The Day of the Retcon

Dopo aver cercato di riscrivere l’era RTD coll’abominevole retcon di The Day of the Doctor, nell’episodio d’addio di Matt Smith, The Time of the Doctor, Steven Moffat ha cercato di riscrivere anche la propria. Finendo per creare un clamoroso paradosso capace di cancellarla TUTTA, compreso l’abominevole retcon innescato da Clara da cui l’intera storyline di Eleven deriva, fin dalle fratture nel continuum che l’hanno portato da Amy.
Infatti, impedendo la definitiva morte del Dottore a Trenzalore, Clara ha cancellato anche la ”tomba” contenente la timestream nella quale s’era tuffata in The Name of the Doctor, cioè l’evento che l’aveva portata a conoscere il Dottore, venirne scelta come companion, e… impedirne la definitiva morte a Trenzalore.
E se la storyline di Clara sparisce inghiottita da questo paradosso, sparisce anche tutta l’era Eleven, River compresa.
Per arrivare a questo pazzesco risultato involontariamente suicida, Moffat ha riscritto Clara, degradandola da intraprendente geek girl a maestrina piagnucolosa. Ha riscritto i Silent, degradandoli da minaccia inquietante a scagnozzi insignificanti. Ha riscritto l’origin story della sua stessa era, la crepa nel continuum, degradandola da araldo dell’apocalisse a citofono per chiamare Gallifrey, Deus Ex Machina della settimana.
Dopo avere cercato di riscrivere Ten in The Day of the Doctor, degradandolo a petulante coglione infantiloide (cioè facendone un altro Eleven) Moffat stavolta ha riscritto in parte persino il suo stesso Dottore.
L’irrequieto, iperattivo Eleven che in The Power of Three non sopportava di restare fermo per pochi giorni nemmeno in casa dei suoi migliori amici, in The Time of the Doctor sceglie d’invecchiare per novecento anni in una specie di villaggio tirolese di cartapesta sperduto nel nulla, respingendo ”minacce” aliene sempre più fiacche, logore, e imbarazzanti, come le sue gag da cinepanettone, per poi morire di vecchiaia, e rigenerarsi a rate con un botto e uno starnuto, dopo avere fatto morire di noia gli spettatori.
L’era di Matt Smith è finita, però finché durerà quella di Steven Moffat nemmeno il talento di Peter Capaldi potrà salvare Doctor Who dalla nefasta cialtroneria del suo showrunner, The Jerk of the Doctor.
Non resta che sperare che venga sostituito al più presto da qualcuno che risbatta Gallifrey definitivamente all’inferno.

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15 commenti

  1. Guarda… un’analisi tanto spietata quanto corretta. Da appassionato del Dottore ho provato pure io grande imbarazzo… l’unica soddisfazione sta nel fatto che, periodicamente, Moffat annulla se stesso nelle sue sceneggiature e, prima o poi, son convinto che qualcuno annullerà ‘l’era Moffat’ come un mero passato, riscritto e parallelo, del Dottore.
    Al momento me lo godo per i rari episodi validi che comunque concede, non è Don Matteo, e faccio buon viso a cattivo gioco… Il masochismo è componente fondamentale di chi ama il seriale…
    …ma la fessura ridotta alla stregua di Deus ex Machina… non si ingolla ne perdona.

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  2. Luca Delponte

     /  dicembre 30, 2013

    Chiaramente noioso e puccioso, hai ragione. E io che speravo che Capaldi sarebbe potuto essere una via d’uscita da quella china digradante presa da Moffat….

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    • Chiara

       /  gennaio 3, 2014

      beh la presenza di tennant nel cinquantenario non ha evitato l’avverarsi di quello che temevo ovvero che ten fosse scritto come una parodia di quello che conoscevamo, questo mi fa capire che l’attore fa solo l’attore.

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  3. Capaldi è ‘solo’ un attore… vedremo…

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  4. acidburn

     /  dicembre 30, 2013

    Grazie per aver riassunto l’imbarazzo e il disagio che ho provato nel vedere l’episodio (e l’atroce delusione successiva alla visione). Io penso che Moffat sia stufo di scrivere per il dottore(vista la parabola discendente dalla settima serie in poi) e a questo punto spero vivamente che venga sollevato da questo incarico prima di sbrindellare ed umiliare definitivamente una serie bellissima come il doctor who. grazie!

