Il Danno

Nel settimo episodio della sua prima stagione, De Silva praticamente enuncia quello che, seppure dissimulato dall’intrigo dell’anno, sarà il suo costante modus operandi: io non gioco, metto le squadre una contro l’altra. E loro giocano per me.
Non lo fa però nello stereotipico tono compiaciuto del villain, né nel suo consueto tono sarcastico.
È al telefono con la madre (adottiva?) e si capisce che qualcosa lo addolora profondamente.
Inizia la conversazione in serbo, poi la rassicura di non essere più in pericolo, le spiega il suo modus operandi, e nel salutarla è sopraffatto da una misteriosa disperazione in netto contrasto con la sua abituale freddezza.
È qualcosa di molto al di là di depressione o autocommiserazione, è una specie di lutto esistenziale per una mutilazione insanabile che cambia irrimediabilmente la concezione del mondo
È e come vedere per un attimo il personaggio in sezione trasversale, e scoprire al suo nucleo il motore a materia oscura che muove tutte le sue azioni. E benché resti la voglia di saperne di più, si ha comunque la sensazione di aver già visto abbastanza per capire.

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