In miniera

Nonostante la verniciata “riformista“, l’adattamento 2015 del feuilleton minerario Poldark risulta più datato di quello del 1975.
I personaggi femminili sono una galleria di stereotipi sessisti – Cenerentola, la Gattamorta, la Zitella Disperata, la Puttana in Carriera – ed esistono solo in funzione dei loro uomini.
Particolarmente deludente Demelza, ridotta da proto-femminista a zerbino parlante, della quale Ross s’innamora non perché affascinato dal suo spirito ribelle, ma perché conquistato dal suo soave servilismo.
Non che i personaggi maschili siano molto migliori: Warleggen è un pesce lesso, un cravattaro insignificante. Francis è di un’idiozia inumana e ridicola. E lo stesso Poldark, lagnoso, monocorde, e sostanzialmente ottuso, risulta il meno umano dei personaggi interpretati finora da Aidan Turner, ex vampirello di Being Human, il cui ruolo nella serie mineraria è quello dell’esca, della lepre di legno appesa davanti al naso delle fangirls. Il messaggio implicito è chiaro: donne, volete un marito così? Tornate in cucina.
La dinamica della coppia Poldark è più o meno la stessa che c’è negli spot dei rotoloni: Leonardo e Marco Polo inventano ed esplorano, le mogli gli portano la carta igienica.
È difficile però spacciare per eroe del popolo qualcuno i cui unici risultati finora sono stati salvare il culo ad un uxoricida, saccheggiare una nave durante un naufragio, e sposare una stordita che gli porta l’acqua nelle orecchie completa di scorza di limone.
La cosa più disturbante della serie è il continuo giustificazionismo assolutorio verso gli uxoricidi, entrambi presentati come vittime da perdonare, e in un caso addirittura da sposare.  La trasformazione di Demelza in una Stepford Wife è il peggiore danno strutturale inferto alle fondamenta stesse della storia originale.
Complimenti agli attuali sceneggiatori per essersi dimostrati più arretrati dei colleghi di quarant’anni fa.
Braccia rubate all’estrazione dell’uranio.

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