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  5. Ti leggo sempre volentieri… non sempre condivido le tue posizioni su ‘i grandi temi’, vista la posizione sull’arco istituzionale, per così dire, non sovrapponibile ma… hai senza dubbio una delle voci più interessanti, nonché un eloquio coinvolgente e fantasioso, fra quelle in rete…

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  6. Chiara

     /  gennaio 3, 2014

    Dopo che the Time of the Doctor ha chiarito definitivamente la faccenda della numerazione, ho letto post su come l’invenzione del’war doctor, influendo retroattivamente sul conteggio dei dottori post time war, venga a cambiare leggermente anche il senso della frase “I Don’t want to go”, Infatti il modo drammatico di affrontare la morte di Ten sarebbe maggiormente “giustificato” dal fatto che ten avrebbe saputo in quel momento di avere davanti solo l’ultima vita. (anche se secondo me metacrisi è sempre stato definito “clone” e non rigenerazione, stranamente che sia conteggiabile nelle rigenerazioni è venuto fuori solo adesso). Considerando che Tennant in The Day of the Doctor usa la stessa identica frase in riferimento a Trenzalore, la linea di pensiero di molti fan che hanno odiato il modo in cui ten è uscito di scena è che la frase anche in The end of Time fosse riferita a Trenzalore, (cioè “non voglio avvicinarmi alla morte definitiva”). Anche se avrebbe dovuto perdere la memoria, il Dottore ricorderebbe quello che Eleven gli ha detto riguardo a Trenzalore, per un ricordo inconscio, così come all’inizio di The end of Time si ricorda di aver sposato la regina. In pratica si ricorda tutto tranne di aver salvato i time lords 😀
    Aver letto questo mi ha messo una particolare tristezza, perché il fatto che ci siano persone che estendono l’influenza dei cambiamenti introdotti da Moffat (più di quanto lui stesso intendesse) su cose altre rispetto al tema del cinquantenario, come la morte di Ten, e che ne considerino questa cosa un motivo in più per idolatrare Moffat, è ingiusto.
    Con l’“I don’t wanna go” finale (che poi sia stata un’improvvisazione di Tennant non c’entra), Davies ha voluto rendere chiara l’impotenza che perfino un Time Lord ha di fronte a certi eventi ineluttabili. Ci ha mostrato un personaggio che non è onnipotente, che deve sottostare volente o nolente e in questo caso fuori di ogni dubbio nolente, a qualcosa di più grande di lui. Come sappiamo fin da Father’s Day i punti fissi non si possono cambiare. La regola del punto fisso è che qualsiasi cosa si faccia per evitare gli eventi porta all’avverarsi di quegli eventi. E’ stato lui stesso ad innescare l’eruzione del Vesuvio provocando l’esplosione dell’astronave aliena al suo interno, Adelaide si suicida per favorire gli sviluppi futuri che lui stesso le ha raccontato. Questa volta la vittima del fato che lui non può salvare, non è Adelaide, non sono gli abitanti di Pompei, è lui. Lui deve arrendersi alla morte entrando volontariamente nella cabina, quindi in The End of Time è nuovamente lui stesso a provocare l’avverarsi del punto fisso, per il legame che ha con Wilfred che lui stesso si è creato, e, questa volta, è lui stesso che deve pagarne le conseguenze.
    Gli abitanti di Pompei pensavano la stessa cosa: “I don’t want to go” e ora tocca a lui, perché anche lui è figlio dell’universo, anche lui è soggetto alle leggi dell’Universo e del fluire delle cose.
    Secondo me la scelta di scrive una morte in questo modo è coraggiosa ma valida e di un certo spessore, anche se meno oculata nel considerare l’impatto sui fan.
    Scusate se ho parlato poco della morte di 11/13 nel mio post ma dopo la delusione del cinquantenario, il proseguire della storia non mi coinvolge più, comunque su questo episodio sono d’accordo su quanto è stato gia detto.

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    • Chiara

       /  gennaio 3, 2014

      L’apostrofo su war doctor era un errore di battitura T_T

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      • Concordo, l’implicito retcon di ”I don’t want to go” mi fa incazzare quanto quello esplicito della Time War. Non li digerirò mai.

  7. Agnes

     /  gennaio 7, 2014

    Sarò articolata e particolarmente rompina sui termini. Premessa dovuta, ahimè è il mio modo di scrivere ed approcciarmi alla critica testuale ed inter/intratestuale.
    Nota di costume: sono finalmente in calo di tensione dopo aver visto la 3×01 di Sherlock, scritta da Gatiss che – se dio vuole – non ha rovinato niente ma ha fatto l’unica cosa sensata da fare: non ha raccontato niente. Sherlock è tornato, fine della questione. Unico modo elegante di risolvere la 3×02.

