Zuzzurro e Moffat

“Show, don’t tell”, la prima regola della narrativa, applicabile a maggior ragione alla sceneggiatura, è quella che Steven Moffat trova più difficile da seguire nel suo Doctor Who.
I suoi protagonisti s’aggirano raccontando la trama invece di metterla in atto, e descrivendo se stessi anziché mostrare ciò che sono attraverso le loro azioni.

È un po’ come quella gag di Zuzzurro e Gaspare: durante la ricostruzione del crimine, Gaspare affidava a Zuzzurro un ruolo, e Zuzzurro anziché interpretarlo, lo enunciava.
Gaspare chiedeva: “Commissario, faccia l’assassino che nasconde le tracce”, Zuzzurro avanzava d’un passo e diceva: “Salve, sono l’assassino che nasconde le tracce”.
A volte la gag diventava ancora più surreale: Gaspare chiedeva “Commissario, faccia il rumore dei passi in lontananza” e Zuzzurro: “Salve, sono il rumore dei passi in lontananza”.

Così, il Dottore di Moffat si presenta in scena dicendo “I’m the Doctor, I save people”, o “I’m the man who stop the monsters”, mentre ai personaggi femminili perlopiù non è neanche consentito descriversi da soli. Eleven definiva la povera River “Hell in high heels”, Twelve attribuisce a Clara personalità sempre diverse (da ”Bossy control-freak” a “Soldier”, “Soldatino” come Di Livio) che lei non dimostra mai d’avere realmente.
Poi si raccontano la trama.
E sui flashback parte la voce narrante.

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