportunista; e l’Intellettuale (Vittorio De Sica) un cazzaro e un pappone.

Anche il ritratto che Franca Valeri dà del suo personaggio però non manca d’affilata autocritica, specialmente nel modo in cui all’inizio Cesira tende a dare ad Agnese la colpa del ripugnante comportamento degli uomini che le circondano, pur di non perdere le sue illusioni su di loro, e su se stessa.
La verità è che la bella e sprovveduta Agnese è solo apparentemente più fortunata della cugina. In una società sessista infatti, nessuna donna lo è davvero.
Se sei considerata sessualmente appetibile – fuckable – sei trattata come un trancio di carne.

“È un picnic, c’è chi porta un fiasco di vino, chi porta una mortadella, io porto lei”.
(Il Gentiluomo, di Agnese)

Se invece sei considerata unfuckable, praticamente non esisti, se non come strumento per ottenere qualcos’altro.

“Perché non m’hanno aspettato?”
“Ma chi aspettano? Aspettano te?”
(Il Fuorilegge, a Cesira)

Lo smascheramento definitivo dell‘Intellettuale è riservato per il finale. Dopo aver corteggiato Cesira per i suoi risparmi alla Posta, il poeta Alessio Spano, che millanta di stare scrivendo un dramma sulla condizione della donna, preferisce i più sostanziosi risparmi d’una cartomante ex prostituta, nel cui appartamento s’installa come un parassita.
Proprio l’uomo dal quale Cesira s’aspettava qualcosa di meglio sarà quello che le darà la delusione definitiva.

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6 commenti

  1. Vlad

     /  ottobre 11, 2017

    oggi essere sessualmente attraenti conta pure per i maschi, per fortuna

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    • Alez

       /  ottobre 11, 2017

      Ma non è obbligatorio.

      Rispondi
      • Vlad

         /  ottobre 11, 2017

        non mi sembra che l’aspetto fisico non bellissimo sia stato di ostacolo alla carriera di Lucia Annunziata, per esempio. Essere sessualmente attraenti può essere un vantaggio (reale o presunto) in certi ambiti e un problema in altri ma vale per ambo i sessi oggi più di ieri forse

      • Alez

         /  ottobre 11, 2017

        Lucia Annunziata per esempio? Lucia Annunziata è L’UNICO esempio, mentre fra i colleghi pari grado si fatica a trovarne uno che NON sia un cesso. Sallusti, Belpietro, Vespa, Costanzo, Bechis, Del Debbio, Mieli, Sechi, Feltri, Sorgi, Parenzo, Telese, Padellaro, Lerner… suvvia, non neghiamo l’evidenza.

      • Vlad

         /  ottobre 12, 2017

        sulla cessitudine di coloro che hai nominato non si discute, confermo il resto delle cose che ho detto

  2. Allora aspettiamo al volo almeno altri 10 nomi,oltre l’Annunziata ,di donne che non devono sottostare a certi canoni,ma con forte autonomia e presenzialismo mediatico nel giornalismo nostrano,possibilmente con spazi televisivi ad personam.

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