Anima Persa

Circa dieci anni fa, prima che Lost andasse a puttane, ho scritto quest’apocrifo crossover finora inedito, ispirato a One of Them, e all’episodio migliore della serie: The Shape of Things to Come.

 *  *  *

– Vi auguro di non avermi mentito – disse Eymerich in tono minaccioso, scendendo da cavallo. Il pingue frate benedettino gli corse incontro trafelato.
– Magister, ve lo giuro, è comparso dal nulla parlando una lingua infernale!
– Almeno tre o quattro lingue infernali – aggiunse un confratello.
– Comparso dove? – Chiese Eymerich.
– Nella radura dietro il convento, sembrava piovuto dal cielo – disse il primo frate.
– Dall’inferno! – Lo corresse il confratello.
– Basta, portatemi da lui. – tagliò corto l’inquisitore. Quei benedettini lo innervosivano. Sembravano davvero convinti d’aver catturato una creatura infernale, cosa che a guardarli gli sembrava altamente improbabile. Lo condussero a una cella. Incatenato in un angolo giaceva quello che a prima vista sembrava solo un fagotto di stracci.
– Volete interrogarlo Magister? – Chiese il primo frate.
– M’avete detto che parla in demoniese – rispose Eymerich, sarcastico.
– No, parla anche un po’ di catalano – rispose il secondo – anche per questo abbiamo chiamato voi.
– Un po’ di catalano? Me lo farò bastare.
L’inquisitore entrò nella cella. I benedettini si dileguarono. L’uomo rannicchiato nell’angolo sollevò la testa. Eymerich notò i suoi occhi chiarissimi nonostante la penombra. L’uomo lo fissò.
– Padre, vi prego, aiutatemi – disse in catalano, con un filo di voce – questi frati sono pazzi. M’ hanno incatenato qui dicendo che gli servivo per voi.
– Per me?
– Sì, li ho sentiti parlare d’un inquisitore che volevano attirare qui dicendogli d’aver catturato – scosse la testa, e la chinò – un demone – la sua voce si spense in un sussurro incredulo.
Eymerich avvicinò la torcia al prigioniero. L’uomo trasalì, appiattendosi contro il muro. L’inquisitore vide ch’era ferito al braccio destro.
– Chi o che cosa sei? Bada di non mentirmi. Io sono Nicolas Eymerich. Questo non è ancora un interrogatorio formale, ma può diventarlo, e credimi, qualsiasi cosa tu abbia subito finora non sarà niente al confronto di ciò che posso farti infliggere io.
Il prigioniero deglutì.
– Mi chiamo Enrique Gallus, e vengo dalla Catalogna. Sono un pellegrino. Ho chiesto riparo per la notte a questi frati, e loro m’hanno imprigionato, dicendo che sarei stato perfetto come esca. Che sareste venuto qui, e m’avreste preso davvero per un demone.
Alla luce della torcia i suoi occhi sgranati scintillavano di bagliori rossastri.
– A quale scopo?
Il prigioniero allungò lentamente il braccio sinistro per quanto glielo consentiva la catena, e indicò la porta.
– Imprigionare anche voi.
Eymerich si voltò. La porta era chiusa e priva di maniglia.

* * *

Appena uditi i colpi imperiosi, il benedettino grassoccio si precipitò alla porta della cella.
– Magister, siete voi?
– Apritemi immediatamente!
– Siete proprio voi? Non siete… posseduto?
Con una spallata violenta Eymerich scardinò la porta, uscì come una furia, e s’avventò sul frate, sbattendolo contro la parete di fronte.
– Che cosa avevate intenzione di fare? – Ringhiò.
Il benedettino rabbrividì violentemente.
– Il demone ha detto che sarebbe riuscito a trasformare in un suo succube chiunque avesse osato interrogarlo – balbettò – ha detto che è quello che fa sempre. Noi confidiamo in voi Magister, sappiamo che nessuno vi è secondo nella lotta contro i demoni, ma prima di aprivi volevamo essere certi che foste ancora voi.
Eymerich si voltò verso l’uomo nella cella.
– Mostratemi dove l’avete trovato – disse al frate. Poi si rivolse al prigioniero – Avrai il tuo interrogatorio formale. E saprò esattamente cosa chiederti.