    Per quanto riguarda DW, ormai non so più cos’è pensiero mio e cosa tuo, Alez, perché le ns opinioni in merito si sovrappongono quasi totalmente, quindi quelle che mi sembrano ripetizioni o cose di minore importanza cercherò di skipparle. Sono una fan del DW della prima ora: in casa mia è sempre circolata largamente la Sci-Fi, quindi puoi capire. Quello che mi ha fatto amare il DW di RTD è la stessa identica cosa che mi fa preferire Star Trek a Star Wars (boia, l’ho detto!): la tensione etica-emotiva e il modo di affrontare e risolvere le conflittualità intrinseche dei rapporti tra il Dottore, se stesso e gli altri personaggi. Questo perché sia il Dottore che gli altri personaggi avevano un certo spessore psicologico. Ogni serie dell’era RTD era un climax di tensione emotiva ed etica che poi scoppiava nel season finale, e che raggiungeva l’apice estremo nelle rigenerazioni. Con RTD, i season finale e le rigenerazioni erano, quasi letteralmente, epici. Quanti problemi etici si è posto il Dottore con Moffat? Senza contare che gli serverebbe un corso accelerato di teorie di genere perché, pur venendo presumibilmente dall’ala di RTD, certe questioncine non devono essergli molto chiare.

    Rispondi
    • Chiara

       /  gennaio 10, 2014

      Ciao, volevo chiederti una cosa se posso, concordo su tutto, ma potresti spiegare meglio quello che intendi nelle ultime tre righe?

      Rispondi
      • NeverWhere

         /  gennaio 20, 2014

        Ciao Chiara, sono Agnes, stavolta sono riuscita a loggare con il mio user wp 🙂 Scusa il ritardo nella risposta, purtroppo non avevo potuto attivare le notifiche.

        Con le ultime tre righe intendevo dire che, come anche ha fatto notare più volte Alessandra, Moffat ha l’angusta tendenza a cancellare qualsivoglia soggettività nei comprimari e farli agire in esclusiva funzione dei primari. O addirittura dei co-comprimari. Purtroppo, molto spesso i comprimari che si adattano ai primari sono donne, o figure femminili (non necessariamente appartenenti a questo sesso biologico, perché Watson è sì di sesso maschile ma ha delle caratteristiche che lo rendono il perfetto controcanto di Sherlock – in modo molto poco gender-friendly, Watson è la figura maschile più in contatto col suo lato femminile o c.d. tale). In DW, come ha già sottolineato Alessandra, quasi tutte i/le companion precedenti il periodo RTD sono riuscite a farsi una vita anche dopo il Dottore. A parte Rose, anche tutte quelle dopo ci sono riuscite, fino a Moffat. Amy (e in parte anche Rory), pur sembrando una donna volitiva ed indipendente, in realtà finisce col non essere altro che funzionale alla nascita di River Song, altra donna apparentemente volitiva ed indipendente in Silence in the Library/Forest of the Dead, che finisce con l’essere descritta come concepita sul Tardis e “costruita” per essere la killer del Dottore – di cui poi, oh oh, si innamora e lo sposa – per salvare il tempo, ovviamente. Posso capire la scelta finale di Amy di seguire Rory nel suo destino lontano dal Dottore, ma anche qui: la scelta non dipende da lei, è pressoché obbligata per non farla diventare una stron*a egoista insensibile, e che quindi non potrebbe mai più viaggiare sul Tardis. E Clara? Letteralmente fatta a pezzi nel vortice del tempo per prestare soccorso ad uno smemoratissimo Dottore in ogni tempo e in ogni luogo – e che poi, pop! Ricompare così, senza spiegazioni o altro, come maestra in una scuola elementare – altro mestiere davvero poco “gendered” come d’altro canto la baby sitter(*). Per cosa, poi? Per seguire i farfugliamenti dei 3 Dottori nel retcon del 50esimo prima, e per guardare dal di fuori senza un minimo di parola in merito ai 300 anni passati dal Dottore su Trenzalore. Dov’è finita la tensione del dilemma etico sempre causato dalle companion, e in special modo nei season finale? Era anche questo ad essere molto fuori dai canoni: le donne, con RTD ma anche prima, erano così rese come soggetti recanti un proprio pensiero ed una propria visione etica del mondo. al di là di quello che era il Dottore, da causare in lui dei veri e propri conflitti, fino a farlo crescere, lui, un essere quasi millenario. E no, non è così scontato nella rappresentazione delle donne nelle varie letterature (per me anche la tv o il cinema sono letteratura, vogliate scusarmi qualora non foste d’accordo).
        Passando a Sherlock. A Scandal in Belgravia. Chi era Irene Adler prima di passare per le mani di Moffat? Di fatto, l’unica donna del misoginissimo universo Doyleano ad essere riuscita a farla in barba a Sherlock Holmes. Qua non solo non ce la fa (finge di morire, ma poi deve farsi salvare una prima volta perchè “le stanno dando la caccia” e ha un impellente bisogno di addormentarsi sul divando del 221B di Baker Street – perché è sicuramente l’unico posto dove nessuno oserebbe mai venirla a prendere), non solo viene descritta come una donna lesbica (dialogo tra lei e Watson intorno al minuto 50, ho ricontrollato e non credo si riferisse all’old fashioned essere “gay” come “allegrezza”) che non si sa come si innamora di un uomo(**), ma viene esiliata e ri-salvata di nuovo da Sherlock – e che sottigliezza, da un’apparente decapitazione nel mondo islamico. Irene Adler, per come è trattata nell’universo Moffatiano, mi fa particolarmente girare le @@, e non ultimo perché secondo me Lara Pulver in quel ruolo spacca.

