Meno male che Silvio c’è

“1993” è migliore di “1992”.  Di “1992” avevo retto soltanto i primi 5 minuti.
Quest’anno la recitazione è complessivamente migliorata, il ritmo è più scorrevole, il tono più esplicitamente noir.
Il difetto principale però c’è ancora tutto: la serie è una galleria di stereotipi.
Ogni situazione segue alla lettera il cliché dal quale deriva.
Ogni personaggio corrisponde completamente alla sua maschera.
Arrampicatori, faccendieri, pennivendoli, olgettine, sia celebrità che sconosciuti, tutti sono e fanno esattamente quello che dice il nome sulla loro targhetta, tutti rispettano la programmazione come androidi non senzienti d’un parco a tema Delos made in Italy.
Tutti tranne uno.
Freddo, crepuscolare, a tratti sinistro, il Silvio Berlusconi di Paolo Pierobon è inedito.
È il vero volto del nostro Palmer Eldritch, al di là della maschera clownesca.
In “1993” la sua presenza è stata incombente ma rarefatta, in “1994” dovrebbe diventare centrale.
Se la scrittura sarà all’altezza dell’interpretazione, l’anno prossimo la serie potrebbe avere finalmente qualcosa d’interessante da dire.

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