* * *

Quando tornarono, l’inquisitore portava un fagotto sotto il braccio.
Il prigioniero sollevò lentamente la testa con aria dimessa.
Senza una parola, Eymerich svolse il fagotto davanti a lui. Era una giacca.
Il prigioniero la vide. La sua espressione cambiò completamente. Diventò gelida.
– Così l’hai trovata – disse in castigliano perfetto. Anche la sua voce era cambiata. Più profonda.
– Non è stato difficile, non devi avere avuto il tempo per seppellirla bene. Avresti forse potuto continuare a ingannare questi frati, ma non me – Eymerich indicò lo strano simbolo ottagonale sulla giacca – io so bene cos’è questo.
– Cos’è? – Chiese timidamente il benedettino.
– L’emblema d’una setta che si nasconde in questa zona, dove è stato trovato varie altre volte su oggetti bizzarri. Sospettavo che c’entrasse la setta, perciò ho risposto alla vostra richiesta d’aiuto. L’ottagono veniva usato anche dai Templari. Federico II° di Svevia, l’eretico, ha persino fatto costruire un intero castello con questa forma, Castel del Monte.
– Non ne sapevo niente – disse il frate..
– Non mi stupisce – commentò Eymerich, sarcastico.
– Credo che anche tu non ne sappia poi granché, Nicolas – disse il prigioniero, con l’ombra d’un sorriso.
– Ho trovato l’ingresso del vostro covo – rispose l’inquisitore, sprezzante, ed estrasse un paio di grosse pinze rugginose dalla bisaccia alla cintola.
Il prigioniero le guardò, e rimase impassibile.
– Saprai anche dov’è il tempio, ma senza uno di noi non riuscirai mai a entrarci – disse.
Eymerich s’infilò la giacca nella bisaccia, e impugnò le pinze.
Agganciò l’anello che legava al muro la catena del prigioniero, e lo spezzò.
– Lo so – disse – ed è per questo che tu verrai con me. E mi ci farai entrare.
Afferrò la catena, e con uno strattone violento lo costrinse ad alzarsi.
– A meno che tu non preferisca descrivermelo durante quell’interrogatorio formale.

* * *

Quando arrivarono era quasi buio. Il prigioniero si fermò davanti a un pozzo ottagonale. Eymerich strattonò ancora la catena. L’uomo fece scorrere le mani sul bordo del pozzo, come per saggiare la consistenza delle pietre. Il pozzo s’aprì in due verticalmente, svelando al di sotto l’inizio d’una scalinata a chiocciola che sembrava arrivare al centro della terra. Il benedettino che portava la torcia si ritrasse, visibilmente intimorito. L’inquisitore gettò le pinze, e gli strappò la torcia di mano.
– Scendi – ordinò al prigioniero, che obbedì.
– Magister, vi calerete nel cuore dell’inferno senza una scorta armata? – Chiese il frate, tremante.
– Sarebbe forse la prima volta? – Rispose Eymerich, e s’avviò.
L’angusta e vertiginosa scalinata pareva interminabile. Finalmente giunse l’ultimo gradino, e i due sbucarono in un’ampia caverna ingombra di misteriosi manufatti. L’inquisitore sollevò la torcia, e si guardò attorno attentamente.
Il prigioniero afferrò la catena, e con uno scatto violento la strappò di mano a Eymerich. Poi la fece roteare un paio di volte, e la usò come una frusta contro l’inquisitore.