        Ho scritto un sacco e me ne spiaccio, soprattutto perché il mio commento precedente voleva, anzi doveva essere di questa lunghezza e di questa articolatezza mentre non lo è stato.

        (*) – Rory, invece, fa l’infermiere, lavoro molto genderizzato di cui si occupano, si pensa, principalmente le donne, ed era un dettaglio da apprezzare, anche se bisognerebbe andare a vedere se nel mondo anglosassone quando dici “nurse” ti viene in mente d’impulso più una donna o un uomo – a vedere Strax, però, non ho molti dubbi su quale sia la risposta.

        (**) – I am Sher-locked? Mi stai prendendo in giro? Capisco che sia possibile nel mondo reale che la propria tendenza sessuale non corrisponda, alla fine, al sesso della persona di cui ci si innamora (qui dovrei fare la nota della nota ma rischio di essere pestata XD), però dai… Andando a curiosare la biografia della Adler nei vari media, ho scoperto che il nome compare anche negli X-Men, dove Irene Adler è Destiny, cioè l’ex amante di Mystique, e che le due insieme hanno concepito e cresciuto Rogue – quindi può essere che l’idea dell’omosessualità del personaggio deriva da questo?

        @Alez: nota globale sulla s03 di Sherlock: la Corazzata Potëmkin. Letto poco fa la recensione su Carmilla. Perché la gente non ci mette più spirito critico in quello che guarda? Vedo un calo notevole a livello globale, e mi rifugio sul tuo blog perché è l’unico posto dove se dico che a me (le ultime due serie del DW, il 50esimo, lo Speciale Regen o l’ultima stagione di Sherlock) non sono piaciute per niente, non trovo un universo di fanminchia che non sanno altro che dire “Epico! Capolavoro!” – Maddeche? :””(

      • Chiara

         /  gennaio 21, 2014

        Non ti proccupare per il ritardo, anzi, grazie mille per la risposta esauriente.
        Avevo gia letto le osservazioni di Alez e le ho trovate molto vere, solo che non ero sicura che ti riferissi a quello. Un esempio è una scena che io ho odiato in cui il Dottore nell’ultimo episodio della settima serie, dice a River che fingeva di non vederla per la paura che facesse troppo male a lui. Non credo ci sia bisogno di commentare questo comportamento del Dottore che per Moffat è del tutto normale. Soprattutto quello che mi stupisce è la reazione di River, lei ne è felice, lo prende come un complimento. I sentimenti di River non vengono presi in considerazione, nessuno pensa che il Dottore ha sbagliato perché così facendo ha fatto male a lei. Ten non ha mai abbassato lo sguardo mentre Rose baciava il clone metacrisi, iniziando con lui una nuova vita, perché per Ten, oppresso dal senso di colpa nei confronti di Rose, l’importante era dare a lei la possibilità di una vita felice e in quel momento si annulla in funzione di lei, non si lamenta nonostante sia chiara la sua sofferenza. Con Eleven-River è il contrario.
        Clara è il clichè del ruolo femminile, baby sitter responsabile.
        Ad essere onesti gia con Romana II lei era la donna che si preoccupava e si curava di lui (addirittura in un episodio si infila un grembiule da massaia e si mette a riordinare le cose del dottore) mentre il dottore era il genio che se ne fregava del disordine perché era un genio, doveva essere Romana a badare a lui…considerando che lei è una Time Lady poi la cosa è ancora meno accettabile (come ci mostra Romana I che invece è l’opposto di Romana II). Penso che nell’80 la cosa fosse già alquanto discutibile. Ma più andiamo avanti più con Moffat si torna a questi livelli. Clara usa il Tardis per cucinare.
        Mi piace molto la parola fanminkia, non l’avevo ancora incontrata 😀
        si addice ad alcune persone con vedono e non accettano la minima critica all’era Moffat.

  1. Anus Horribilis - Carmilla on line ®

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