La cucina dell’inferno

saulIn Breaking Bad non ci sono storyline secondarie inutili, irritanti, o irrisolte, c’è solo il plot principale in cui tutto confluisce con una coerenza implacabile. È puro come la meth di Walt.
Breaking Bad però è capace ad ogni stagione anche di creare nuovi personaggi (non) secondari perfetti, come il Disappearer di Granite State, rude, malinconico, degno di Hammet quasi quanto Mike, indimenticabile maestro jedi della filosofia hard boiled; e antagonisti che emergono lentamente dallo sfondo fino a rivelarsi in tutta la loro grandezza come il maestoso Gus Fring, o in tutto il loro orrore, come Todd, una perfetta personificazione dell’essenza, della radice ontologica del nazismo. Per Todd ci sono vite umane di serie A (Walter, perché un genio della chimica) e vite umane di serie Z (la maggior parte) che può spegnere senza nessuna emozione, come pigiare un interruttore.
In Granite State abbiamo salutato il principe dei recurring, Saul Goodman, affabulatore irresistibile, e insieme unico personaggio della serie completamente sincero con se stesso. Prima di partire per il suo purgatorio, Saul ha consigliato ancora una volta a Walt la via d’uscita più ragionevole. Ancora una volta inutilmente. Se il motore delle azioni di Walter White è l’orgoglio, il carburante è l’adrenalina. Walt è dipendente dal rischio quasi quanto dal potere. Infatti, in Gliding Over All, quando cucinare diventa sicuro, noioso come una routine lavorativa, Walter smette. E (inconsciamente) rimette Hank sulle sue tracce, lasciando in giro il libro regalatogli da Gale, come in Shotgun l’aveva fatto convincendo Hank che Gale non potesse essere Heisenberg.
Walter ha scelto di regnare all’inferno non solo perché lo preferisca al servire in paradiso, ma anche perché in fondo è proprio all’inferno che gli piace regnare.

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