*  *  *

Quando Eymerich si riprese, i ceppi della catena erano ai suoi polsi, bloccati a un anello del muro.
– Mi dispiace – gli disse l’uomo, in tono gentile. Aveva indossato la giacca col simbolo – Vedi Nicolas, io non dovrei essere qui. Ci sono finito per sbaglio, e devo assolutamente andarmene – Cominciò ad armeggiare coi manufatti – Questo è un secolo in cui per fortuna si finisce raramente. Sapevo che c’era una stazione costruita da chi c’era finito, ma non sapevo esattamente dove. Quindi mi serviva un esperto dei luoghi magici di queste parti per trovarla. E chi meglio di te? – Accennò un sorriso.
– Ti sei lasciato imprigionare volutamente da quei frati idioti perché chiedessero il mio intervento? Hai nascosto volutamente male la tua giacca perché io la trovassi, e ti trascinassi qui?
L’uomo annuì – mi dispiace, ma dovevo – ripeté, e continuò ad armeggiare.
– Magister, avevate proprio ragione a chiedermi di seguirvi a distanza – disse frate Pedro Bagueny, sbucando dalla scalinata armato delle grosse pinze.
L’uomo sgranò gli occhi, poi li alzò al cielo. Estrasse una sorta d’astuccio nero dalla tasca della giacca. Bagueny gli si scagliò contro mulinando le pinze. L’astuccio nero si rivelò un bastone telescopico di metallo. Con due fendenti l’uomo parò l’assalto di Bagueny, e riuscì a stordirlo, sbattendolo a terra – Io me ne devo andare – disse cupo.
– L’unico posto dove andrai è l’inferno! – Ringhiò Eymerich. L’uomo si voltò a fissarlo.
– Nicolas, tu sei una delle persone più intelligenti e colte del tuo secolo, questa cieca superstizione non ti fa onore. Le cose non sono così semplici, e da qualche parte dentro di te anche tu lo sai.
Pedro si riprese, si alzò appoggiandosi alla parete, e con le pinze agganciò l’anello dei ceppi di Eymerich.
L’uomo pigiò alcune pietre istoriate di bizzarri geroglifici sulla parete accanto a lui. La caverna vibrò violentemente.
Pedro spezzò l’anello dei ceppi.
L’uomo richiuse il bastone, e se lo infilò nella tasca dei pantaloni.
Eymerich si liberò.
L’uomo sgusciò dentro una profonda nicchia nella parete.
Eymerich gli si avventò contro.
La nicchia si riempì di luce bianca accecante.

* * *

L’inquisitore riprese i sensi di colpo, in modo violento e doloroso. Una luce bianca lo accecava ancora, ma era quella del sole. Sentì delle voci, e un crepitio. Si tirò su a fatica, e vomitò.
Si guardò attorno: era nel mezzo d’una zona desertica. Poco distante un cavallo, e i corpi di quelli che sembravano due saraceni. Uno dei due respirava ancora.
Eymerich ricordò d’aver già sperimentato una volta quella sorta di demoniaco viaggio istantaneo, al tempo della sua lotta contro le streghe di Diana. Quindi non si lasciò sopraffare dal disorientamento. Recuperò il cavallo, ci montò sopra, e lo spronò verso Ovest.

* * *

Ben Linus finì di medicarsi il braccio, e controllò Wikipedia. Nicolas Eymerich risultava morto nel 1399, quindi non poteva essersi teletrasportato nel futuro insieme a lui come gli era sembrato che fosse successo.
Eppure….
Sì ricordò degli esperimenti Dharma: quando adoperato a carico doppio, il teletrasporto temporale funzionava come un duplicatore, trasferendo nel futuro solo una copia del secondo passeggero, e lasciando l’originale nel tempo di partenza.
Possibile che ci fosse un doppelganger di quell’inquisitore medievale in giro per il XXI secolo?  Ben rabbrividì.
Aveva però problemi più urgenti a cui pensare.
Riuscire a trovare il modo di tornare sull’isola.

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