Il vincitore

L’ elastitan attecchiva subito: bastava iniettarlo, e si fissava nelle ossa, trasformandole in una struttura ultra elastica quanto super resistente. Il prodigioso polimero – insieme al doping tradizionale – aveva fatto di Tod Polton, detto “il Giaguaro Bianco”, l’uomo più veloce della terra. Però ancora non bastava.
– Ti ci vuole un champion-chip – gli disse il coach, dandogli una pacca sul collo grosso come una coscia.
– Non la voglio una di quelle caccole elettroniche nella testa – brontolò Polton.
– Ma saresti perfetto! – Rispose il coach – L’elastitan del tuo scheletro è un polimero biosintetico in grado di ricevere istantanei impulsi neuroelettrici direttamente dal cervello, bypassando il sistema nervoso attraverso un chip installato fra il cranio e la prima vertebra cervicale.
Tod Polton lo fissò con aria stranita.
Il coach tradusse
– Diventerai veloce come il pensiero!
Tod fece un gran sorriso, e annuì.

Appena pochi secondi dopo la partenza Polton era già in testa. Sfrecciava come un proiettile, così veloce da spazzare via lo sciame di nano-camere che precedeva gli atleti per riprenderi in diretta.
Verso metà della corsa però Zaquele, detto “il Lampo Nero”, riuscì inaspettatamente ad affiancarlo. Si diceva che il suo DNA fosse stato manipolato dal più esperto genodesigner del ramo. Zaquele restava pur sempre fatto di carne e sangue, pensò Tod, e non avrebbe comunque potuto competere col suo schelastitan. biosintetico. Gli bastò desiderare di accelerare ulteriormente la sua corsa già fulminea, che subito le ossa implementate lo fecero scattare oltre l’avversario. Gli sembrava che producessero da sole tutto lo sforzo, trascinandosi dietro pelle e muscoli quasi come un peso morto. Aumentando la velocità, sempre di più, sempre di più, tanto da stordirlo, tendendo la carne che le conteneva, fino a lacerarla.
A pochi metri dalla linea, lo scheletro di Tod Polton schizzò fuori dal suo corpo in un’esplosione di sangue e frattaglie, e tagliò da solo il traguardo.
Il record non venne omologato.

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